Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno IV - n.17 - Inverno 2008
IN MOSTRA 



Giovanni Bellini, maestro del colore
di Bruna Condoleo





Lo stupefacente panorama dell'arte del primo Rinascimento si arricchisce nella seconda metà del ‘400 di un formidabile protagonista: Giovanni Bellini. Una mostra monografica a Roma, alle Scuderie del Quirinale (visibile fino al 11 gennaio 2009), dedicata all'originale Maestro veneto, figlio e fratello di validi artisti (Jacopo e Gentile), precursore della pittura giorgionesca, dà a tutti l'opportunità di godere di un'esposizione di opere raffinatissime quanto poetiche.
Imbevuto delle conquiste plastiche e prospettiche rinascimentali, Giovanni Bellini (Venezia, 1425/30 c.- 1516) rivela fin dalle prime opere un’attenzione particolare al colore; lui, vissuto a Venezia, terra di acqua, di cielo e di luce, non poteva non sentire l’attrazione per le tecniche pittoriche ed elaborare un linguaggio fatto di tonalità morbide, di velature sottili, di atmosferiche levità. La sua sensibilità cromatica lo porta
 


Madonna col Bambino, il Battista e una Santa, 1500 c, olio su tela. Venezia, Galleria dell'Accademia

verso una pittura che all’importanza della forma e del volume, fondamenti dell’arte fiorentina, coniughi un colorismo delicato e tonale, ovvero imbevuto di una luce che unifica personaggi e natura.
Una luminosità vivida, sia che individui la dorata luce solare, sia che riproponga albe soffuse o velati tramonti, si diffonde sulle immagini e sulle cose; “il più grande poeta del paesaggio italiano” lo ha definito lo storico dell’arte Antonio Paolucci, per la bellezza e la veridicità degli scenari naturali che fanno da sfondo ai suoi



Cristo nel sepolcro sorretto da angeli, 1470 c.
Venezia, Museo Correr
 





Madonna con Bambino benedicente, 1510 (olio su tela). Milano, Pinacoteca di Brera (su concessione Ministero B. e A. C.)


dipinti: la rocca di Gradara (quella del dramma di Paolo e Francesca!) nel capolavoro della "Pala di Pesaro" con l'Incoronazione della Vergine, le colline venete su cui si stagliano le sue madonne, i campi arati, i mari blu ed monti di una splendida tonalità turchina, i cumuli di nuvole bianche... A ciò si aggiunga la precisione e l' accuratezza botanica, di gusto leonardesco, che fanno sembrare i suoi paesaggi verosimili anche quando sono creazioni di fantasia, un vero inno alla spettacolare varietà del mondo visibile.
Al fascino della natura ed all'amore per il colore, Bellini aggiunge il pathos delle immagini, con cui esplora i sentimenti umani e divini, gli sguardi affranti dei suoi Cristi, la malinconia misteriosa delle sue Madonne,


Pala Pesaro, 1472/74 (tavola centrale). Pesaro, Musei Civici
  proponendo iconografie inedite, rinnovate dalla sua ricerca d'interiorità, cosciente omaggio alla pittura fiamminga. Toccante sempre l'immagine, più volte reiterata, del Salvatore, dipinto morto tra angioletti dolenti, figura piegata dalla solitudine, intensamente umana, ma permeata da un afflato universale e perciò divino.
Il suo stile pittorico, ricco di spunti e di influenze desunti dai Maestri del tempo, a cominciare da Pier della Francesca, a Domenico Veneziano, al cognato Andrea Mantenga fino al grande Antonello da Messina, esprime una pienezza di conoscenze tecniche, di emozionalità e di stilemi autonomi, come quella luminosità calda e simbolica che rischiara tante pale d'altare delle chiese veneziane (Pala di S. Giobbe, ad esempio), a simulare con la pittura lo splendore degli antichi mosaici bizantini.
Mentre nelle opere del Mantenga, cui Bellini fa spesso riferimento, la natura si fa sempre commento alla storia sacra, partecipando all'evento narrato, nel Maestro veneziano, invece, il paesaggio ha una sua autonoma bellezza che raramente si coniuga con la storia umana. Anche quando il tema è doloroso o tragico, come ad esempio, nelle Crocifissioni, la natura belliniana mantiene il suo fascino, la sua mitezza e la sua morbidezza cromatica. L'evento religioso, tema centrale della produzione del pittore, è pur sempre storia di sentimenti, di emozioni e di misteri da svelare, come accade nelle “Pietà” o nel Cristo morto, in cui la figura di Gesù, proposta come
un ritratto ravvicinato, svela la sofferenza spirituale con l’intensità del volto e con la pregnanza dei gesti, più che con le piaghe corporee.
Iconografie inedite, dunque, dense di simbolismi, popolano le tele e le tavole, come in “Allegoria sacra” , nella quale personaggi sacri e profani, lontani nel tempo e nello spazio (profeti e centauri, pastori ed animali, santi, angeli e principi d'oriente..), si mescolano sullo scenario di un paesaggio multiforme, costituito da tutti gli elementi naturali, rocce, acque, fogliame ed un'architettura sapientemente prospettica in primo piano.
Elemento unificatore dell'opera è l'acqua, che riflettendo le infinite gamme del colore crea con le tonalità cromatiche la distanza verso il fondo lontano.
Se siamo debitori allo storico dell'arte Roberto Longhi per aver approntato negli anni '40 la più intelligente lettura dell'opera di Giovanni Bellini, dobbiamo alla critica contemporanea l'approfondimento del linguaggio di questo gigante dell'arte italiana che ha saputo infondere nei suoi dipinti, perfetti e misurati, quella straordinaria vena elegiaca che lo contraddistingue. “Di fronte ai nostri ambienti devastati, alle nostre relazioni sociali sempre urlate – recita uno dei curatori Mauro Lucco, nel catalogo della mostra - il mondo di Bellini ha il fascino di una civiltà scomparsa, di cui si avverte la più acuta nostalgia, come più intelligente e armonico modello di vita; e che si riveste, perciò, dei colori speciali dell'ideale”.
 

Cristo morto sorretto da 4 angeli, 1470/75, tempera su tavola (trasportata su tela). Rimini, Musei Comunali




Allegoria sacra, 1485-1488 c, olio su tavola. Firenze, Galleria degli Uffizi (Gabinetto fot.
Soprintendenza P.S.A.E. e per il Polo Museale di Firenze)


“Giovanni Bellini”
Roma, Scuderie del Quirinale,
a cura di Mauro Lucco e Giovanni C.F. Villa.



Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre ed autrice di cataloghi d'arte



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