Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VII - n.27 - Gennaio-febbraio 2011
IN MOSTRA 



MUNCH, l'arte che urla nelle tenebre
di Bruna Condoleo





Malinconia, 1911 olio su tela, cm 120 x 125 Oslo, Stenersenmuseet



Il secolo appena trascorso ci ha abituato ad intendere l'arte non solo e non più come un mondo ideale di belle forme e di contenuti rasserenanti, ma anche e soprattutto come denuncia dei mali della società, espressione della problematicità più profonda dell'uomo, addirittura come grido d'angoscia che sale dall'inconscio. Da “Guernica” in poi nessun valido artista ha potuto prescindere dal raccontare, registrare o trasfigurare i mali del mondo, tuttavia l'opera del norvegese Edvard Munch (nato a Loten nel 1863) è senz'altro una delle presentazioni più tenebrose e dolenti del destino umano che il ‘900 ci abbia consegnato. “Il grido”, l'opera più celebre dell'Artista e più replicata dopo la Monna Lisa di Leonardo, è da ritenersi il manifesto dell'angoscia, della solitudine e dell'incomunicabilità che avvinghiano l'uomo contemporaneo.
L'arte di Munch, a cui Passariano di Codroipo (Udine) sta dedicando un'ampia retrospettiva dal titolo Munch e lo spirito del Nord, sconvolge le coscienze, pone dubbi, svela ansietà e contraddizioni, porta in superficie antiche colpe e sopite paure. Davanti alle sue tele, dipinte con pennellate ondulate e frenetiche, con colori violenti e gridati, in cui un mondo di
manichini disfatti vaga allucinato nella vana ricerca di un senso, ci sentiamo chiamati con forza a riconsiderare la nostra identità, ad entrare nei meandri bui dell'inconscio per conoscere la ragione del nostro essere nel mondo. E' l'arte intesa come espressione e come problema esistenziale: da Van Gogh fino a noi, la vera pittura ha spesso fatto i conti con quel mal di vivere che Munch ha tradotto con una figurazione visionaria, dalla non comune carica tragica. La morte della madre quando il pittore aveva soltanto 5 anni e quella di Sophie, la sorella quindicenne tanto amata, minata dalla tubercolosi, determinano nella sua esistenza una lacerazione insanabile. Il famoso quadro “Bambina malata”, replicato dall’Artista ogni 10 anni per ben 5 volte, sarà uno dei temi ossessivi della sua pittura, continuamente reiterati, quasi a volerne riconsiderare il senso profondo, assieme alla paura, all’angoscia, alla gelosia: forti passioni, drammi solitari, inconsce disperazioni che i personaggi di Munch, come nelle tragedie di Ibsen, vivono senza possibilità di riscatto.


Edvard Munch: Melancolia, 1894-1896

Anche se durante la vita, grazie ai frequenti viaggi in Europa, il pittore ebbe l'occasione di entrare in contatto con i movimenti artistici più innovatori, come l'Impressionismo, il Pointillisme, il Fauvismo, il suo linguaggio mostrò sempre una connotazione personalissima, tendente ad allontanarsi dal realismo naturalistico per aderire ad un espressionismo scabro e antiretorico, pervaso di un forte simbolismo di matrice gauguiniana. Si può dire con contezza che Munch sia anticipatore della psicoanalisi freudiana, dal momento che l'amore e l'erotismo sono vissuti nella sua opera come colpe ancestrali, pulsioni interiori cui sono estranei il piacere e la gioia. In un quadro come “Madonna”, ad esempio, (il cui titolo, aggiunto in un secondo tempo, farà interpretare erroneamente il tema come sacro) l'estasi amorosa è simile ad un abbandono doloroso, in cui l'altro, vittima o carnefice che sia, è assente. Nell'opera analoga, realizzata graficamente, si vede anche un piccolo feto scheletrico e macabro, allusivo alla maternità, spesso da lui collegata ai temi della sessualità, ma anch'essa vissuta con i foschi toni del dramma.
Malgrado i dolori familiari, la malattia depressiva del padre e la morte del fratello, Munch riuscirà negli anni trascorsi a Berlino (ultimo decennio del XIX secolo) ad elaborare i dolori privati oggettivandoli nella pittura, che assume perciò un valore catartico e un significato universale. Tuttavia lo spettro della follia è sempre in agguato: nel 1900 e nel 1908 è ricoverato in un sanatorio, episodi che tuttavia non gli impediscono di continuare proficuamente il suo lavoro di pittore e di grafico fecondo, con cui ha raggiunto già una fama considerevole. Solitudine, malinconia (titolo di molte sue opere!), morte e senso di colpa, tormenti tipici della sensibilità esasperata dell'uomo del Novecento, si rivelano nella pittura di Munch senza infingimenti, a volte con spietata crudeltà, ponendo noi tutti di fronte al mistero delle nostre emozioni e delle nostre pulsioni, all'indecifrabilità del destino, al pensiero cupo della fine.


Sogno di una notte d’estate. La voce, 1893 olio su tela, cm 88 x 108 Boston, Museum of Fine Arts, Ernest Wadsworth Longfellow Fund
 
L'ombra nera che circonda l'adolescente in “Pubertà”, simbolo della nascente sessualità, è anche minaccia di morte; così pure le lingue di sangue che solcano il cielo di “Angoscia” o la processione di uomini-scheletri in disfacimento in “Sera lungo il viale Karl Johan”, sono lo specchio di una visione della vita pervasa da un'oscura disperazione, sulle orme della filosofia di Kierkegaard e delle tematiche del drammaturgo svedese Strindberg, grande amico dell'Artista.
Ritenuto precursore dell'Espressionismo tedesco, Munch ha inteso la pittura alla stregua della vita stessa; come per van Gogh, i drammi della sua esistenza, l'incomunicabilità e la solitudine vissute sulla sua pelle si proiettano nei colori spettrali, nell'immobilità delle figure, nei volti allucinati, finanche nei paesaggi quasi pietrificati dei suoi quadri. E' indicativo che egli ponesse le sue tele in giardino, alla neve e alle intemperie, perché potessero perdere di splendore e acquistare la patina del vissuto che solo il tempo può dare!
Nella Villa Manin, a Passariano di Codroipo, come già accennato, si sta svolgendo la mostra, assoluta novità per l'Italia, Munch e lo spirito del Nord. Scandinavia nel secondo Ottocento, ideata e curata da Marco Goldin, in cui, oltre a 35 capolavori di Munch, sono esposte 120 opere di altri protagonisti della pittura nordica, dedicate in
particolare ai temi del paesaggio e del ritratto, che completano il quadro di un periodo artistico ricco e fecondo. La mostra, infatti, presenta tele in cui i Paesi del Nord europeo sono vissuti non soltanto come luoghi fisici, ma come luoghi dell'anima, scenari immensi dipinti con colori inusuali su cui proiettare sentimenti inquietanti e arcani.
La mostra si concluderà il 6 marzo 2011.



Sera lungo il viale Karl Johan, 1892 olio su tela, cm 84,5 x 121. Bergen, The Rasmus Meyer Collection / The Bergen Art Museum



Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte


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