Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno IV - n.17 - Inverno 2008
IN MOSTRA 

Jean-Michel Basquiat


"Fantasmi da scacciare"
di Bruna Condoleo





Basquiat & Francesco Clemente: "numero 5", 1984, olio, acrilico e
collage su tela. Collezione Alba e F. Clemente. New York



Una mostra romana, curata da Olivier Berggruen, che si sta svolgendo presso la Fondazione Memmo, a Palazzo Ruspoli, dal titolo " Jean-Michel Basquiat. Fantasmi da scacciare”, presenta oltre 40 opere dell'artista, nato a Brooklyn nel '60 e morto 20 anni fa di overdose di droghe. Una vita travagliata e piena di frustrazioni esistenziali quella di Basquiat; fin da bambino si interessa al disegno ed alla lettura, ma nel '68 un brutto incidente lo costringe a subire un intervento alla milza e da allora la sua vita si consuma tra fughe da casa ed “attività” come graffitista sulla metropolitana e nella Downtown di New York. Dal '77 con l'acronimo di SAMO (Same Old Shit, la solita vecchia merda !) firma le sue opere piene di scheletri, figure nere, grattacieli, aerei, fumetti e giochi della sua infanzia (come la corona), cui seguiranno tele e carte dense di scritti, parole sbarrate, un universo di segni criptici e figure simboliche che denotano ambiguità e senso di alienazione. Nero americano, con un'anima africana, in una società razzista che a tratti lo avrebbe accolto, ma più spesso rifiutato, Basquiat dipinge tracce di esseri spettrali, corpi svuotati e smembrati, volti allucinati, sospinto da un'energia fisica e figurativa come volesse con il gesto pittorico “scacciare i fantasmi” della sua psiche, esprimendo con le proprie insicurezze il senso tragico della fugacità delle cose. Nei suoi dipinti, densi di carica filosofica e di pungente vena satirica, campeggia sempre il suo alter ego come una grottesca auto-caricatura. Le origini graffitiste, collegate ad un sentimento rivoluzionario ed antiborghese, permangono nei quadri ricolmi di parole chiave, alcune delle quali caricate di significati personali, come il termine “versus”, nell'accezione di contro, che esprime l'opposizione degli altri e le tensioni razziali costanti nella sua esperienza. Priva di profondità come quella dei graffiti, l' arte di Basquiat rivela un decostruttivismo visuale che ricorda gli ex-voto africani e le incisioni rupestri, ma il primitivismo che appare a primo impatto non deve far dimenticare i frequenti richiami ai protagonisti dell'arte del ‘900, da Robert Rauschenberg a Jasper Johns, da Andy Warhol, suo amico e collaboratore dal 1983 in alcune opere, a Francesco Clemente, da Francis Bacon al suo artista preferito Cy Twombly. Dunque un'eredità di tutto rispetto, che viene a fondersi ed articolarsi con una figuratività anomala ed aggressiva, la quale, pur conservando l'aspetto eterogeneo ed ibrido da graffitista, in realtà è permeata di un equilibrio innato, solo apparentemente intuitivo. Basquiat presenta se stesso come un anti-eroe, un misto di dolore, vizio e bruttezza, una caricatura aspra e crudele che si traduce nella silhouette nera, dai grandi occhi allucinati, dalle braccia alzate e dall' aureola spinosa attorno al capo. A differenza di Warhol e degli artisti della pop art, interessati a riprodurre il mondo consumistico e della pubblicità, egli crea “finti” manifesti dove le immagini- autoritratto divengono stereotipi fuggevoli, portatori di una drammatica precarietà. Amante della musica (aveva creato il gruppo rock dei "Gray"), e dunque sensibile alla misura e all'armonia, Basquiat ha vissuto la sua breve vita in maniera forte e contraddittoria ed ha trasferito sulla tela l'iter della sua fragile psiche. “Invece di essere schermi attraverso i quali vediamo i frammenti del mondo – commenta il curatore della mostra Olivier Berggruen - questi lavori autobiografici sono immagini del tentativo eroico dell'artista di ricostruire un senso di pienezza. Una pienezza non semplice da riconquistare”.











Basquiat: autoritratto, 1986, Collezione MACBA. Antigua Collecciòn Salvador Riera



Senza titolo: acrilico, catrame e piume su legno, 1982. Collezione José Mugrabi,New York




Figura nera, 1982, pastello e acrilico su collage di carta su tela. collezione José Muraghi, New York



Senza titolo, 1982, tecnica mista. Collezione Jean Pigozzi, Ginevra



Autoritratto, 1982, pastello su carta. Coll. privata, Germania



Autoritratto, 1983, acrilico e carta. Coll.Thaddaeus Ropac. Salisburgo-



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