Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno V - n.18 - Primavera 2009
IN MOSTRA 



René Magritte, pittore dell'invisibile
di Bruna Condoleo




Poeta dell'inconoscibile e del mistero che si nasconde dietro l'apparenza, pittore dei sensi riposti che il quotidiano cela ai nostri occhi disattenti, abituati a leggere gli oggetti senza decifrarne gli oscuri messaggi, René Magritte è stato il grande ed indiscusso maestro del Surrealismo belga. Durante tutta la vita non ha mai rinnegato le sue scelte pittoriche, dando prova di rara coerenza artistica: sulle sue tele terse ed apparentemente fedeli alla rappresentazione della realtà, l'artista ha reso visibile il mondo di enigmi che ci circonda, ci fa trasalire, a volte ci scandalizza, spesso ci inquieta, poiché non riconoscendo gli oggetti abituali, non comprendiamo più il senso comune delle situazioni, la logica in cui è soffocato il vivere quotidiano. Uno shock emotivo è dunque il risultato di un approccio all'arte di Magritte, che Milano celebra a 110 anni dalla nascita con una retrospettiva di circa cento opere fra dipinti, tempere e sculture, provenienti dai Musées Royaux des Beaux Arts del Belgio.
 


Le retour, 1940. Musée Royaux des Beaux-Arts de Belgique, Bruxelles, ©ADAGP, Paris 2008

Dopo 10 anni dall'ampia retrospettiva svoltasi a Bruxelles ed a pochi mesi (giugno 2009) dall'apertura del Museo interamente dedicato all'Artista, la mostra milanese, " Magritte. Il mistero della natura ”, ospitata a Palazzo Reale fino al 29 marzo 2009, consente di ritrovare intatto ed incredibilmente attuale l'universo della sua magnetica pittura, nella quale la natura è soggetto onnipresente. Una vita apparentemente borghese quella di Magritte, illuminata tuttavia da una straordinaria vivacità intellettuale e fantastica: dopo gli inizi cubo-futuristi dei primi anni '20 e le esperienze dei "papiers collés", fu la riproduzione di un quadro di Giorgio De Chirico,



La magie noir, 1945. Musée Royaux des Beaux-Arts de Belgique, Bruxelles, ©ADAGP, Paris 2008
"Canto d'amore", a provocare nel giovane pittore la rivelazione decisiva nei riguardi della figurazione e dei contenuti della sua pittura. Ciò non deve indurre a credere ad una conversione metafisica dell'artista, poco interessato a trasferire sulla tela sia le suggestioni del mondo onirico, sia le pulsioni sommerse della psiche freudiana. Le sue scelte, pur vicine alle tesi formulate dal poeta André Breton, padre del Surrealismo in Francia, ed ai linguaggi visionari di artisti come Ernst, Mirò e Dalì, rivelano fin dall'inizio un'autonomia critica nei confronti della tecnica pittorica surrealista, ovvero il rifiuto dell'automatismo dell'immagine. La magia sospesa delle nitide tele di Magritte nasce invece dallo "spostamento" di significato che si attua sulle cose, che, una volta tolte dal loro naturale e banalizzante contesto, combinate in modo

Shéhérazade, 1950. Collection privée, Bruxelles, ©ADAGP, Paris 2008
arbitrario ed inaspettato con elementi incongrui e paradossali, assumono l'aspetto inquietante di una surrealtà che scompagina l'ordine stabilito dalle consuetudini, dalle ovvietà, dal perbenismo borghese. I personaggi in bombetta (purtroppo inflazionati dalla pubblicità che se n'è appropriata indebitamente!), rigidi ed incravattati, ritratti di fronte o di spalle, sono l'immagine più calzante della schiavitù conformistica che massifica e spersonalizza, divenendo la rappresentazione archetipa di un mondo senza più stupori né curiosità.


Le bouquet tout fait, 1956. Collection privée, Basel, ©ADAGP, Paris 2008
  A differenza degli altri pittori surrealisti che prediligono forme inusuali e bizzarre, l'Artista dipinge oggetti e figure tratte dalla quotidianità: mele, porte, finestre, cavalletti, pipe, colombe, cieli, paesaggi naturali, ma l'immagine non è più l'oggetto reale, bensì la trasposizione di un pensiero e dunque l'oggetto dipinto è, come la parola scritta, una semplice convenzione. Talché il cielo si apre entro il corpo di una colomba o nel volto di una statua; la notte avvolge una casa mentre il chiarore del giorno le fa da sfondo; i seni diventano occhi in un volto di donna...: tutte le cose, insomma, vengono manipolate a mostrare l'incongruenza del mondo delle apparenze che è dunque denso di misteri più del sogno, poiché è nel visibile che si cela l'invisibile ed il quadro può rivelarlo. Il panno bianco che copre spesso i volti dei personaggi di Magritte non è soltanto un ossessivo ricordo del suicidio materno, ma la metafora stessa del "segreto", di ciò che è occulto e tuttavia alberga nel reale. L'occhio che è strumento di conoscenza, è anche strumento dell'errore, dal momento che la realtà è ambigua ed ha mille sfaccettature: l'Artista, con la sua onnipresente ironia, si diverte a farci perdere i punti fermi, a cambiare le carte in tavola, a confondere con l'illusione ottica l'abituale lettura della realtà.
Anche i titoli dei quadri sono lì per depistare: se fra
cose e parole non c'è più relazione naturale, le parole non traducono più gli oggetti, ma sono scelte per demistificare l'immagine: "L'impero delle luci, Il felice donatore, La magia nera"...
In effetti nella tendenza generale ad un radicale rinnovamento dell'arte, l'avanguardia surrealista contesta anche il linguaggio, attuando una metamorfosi semantica (Breton) che scorpora il significato delle cose dalle cose stesse e nel giornale “ La Révolution surréaliste " Magritte pubblica un articolo di enorme interesse filosofico, intitolato " Les mots et les images " (1929), in cui chiarisce le sue posizioni nei riguardi dei rapporti fra oggetto ed immagine.
Tutta la cultura artistica fino all'inizio del XX secolo si era basata sull'idea che la rappresentazione degli oggetti fosse un modo razionale per accedere al reale: il Pittore, invece, dimostra che un oggetto nasconde una miriade di significati contrastanti e che pertanto non può esserci identità di forma tra pensiero, parola ed immagine: la morte e la vita, la notte ed il giorno, il falso ed il vero, il desiderio e la repulsione convivono nei suoi quadri, sovvertendo e negando ogni certezza precostituita.
La natura è un tema sempre presente nei suoi dipinti, sia come sfondo, sia come riflesso, sia come evocazione, ma non si tratta di una natura densa di cultura, ma di un universo magico in cui avvengono prodigi, che affascina e spaura ad un tempo. La donna è un altro soggetto ricorrente della sua figurazione (la moglie dell'artista, Georgette, è spesso la sua modella): immagine da ricordare, distruggere, distorcere, “vivisezionare” in modi inediti. Tuttavia i temi ermetici della sessualità e dell'erotismo, pur presenti nell’arte magrittiana, non assumono in lui un valore ossessivo, come, ad esempio, in Paul Delvaux, altro esponente di rilievo del Surrealismo belga. I nudi femminili perdono in Magritte la carica sensuale per somigliare più spesso a statue dall’iconica fissità o rammentano modelli celebri dell'arte del passato.
Alla domanda di un giornalista, perché avesse scelto di dipingere, Magritte rispose: " non so la vera ragione per cui dipingo, come ignoro la ragione del vivere e del morire...", traducendo con questa frase la sua naturale
 

L'heureux donateur, 1966. Musée d'Ixelles, Bruxelles, ©ADAGP, Paris 2008

quanto inspiegabile propensione all'arte.
Artista problematico, che amò molto l’Italia ed i suoi paesaggi, riproposti in celebri dipinti, tanto da mitigare con il calore mediterraneo il rigore logico del suo pensiero di uomo del Nord, Magritte ha il merito di aver rifiutato ogni estetica che non fosse al servizio di un’idea e di aver espresso con originale concettualismo la complessità dell’esistenza: ciò ha costituito un punto di riferimento per i pittori europei degli anni ’50 e ’60 ed ancora oggi la sua lezione etica ed artistica continua ad essere fonte di ispirazione.


L'empire des lumières, 1961. Collection privée, Bruxelles, ©ADAGP, Paris 2008




(Nell'home page particolare di "La parure de l'orange", 1927. Collection privée, Bruxelles, ©ADAGP, Paris 2008)

Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre ed autrice di cataloghi d'arte



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