Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VI - n.24 - Aprile-giugno 2010
IN MOSTRA 



GIORGIO DE CHIRICO. La suggestione del Classico
di Bruna Condoleo





Gli Archeologi (Gli Archeologhi), scultura in bronzo patinato. Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma




Alle Scuderie del Castello Visconteo di Pavia si sta svolgendo la mostra Giorgio de Chirico. La suggestione del Classico , prodotta e organizzata da Alef, cultural project management, mostra che presenta 40 opere dell'Artista, tra dipinti e sculture realizzati tra gli anni Trenta e gli anni Settanta del Novecento. Alle opere del Maestro, selezionate da Victoria Noel-Johnson e Sabina D'Angelosante per la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico di Roma, da cui provengono tutti i lavori, si affianca una serie di reperti provenienti dai Musei Archeologici della Provincia di Salerno (teste fittili, gruppi marmorei, vasi a figure nere, elmi), selezionati da Matilde Romito, che evidenziano la suggestione esercitata dal repertorio classico nell'arte del maestro della Metafisica. Personalità duttile e complessa, de Chirico incarna la figura di un artista che pur avendo rinnovato il clima dell'arte italiana nei primi decenni del secolo scorso, ha avuto la capacità di non rinnegare mai la lezione del passato, anzi di far proliferare l'immenso patrimonio culturale che ha origine nel bacino del Mediterraneo, riappropriandosi dell'arte greca attraverso le mille testimonianze conservate nei musei archeologici italiani.
Mentre i futuristi cospirano per la distruzione di musei, Venezie e tradizioni –recita Sabina D'angelosante-, Giorgio de Chirico attinge al serbatoio di memorie di una Grecia lontana e vagheggiata, avvolta nel mito, popolata di dei, punteggiata di templi e colonne, attraversata da cavalli ed eroi…”
Uomo di profonda cultura, Giorgio de Chirico vide la luce nel 1888 a Volo, un tranquillo porto della Grecia da cui alcuni millenni prima, secondo il mito, gli Argonauti erano partiti alla conquista del Vello d'oro. In questo mondo dalla mitica bellezza, l'Artista rimase fino ai 18 anni, imbevendosi di storia, di archeologia e di panorami naturali che torneranno a più riprese nelle sue tele come magiche suggestioni o retaggi ancestrali.


Edipo e la Sfinge, 1968, olio su tela, Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma



Ettore e Andromaca davanti a Troia,
1968, olio su tela, Fondazione
Giorgio e Isa de Chirico, Roma

Tra le sue letture preferite (Nietzsche, Schopenhauer, Beaudelaire, Agatha Christie) sono da annoverare i filosofi greci, fra tutti Platone, la poesia e la scultura elleniche. Il suo amore per la mitologia e per la solennità della statuaria antica fu il filo conduttore della sua formazione; anche l'arte quattrocentesca e cinquecentesca, così permeata di gusto classico, costituì uno dei fondamenti della sua cultura. Tuttavia “vale forse la pena anche ricordare –specifica la D'Angelosante nel catalogo della mostra- che l'impronta nostalgica e idealizzante della classicità dechirichiana è stata con precisione ricondotta alla matrice romantica della cultura tedesca, che l'ha pervasa di quel senso malinconico nei confronti di un bene che si avverte irrimediabilmente perduto. "


Il Grande Metafisico, scultura in bronzo dorato, Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma


 

Il Pensatore, 1973, olio su tela,
Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma
Non è solo la Grecia, i suoi templi e i suoi eroi a coinvolgere l'animo di de Chirico: l'Italia rinascimentale, con le sue splendide città e la bellezza delle piazze, lo ispirò nella creazione di capolavori in cui le architetture, i gruppi scultorei, le torri antiche proiettano lunghe ombre su spazi solitari e immoti. Universalmente celebrato come l'inventore della “Pittura metafisica”, cioè di un'estetica che riproduce non il reale, né il fantastico, ma ciò che va oltre la fisicità, il mondo dei sogni, degli enigmi e del mistero che insiste nelle cose, de Chirico con un po' d'arroganza osava dire: “ ciò che ho tentato in arte, nessuno lo tentò prima di me ”.

Disprezzando le critiche di coloro che non comprendevano la sostanza innovativa della sua pittura, asseriva: “ il mio genio non può essere giudicato che da un altro genio”; ma al di là degli atteggiamenti provocatori, egli fu un grande che studiava gli esemplari della classicità con immenso rispetto e li collezionava con la sensibilità di un archeologo. Con ugual passione apprezzava l'opera dei moderni come Raffaello, Rubens, Tiziano, Michelangelo, Van Dyck e El Greco, e grazie a questa profonda cultura egli incarna per tutti il Pictor Optimus, che possedeva un mestiere solido, un'espertissima tecnica e una capacità intuitiva come pochi. Lui stesso ci descrive nell'autobiografia il momento in cui ebbe l'intuizione della Metafisica: era il 1910, si trovava a Firenze, d'autunno, in piazza Santa Croce e così racconta: “ Ero appena guarito da una lunga e dolorosa malattia ed ero in uno stato di sensibilità quasi morbosa. Tutto il mondo, compreso il marmo dei palazzi e le fontane, mi sembrava convalescente. In mezzo alla piazza c'è una statua di Dante, avvolta in un lungo mantello. Il sole autunnale, calmo e indifferente, illuminò la statua e la facciata della chiesa. Allora ebbi la sensazione di vedere le cose PER LA PRIMA VOLTA...”.


Offerta di Giove, 1971, olio su tela, Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma
Da allora Torino, Ferrara, Firenze, i portici dalle fantomatiche ombre, i monumenti storici avvolti da un silenzio spettrale, popolano le sue tele, teatri di immobili presenze, cariche di emozioni non dette, di desideri non palesati, fantasmi ermetici di una lirica nostalgia. Le immagini sono immerse in uno scenario onirico che provoca un senso di attesa e un vago struggimento; i suoi archeologi, manichini estatici, assisi tra innumerevoli reperti d'antichità, le citazioni dall'epos omerico, le scene tratte dalla mitologia, i fidiaci cavalli in riva al mare, perfino le nature morte, dai colori caldi e abbaglianti (o come soleva chiamarle l'Artista vite silenti), tutto insomma è pervaso da un'atmosfera magica, ove il tempo è sospeso, lo spazio dilatato e ogni certezza svanita. La Metafisica più che un'estetica, è dunque per de Chirico uno stato d'animo onirico, pervaso di interrogativi e di fascino dell'inconnu, ma ricco di rimandi culturali, mitici e affettivi.
Dagli anni ‘20 in poi de Chirico visse tante stagioni artistiche: fu classico, neo-barocco, mitologico, e di nuovo metafisico; grande ammiratore di Gustave Courbet, di cui reinterpretò le tecniche, fu un sapiente e raffinato ritrattista, carico di un realismo magico in cui la fantasia “ più che a immaginare il non visto, serve a trasformare ciò che vede ”.




Elmo di tipo corinzio, bronzo, VII
secolo a. C., Musei Archeologici
della Provincia di Salerno




Anfora attica a figure nere, VI sec. a.C.,Musei Archeologici della Provincia di Salerno




Testa fittile (argilla), V-IV sec. a.C., Musei Archeologici della Provincia di Salerno



Dal '24 strinse rapporti con i Surrealisti di André Brèton, con cui espose a Parigi, ma da cui si distaccò ben presto, attratto nuovamente dal classicismo del movimento “Novecento”.
Al di là di tali suggestivi mutamenti, per il mondo dell'arte de Chirico rappresenta un geniale rinnovatore della pittura contemporanea; il suo percorso artistico, come ha detto lo storico dell'arte Maurizio Calvesi, “ ha come orizzonte costante l'osservazione del passato, flusso profondo, infinito, di cui raccogliere e decifrare l'eco e come guida quel moto dell'artista a riconoscersi nella multiforme, ma convergente e perenne varietà d'aspetti" (M.Calvesi, L'universo nella stanza ). Oltre che scultore valentissimo, de Chirico fu grande colorista e espresse il suo universo di forme attraverso tinte plastiche, calde e fredde assieme, impasti di colore spesso carichi di sensualità; nella sua Casa-museo di Roma, in Piazza di Spagna, da cui provengono le tele esposte nella mostra a Pavia, sono esposti anche bellissimi ritratti dell'amata moglie Isabella, nudi aulici, dipinti di gusto fiammingo e autoritratti formidabili per potenza espressiva e per ironia, in cui la materia pittorica si fa densa a valorizzare al massimo la superficie cromatica con effetti di sensuale impatto visivo.



I gladiatori dopo il combattimento, 1968, olio su tela, Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma


"Giorgio de Chirico. La suggestione del Classico,
Scuderie del Castello Visconteo, Pavia,
fino al 2 giugno 2010"

www.scuderiepavia.com

Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte


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