Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VI - n.26 - Novembre-dicembre 2010
IN MOSTRA 



Vincent Van Gogh, a Roma
di Bruna Condoleo





Autoritratto, 1887, olio su cartone. Amsterdam, Rijksmuseum. Donato da Mrs. F.W.M. Bonger-van der Borch van Verwolde, Almen




Si sta svolgendo a Roma, al Complesso del Vittoriano la mostra “Vincent Van Gogh. Campagna senza tempo-città moderna”, che espone circa 70 opere, tra dipinti, opere su carta, acquerelli del Maestro olandese. Il percorso scientifico dell’esposizione, dopo 22 anni dall’ultimo evento in Italia, analizza le due inclinazioni contraddittorie che spesso guidarono il pittore nella scelta dei soggetti dei dipinti: il suo amore per la campagna, come ambiente fisso e immutabile, e il suo legame, non sempre positivo, con la città, centro della vita moderna. Nell’esposizione sono anche presenti circa 40 opere dei grandi artisti che gli furono di ispirazione, tra i quali Pissarro, Cézanne, Gauguin e soprattutto Millet. Jean François Millet fu per Van Gogh un ideale artistico e umano, vero ispiratore della sua tardiva vocazione pittorica: aveva infatti già 27 anni quando, deciso a dipingere, Vincent cominciò a studiare e copiare maestri antichi e contemporanei, primo fra tutti Millet che considerò sempre “le père”, guida spirituale di tutta la vita. L'amore che l'artista francese mostrava nei confronti della natura, dei lavori faticosi e umili dei campi, della laboriosità religiosa della gente contadina, capace di sentimenti puri e eterni, come l'avvicendarsi delle stagioni,
la luce del sole, i prodotti della terra, rappresentò per Van Gogh una sorgente continua d'ispirazione. Nella sua breve ma intensa attività pittorica, l'artista ha continuamente realizzato copie e rivisitazioni di opere di Millet, anche dopo aver chiaramente individuato il proprio originalissimo stile di tendenza espressionista, dimostrando il fervore e la costanza dell'impegno umano e sociale desunto dal maestro francese, cantore dei poveri e degli oppressi. In effetti Van Gogh non è solo l'artista incompreso che rompe con il proprio tempo per andare incontro a miserie e tribolazioni pur d'imporre un linguaggio nuovo e anticonformista, antesignano


Giardino pubblico con prato appena falciato e salice piangente, 1888, olio su tela. Merzbacher Kunststiftung

dell’Espressionismo del ‘900. L'Olandese, come mostra anche la sua corrispondenza, fu attento agli avvenimenti artistici della sua età, alle ricerche impressioniste e postimpressioniste, ma reinterpreta audacemente le forme proposte da altri pittori ed anche dallo stesso Millet, distorcendole con linee convulse a tal punto che le immagini del contadino, del seminatore, delle raccoglitrici di grano, tanto care al Maestro, divengono nei suoi disegni figure angosciose e inquiete quanto quelle di Millet sono invece composte e liriche. Il colore, caldo e pastoso nell’opera del francese, diviene in Van Gogh nota formidabile di comunicazione emotiva, veicolo esplosivo di un’espressività piena di pathos e di tormento esistenziale. La pennellata vangoghiana, diseguale, veloce e frenetica, capace di trasfigurare la forma reale, incide la tela con energia e rabbia e suggerisce i sentimenti più angosciosi, come i dolori personali, i pensieri di morte, la solitudine dell’uomo e dell’artista. Una delle opere più famose di Van Gogh, “Notte stellata”, dipinta nel 1889 durante il suo ricovero a Saint Rémy per malattia mentale, è
anch'essa tratta da una tela analoga di Millet, ma in Vincent il paesaggio reale è tradotto in un evento impregnato di divino, in cui le stelle, luci abbaglianti tra il turbinio delle forme, punteggiano una notte colorata di blu, di verde e d'oro, mentre un alto cipresso sconvolto dal vento è metafora dell'ansia d'infinito e del suo bisogno di pace. Uomo dalla straordinaria sensibilità, cercò invano di inserirsi nella società, pur amando la vita solitaria: fu libraio, assistente di un mercante d’arte, insegnante di francese, predicatore evangelico. Dalla salute psichica fragile, portato alle ossessioni e alle manie, com'è noto, ebbe una vita brevissima e priva delle meritate gratificazioni. La mostra romana ripropone una visione dell’intero cammino della pittura di Van Gogh, dai quadri scuri e pieni di pathos dei “mangiatori di patate” delle miniere belghe del Borinage, alle tele dipinte a Parigi, dal 1886, dopo la scoperta del colore.


Contadina che lega un fascio di grano, 1885, gessetto su carta.
Otterlo, Kröller-Müller Museum
 

Jean-François Millet, I raccoglitori di fieno, 1850, olio su tela. Parigi, Musée du Louvre, Département des Peintures.
Lascito Antonin Marmontel, 1907


A Parigi, grazie ai contatti con gli impressionisti e con i post-impressionisti, come Gauguin e Seurat, l’artista modifica completamente la sua precedente tecnica pittorica: la pennellata si fa virgolettata, la visione di giardini, di ponti e di paesaggi urbani mostra un interesse particolare al valore delle tinte smaglianti e alla scoperta della luce, che proseguirà senza sosta durante il soggiorno nel Midi francese. Nel periodo trascorso nel sud della Francia, ad Arles specialmente, unica sosta serena della sua vita, egli seppe fondere l’esperienza olandese e quella parigina, articolando ulteriormente la propria visione in modo assolutamente originale.



Ponte sulla Senna ad Asnières, 1887, olio su tela. Joe R. & Teresa Lozano Long


Paesaggi ampi, limpidi, assolati, pieni di colore, soprattutto quel colore giallo, così luminoso, che è una delle caratteristiche del Meridione francese e che l’artista realizza in tutte le gamme possibili. Il volto di persone conosciute e care al pittore, i campi fioriti, le pianure coltivate; i luoghi della sua pur isolata esistenza, come la sua cameretta e gli oggetti quotidiani, le scarpe, il letto o la sedia, sono pervasi da un sentimento struggente acuito dalla forza emotiva e magnetica del colore. Un’arte, la sua, priva di retorica, che pur esprimendo la tragedia di una vita senza affetti, riesce con un cromatismo abbagliante a comunicare sentimenti di forza e di empatia.


Ritratto di Madame Roulin con la figlioletta, 1888, olio su tela. Philadelphia Museum of Art.
Lascito di Lisa Norris Elkins, 1950
 


Vialetto nel giardino pubblico, 1888, olio su tela.
Otterlo, Kröller-Müller Museum


Pittore instancabile, grazie alle insistenze del dottor Gachet, che lo aveva accolto per due mesi nella sua casa ad Auvers sur Oise, nel nord della Francia (dopo la dimissione del pittore dall’Ospedale di Saint Rèmy per il taglio dell’orecchio), Vincent dipinse 70 tele in soli 70 giorni! Benchè lo ritenesse eccentrico e bizzarro, l'artista si fece convincere dal dottore a darsi al ritratto e ne nacquero capolavori, come quello del Dottor Gachet, di cui l’Artista fu tanto soddisfatto da inviarne entusiastica comunicazione all’amico Gauguin. Creatore di straordinari autoritratti, dipinti con un tratto raggiato e nervoso, con colori infuocati e innaturali, come l’ "Autoritratto con cappello di feltro grigio”, in cui l’artista fissa il mondo con sguardo inquieto, colmo di malinconia e di bisogno d’affetto, Van Gogh ha lasciato con le sue opere una testimonianza tangibile della grande passione per l’arte e in maniera toccante ha saputo tradurre in pittura la lucida e drammatica visione di una vita disperata, che troverà nel suicidio la sua amara conclusione, a soli 37 anni.
La mostra romana è indubbiamente ricca di opere e dà l'opportunità di apprezzare quadri poco conosciuti dell'artista olandese, giunti da ogni parte del mondo, ma rispetto al taglio annunciato, ovvero il raffronto fra città e campagna, l'esposizione non risulta così efficace come previsto dai curatori. Viceversa è un'occasione preziosa per meglio comprendere l'iter pittorico di Van Gogh, a cominciare dagli esordi e per scoprire l'evoluzione tecnica ed umana di un artista di una modernità sconcertante.




Vincent Van Gogh da Honoré Daumier: I bevitori o le quattro età dell'uomo, 1890, olio su tela. The Art Institute of Chicago.
Collezione Joseph Winterbotham
 

Cipressi con due figure femminili, 1889, olio su tela. Otterlo, Kröller-Müller Museum


La mostra "Vincent van Gogh. Campagna senza tempo – città moderna”, curata da Cornelia Homburg, studiosa nota a livello internazionale, proseguirà fino al 6 febbraio 2011.


Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte


E' vietata la riproduzione anche parziale dell'articolo e delle immagini © Copyright