Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VI - n.25 - Luglio-ottobre 2010
IN MOSTRA 



Guttuso, passione e realtà
di Bruna Condoleo





R. Guttuso: L'atelier, 1975, olio su tela




Anticonformista e seriamente impegnato in un'azione culturale rivoluzionaria nell'ambito dell'arte italiana dell'immediato dopoguerra, Renato Guttuso (Bagheria, Palermo 1911-Roma 1987) è stato uno dei principali testimoni di un'ampia parte del ‘900, densa di fermenti e di idee. Dagli inizi quando, autodidatta, negli anni '30 a Roma aderì alla Scuola Romana, al realismo sociale ed esistenziale degli anni '40 e '50, fino alle opere degli ultimi decenni, la mostra "Guttuso. Passione e realtà ”, che si svolge presso la Fondazione Magnani Rocca (Mamiano di Traversetolo, Parma), intende anticipare le celebrazioni del centenario della nascita, offrendo un panorama dell'intero iter del pittore siciliano. Le sezioni tematiche in cui si articola l'esposizione rivelano al pubblico la dinamica personalità di Guttuso, che considerava fondamentale la funzione sociale e politica dell'attività artistica. Protagonista del dibattito ideologico, egli si fece interprete di un realismo moderno, supportato anche da un'attività teorica, fortemente polemica, attraverso articoli, saggi e interventi che riguardavano il ruolo dell'artista nella società contemporanea.
Dal periodo romano al periodo milanese dell'adesione al gruppo di “Corrente”, in cui con Morlotti, Sassu, Migneco, Cassinari, Manzù e Treccani propugna un'arte figurativa di interesse non solo etico, ma politico, Guttuso matura consapevolmente il suo stile. Nella nota polemica tra arte figurativa e astratta, egli si situa sul versante di un realismo figurativo carico di istanze sociali, e dopo un'accurata revisione critica delle

Guttuso: Caffé Greco, 1977 (a sinistra De Chirico; al centro un'immagine bendata tratta da un quadro famoso del Maestro della Metafisica)

personalità artistiche europee, si allinea su posizioni picassiane, rifiutando un’arte borghese ed aulica, svincolata dalle problematiche più urgenti della società contemporanea. Dalla “Fucilazione in campagna” (‘39), memore dell’esecuzione di Garcia Lorca da parte della guardia civile fascista, alle opere di tema sacro, come la contestata “Crocifissione” (’41), totalmente rivisitate in forma laica rispetto alla tradizione, ma ugualmente drammatiche; dai “balli” in voga fra i giovani, decisi a contrastare con l’energia dei 20 anni le difficoltà del dopoguerra, alle opere intimiste e visionarie degli anni ’70 e ’80, le tele di Guttuso sono sempre pervase da un’adesione al reale, reso in tutte le più diverse sfaccettature. La stessa passione per le cose anima le figure ricolme di pathos della “Fuga dall’Etna”, quanto le nature morte, i paesaggi, le scene piene di erotismo, gli interni dei caffé, affollati di personaggi famosi, le immagini di solitudine esistenziale degli ultimi anni. Ovunque si rivela un amore innato per la pittura che non esclude la conoscenza dei classici del '400: il suo linguaggio carnale, dal segno energico di matrice espressionista, è

caratterizzato dalla potenza del colore e da una composizione estremamente vitale e dinamica. Se la struttura neocubista della forma riporta a Cézanne e a Picasso, la forza emotiva delle tinte e la qualità incisiva della linea rivelano l'influenza di van Gogh e del linguaggio violento dei fauves europei.
La spiaggia, Comizio, Caffè Greco, Spes contra spem sono 4 dei capolavori esposti in mostra, tra tante tele

che celebrano il rigoglio della natura, come la bellezza piena di pathos delle nature morte già presaghe dei tempi di guerra; oppure sono i suggestivi ritratti degli amici e degli intellettuali frequentati da Guttuso, come quello famoso dello scrittore Alberto Moravia, a darci la visione di una pittura piena di vigore e intrisa di scambi intellettuali. In "La spiaggia" (55) un intreccio di corpi ammassati rivela la capacità dell'Artista di tradurre con forme potenti i riti collettivi tipici del dopoguerra; in "Caffé Greco" egli ritrae Giorgio De Chirico assorto nel bar romano, mentre una celebre immagine, tratta dall'opera del pictor Optimus e dedicata al poeta Guillaume Apollinaire ( l'uomo di profilo con l' occhio bendato), appare tra la folla come un' icona conturbante e allegorica.
Nella mostra parmense i folgoranti e malinconici autoritratti, l'eros delle forme, il lavoro contadino e il tema della memoria, così frequente negli ultimi due decenni, creano una retrospettiva esaustiva del percorso multiforme di un pittore che, attraverso un'arte antiretorica



Guttuso: la dattilografa, 1958, olio su tela
e anticonvenzionale, ha saputo dare nuovo impulso allo stanco naturalismo ottocentesco, ormai pervaso di sterile idealismo.
L’ultima frase del Manifesto della Nuova Secessione Artistica italiana del 1946, sottoscritto da undici artisti fra cui Renato Guttuso, recita: " L’arte non è il volto convenzionale della storia, ma la storia stessa, che degli uomini non può fare a meno”. Sembra questa un'affermazione che bene sintetizza lo spirito dell'arte di Guttuso, appassionata, potente e attuale.

La mostra, curata da Stefano Roffi con un saggio in catalogo di Enrico Crispolti, espone 65 opere provenienti in parte dal Museo Thyssen- Bornemisza di Madrid, in parte dalla collezione Magnani Rocca e dalla Collezione Bocchi. L'esposizione si concluderà l' 8 dicembre 2010.




Guttuso: Stiratrice e ragazzo di Caravaggio, 1974, olio su tela


Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte


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