Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VII - n.28 - Marzo-maggio 2011
IN MOSTRA 



Il realismo inquieto di Lorenzo Lotto
di Bruna Condoleo





Sacra Famiglia con S.Caterina d'Alessandria, 1533, olio su tela. Bergamo, Accademia di Carrara




Ugualmente distante dal sereno idealismo di Raffaello come dal sensuale tonalismo di Tiziano, Lorenzo Lotto fu un innovatore, più di quanto i contemporanei fossero in grado di intendere e più profondamente di quanto la critica, fino al XIX secolo, abbia saputo rilevare. Zampetti, nell'Introduzione alla mostra veneziana del 1953, lo definiva "un pittore unico non solo nella storia dell'arte italiana, ma europea, genio rivelatore, senza precedenti, della propria anima, non staccato dai suoi personaggi ma vivo e in essi presente".
Per il suo stile singolare in cui gli intenti realistici, propri della tradizione lombarda, si intrecciano con un gusto patetico d'ispirazione nordica, egli può annoverarsi tra i più originali protagonisti del Rinascimento europeo. La mostra monografica di Lotto, presentata a Roma, presso le Scuderie del Quirinale fino al 12 giugno 2011, è un evento eccezionale, forse la maggior esposizione mai dedicata al maestro veneziano; dei 38 dipinti italiani presenti in mostra, ben 17 sono stati quelli restaurati in tempo per l'inaugurazione, di cui 11 pale d'altare o polittici.
Dal carattere solitario e melanconico, il Lotto trascorse la vita tra Venezia, città natale, le Marche, Roma e Bergamo, che vide fiorire il suo genio tra il 1513 ed il 1525 e che conserva in tante chiese i capolavori della maturità artistica. Dopo 13 anni dall'ultima mostra italiana a Bergamo, si può ammirare a Roma la
produzione pittorica di un grande colorista, che espresse un raffinato e autonomo mondo figurativo, ispirato dalla realtà, ma carico di sottili inquietudini e trasfigurato dal senso magico della luce. Benchè sia stato ritenuto per molti secoli inferiore ai Maestri veneti, Giorgione e Tiziano, grazie alla sua rivalutazione, iniziata dal critico Bernard Berenson, è oggi a buon diritto considerato un artista geniale, non solo per le qualità indiscusse di acuto ritrattista, ma per le pale ed i cicli di affreschi, conservati in chiese bergamasche, nei quali si evidenzia l'alto livello figurativo del suo linguaggio, oltre all'originale tecnica coloristica. Durante la vita (morì nel 1566, a 76 anni), non sempre prodiga dei successi sperati e contrassegnata da una vecchiaia triste e povera

Ritratto di Andrea Odoni, 1527 olio su tela, Hampton Court, The Royal Collection Lend by her Majesty Queen Elisabeth II

(finì gli ultimi anni come oblato a Loreto), in cui anche la vena pittorica si spense, egli accumulò un'enorme esperienza artistica. Dagli esordi belliniani e raffaelleschi Lotto passò alla conoscenza della pittura nordica, attraverso le opere del Dürer, di Grünewald e dell'Altdolfer, dalle quali trasse il gusto delle forme ondulate e la carica patetica delle immagini. La conoscenza dell'arte lombarda e leonardesca, impregnata di naturalismo, si fonde ad un colore dai timbri chiari e luminosissimi, dal rosa al celeste al verde, in una gamma fantastica, quasi surreale, che crea una sintesi personale, al di fuori di ogni ambito accademico. Rispetto all'arte del suo tempo, volta a idealizzare la forma in una ricerca di equilibrio tra sentimento e ragione, il Lotto si pone in una posizione più realistica, teso com'è a raccontare un mondo intensamente umano, a volte popolaresco (soprattutto quando narra la vita dei santi), contrassegnato dall'espressione vigorosa di tutti i sentimenti, dall'ironia al dramma.

Per alcuni critici l'Artista è da ritenersi anticipatore del luminismo caravaggesco, che rammenta in opere di intenso lirismo cromatico, come ne "La natività" di Siena, avvalendosi degli stimoli pittorici più diversi, senza tuttavia scadere nell'eclettismo di maniera. Il linguaggio lottesco, permeato di romantiche nostalgie, di emozioni suggerite più che spiegate, di arcane simbologie ed enigmatiche "presenze" (come la rosa sfogliata, simbolo prediletto della vanità delle cose, del sic transit gloria mundi), ha una modernità sorprendente nel senso del mistero, dell' instabilità che permea ogni soggetto, religioso o mondano che sia, e nell'adesione sincera dell'Artista all'umanità palpitante dei personaggi. L'inquietudine del suo genio, l'attrazione per i linguaggi




Triplice ritratto di orefice (Bartolomeo Carpan?), 1530 circa, olio su tela, 52x79 cm. Vienna, Kunsthistorisches Museum, Gemäldegalerie
 
alchemici, così diffusi nell'arte fiamminga, la funzione espressiva assunta dal colore gli fanno creare capolavori come "l'Annunciazione" di Recanati, tutta pervasa dal brivido dalla subitanea quanto misteriosa apparizione dell'angelo Gabriele, rivelazione che si produce in un interno di domestica intimità. La Vergine si volge verso lo spettatore, coinvolgendolo inusitatamente nel proprio stupore, fuggendo impaurita dinanzi all'iconica fermezza dell'angelo, dallo sguardo allucinato e dalle membra cristalline: ne scaturisce un'atmosfera di magica sospensione, molto lontana dalle iconografie tradizionali!
Concludo il mio excursus attorno all’arte di Lorenzo Lotto accennando ad un suo lavoro singolare, non presente in mostra: le 29 tarsie lignee che il Consorzio della Misericordia Maggiore nel 1524 commissionò al pittore per adornare gli stalli del Coro dei Religiosi della Basilica di S. Maria Maggiore a Bergamo. Le tarsie erano rivestite da altrettanti "coperti", che le avrebbero dovute preservare dall'usura; tuttavia i coperti che l'Artista disegnò,
espressione di una complessa simbologia morale e spirituale, furono ritenuti altrettanto preziosi che le tarsie stesse e finirono per abbellire il coro dei Laici. Com'è noto, la tarsia è il risultato di un lavoro sapiente in cui sottili lamine di legni di colore diverso, come l'ebano, il cedro, il noce, il bosso e l'olivo, vengono accostate con grande perizia da un esperto artigiano che riproduce le scene disegnate dal pittore. Quest'ultime sviluppano una vivace narrazione dei temi biblici, intessuta di un naturalismo fresco e popolaresco, già sperimentato dal Lotto a Trescore, negli affreschi di S.Barbara.



Annunciazione, 1534-1535 circa, olio su tela 166x114 cm. Recanati, Museo Civico, Villa Colloredo Mels



Pur impregnato di concettualità teologica e dogmatica, il linguaggio delle tarsie mostra, infatti, una partecipazione affettuosa alla tormentata fragilità della condizione umana. Gli episodi, rappresentati in sequenze cinetiche, si sviluppano entro una vasta scenografia in cui, abbandonato il punto di vista unico, si moltiplicano gli effetti spaziali con scorci inaspettati e vastità improvvise, già manieristici. Allusioni e rimandi, significati allegorici ed alchemici s'innestano al racconto che si dispiega con accenti favolistici e con spunti umoristici, a volte bizzarri, d'inconsapevole modernità. La precarietà e l'incertezza dell'esistere sono evocate da una figurazione che, rifiutata la chiara e razionale visione rinascimentale, traduce con metafore e simboli arcani le problematiche più profonde e segrete dell'essere.
L'arte del Lotto, che Zampetti ha definito inquieta e inquietante, proprio per la capacità che ha l'Artista di indagare negli oscuri recessi dell'animo, "ci viene incontro da sola, ci turba la serenità, ci pone dei problemi che sono vivi ed attuali".
Curata da Carlo Giovanni Federico Villa, la mostra si concluderà il 12 giugno 2011.


Lucina Brembate, 1523, olio su tavala. Bergamo,
Accademia di Carrara

 
Giuditta con la trsta di Oloferne, 1512, olio su tavola. Roma, collezion di BNL, gruppo BNP Paribas The Ron Lend by her Majesty Queen Elisabeth II


Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte


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