Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale -Anno IV- Autunno 2008, n.16
IN MOSTRA 

L'inventore della "Metafisica"


Giorgio De Chirico e il segno
di Bruna Condoleo



A 30 anni dalla morte, avvenuta a Roma nel 1978, Civitanova Marche Alta (Ma) dedica una mostra di opere grafiche colorate a mano e di alcune sculture al Maestro Giorgio De Chirico, creatore della Metafisica, intendendo celebrare la genialità dell’artista, pittore e disegnatore d'eccezione.
Figlio di un ingegnere ferroviario, Giorgio De Chirico vide la luce nel 1888 a Volo, un tranquillo porto della Grecia da cui alcuni millenni prima, come racconta il mito, gli Argonauti erano partiti alla conquista del Vello d’oro. In questo mondo di bellezza e di arte, l'artista rimase fino all'età di 16 anni, imbevendosi di storia, di archeologia e di miti, immagini che torneranno a più riprese a popolare le sue tele, come magiche suggestioni o retaggi ancestrali. Oltre la Grecia è l’Italia il paese che il pittore ha saputo raccontare e reinventare alla stregua dell’amico Federico Fellini, fondendo, cioè, con similare talento realtà e fantasia: l’arte quattrocentesca e cinquecentesca, la bellezza delle piazze italiane, i monumenti e le fontane gli permettono di creare capolavori dal fascino incomparabile. Universalmente celebrato come l’inventore della "Metafisica", ovvero di un’avanguardia che non intendeva riprodurre il reale, né il fantastico, ma evocare ciò che oltrepassa la mera fisicità, De Chirico dipinge il mondo dei sogni, dei ricordi e degli enigmi esistenziali, il mistero che “è nelle cose” che ci circondano. Negli anni in cui dominava il dinamismo vitalistico dei Futuristi, De Chirico, definito da Cocteau "mistero laico",
 


Cavalli sulla sponda dell'Egeo

seppe proporre con i suoi dipinti sospesi e con gli accostamenti incongrui di cose una poetica in cui il nitore del disegno classico si fondesse con le nuove tendenze della cultura europea. Formatosi a Monaco di Baviera, studioso della filosofia di Nietsche e di Schopenhauer, ammiratore della poesia di Charles Baudelaire, attratto dal simbolismo della pittura di Böcklin, osava dire: “ciò che ho tentato in arte, nessuno lo tentò prima di me” e disprezzando le critiche dei detrattori della sua nuova pittura, asseriva senza falsa modestia: “il mio genio non può essere giudicato che da un altro genio”!



Il filosofo e la musa, 1971, litografia
 


Gli amici orientali, 1970, litografia

Il Pictor optimus che studiava gli antichi con rispetto e passione, da Raffaello a Rubens, da Tiziano a Michelangelo, da Van Dyck a El Greco, possedendo un mestiere solido ed un’espertissima tecnica, aveva inventato la Metafisica con un atto puramente intuitivo. Era il 1910, si trovava a Firenze, d’autunno, in piazza Santa Croce e così scrive nell'autobiografia: “Ero appena guarito da una lunga e dolorosa malattia ed ero in uno stato di sensibilità quasi morbosa. Tutto il mondo, compreso il marmo dei palazzi e le fontane, mi

Autoritratto, s.d., litografia
  sembrava convalescente. In mezzo alla piazza c'è una statua di Dante, avvolta in un lungo mantello. Il sole autunnale, calmo e indifferente, illuminò la statua e la facciata della chiesa. Allora ebbi la sensazione di vedere le cose PER LA PRIMA VOLTA..........” . Con Carrà e De Pisis nasce ufficialmente a Ferrara nel 1916 il movimento della Metafisica: da allora Torino, Ferrara, Firenze, i portici delle città italiane dalle lunghe ombre, i monumenti e le statue, avvolti dal silenzio, divengono gli inquietanti protagonisti delle tele dechirichiane, teatri di immobili presenze cariche di emozioni indecifrabili, fantasmi malinconici ed ermetici di una lirica nostalgia.
Benché il disegno sia sempre netto e deciso ed i colori caldi, le cose ritratte dal Maestro sono immerse in uno scenario onirico che provoca un sentimento di attesa e di struggente malinconia. Anche le nature morte, dai colori abbaglianti, o come soleva chiamarle l’Artista “vite silenti”, sono pervase dalla stessa atmosfera d'enigma, ove tempo e spazio hanno assunto una diversa dimensione dalla realtà ed ogni certezza sfuma nell’ignoto.
I Bagni misteriosi, i Trofei, Le muse inquietanti, i Manichini, sono alcuni fra i soggetti metafisici più amati dal Maestro, senza dimenticare gli innumerevoli autoritratti, potenti o ironici, i gladiatori, gli amati cavalli ed il mondo mitologico che continuerà sempre ad ispirarlo, anche negli anni che seguirono la stagione metafisica. Dopo il '20, infatti, De Chirico visse tanti momenti artistici: propugnando un ritorno alla tradizione, aderì a “Valori Plastici”, fu classico, neo-barocco e di nuovo metafisico, momenti supportati sempre dal grande amore per il disegno e per il raffinato mestiere della pittura.



Ettore e Andromaca, 1970, litografia
Ammiratore fervente del pittore realista Gustave Courbet, di cui reinterpretò le tecniche, dal '24 strinse a Parigi rapporti con il Surrealismo, l'avanguardia creata dal letterato André Brèton, da cui si distaccò ben presto per dissapori ed incomprensioni, ma anche perchè attratto nuovamente dal classicismo del gruppo “Novecento”. Il percorso artistico del Maestro, recita Calvesi, “ha come orizzonte costante l’osservazione del passato, flusso profondo, infinito, di cui raccogliere e decifrare l’eco e come guida quel moto dell’artista a riconoscersi nella multiforme, ma convergente e perenne, varietà d’aspetti” (da: L’universo nella stanza).


I cavalli mediterranei, 1970, litografia

Nella mostra marchigiana, curata da Adriano Baccilieri, i disegni, le lastre di stampa ed alcune sculture, fra cui "Gli archeologi", indicano con chiarezza la continuità e la coerenza dell’iter dechirichiano dal segno al disegno alla grafica alla scultura, oltre a porre l’accento sulla personalità dell’uomo e dell’artista, che rimane uno dei fondamentali rinnovatori della pittura contemporanea.

“Giorgio De Chirico e il segno”
Civitanova Marche Alta (Macerata)- Auditorium di S. Agostino,
fino al 9 novembre 2008


Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre ed autrice di cataloghi d'arte


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