Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VII - n.30 - Ottobre-dicembre 2011
IN MOSTRA 



LA PASSIONE DI ARTEMISIA
di Bruna Condoleo




Maddalena, 1630 c. Olio su tela. Collezione privata, courtesy Marco Voena, Londra-Milano © Manusardi Art Photo Studio Mi



La genialità di Artemisia Gentileschi, figlia e allieva del pittore Orazio, viene immediatamente alla luce nella recente mostra milanese a Palazzo Reale. Nata nel 1593, attiva nella I° metà del XVII° secolo tra Roma, Firenze e Napoli, Artemisia si formò all'ombra del padre, ma grazie ad un'imprevedibile caparbia e alle sue originali capacità interpretative, il linguaggio della pittrice divenne ben presto autonomo e seppe esprimersi in capolavori assoluti. Nelle tante redazioni dell'opera in cui è ritratto l'assassinio di Oloferne da parte della giovane Giuditta, il crudo verismo della scena traduce una personalità passionale, amante di un caravaggismo tutt'altro che di maniera. Artemisia sa proiettare negli episodi biblici le proprie terribili esperienze di vita con la forza plastica delle immagini, con i gesti impietosi dei personaggi, con un linguaggio ardito esaltato dal colore vivido e brillante. Rari i nomi delle artiste che la storia dell'arte abbia tramandato tra ‘500 e ‘600: Sofonisba Anguissola e Lavinia Fontana, ad esempio, furono tra le poche ad emergere in un mestiere destinato agli uomini e nel quale solo l'essere figlia o sorella di un pittore poteva rappresentare un'agevolazione in una carriera ritenuta tuttavia disdicevole.

Iscriversi alle Accademie, com'è noto, non era concesso alle donne, che volendo assecondare la propria inclinazione, dovevano sfidare costumi e abitudini di una società controriformista, gretta e ipocrita. Perciò l'arte della pittura, se tenacemente amata e perseguita, poteva essere acquisita dalle donne soltanto nella bottega di un familiare cui spesso venivano attribuiti sia le opere che il merito! Tanti i pregiudizi da combattere, poche le committenze specifiche, difficile l'inserimento in un mondo regolato da uomini: malgrado ciò, qualche artista ha ugualmente abbattuto il muro dei preconcetti, delle indignazioni e del silenzio: Artemisia è fra queste.
La forza delle tinte vibranti sui fondi scurissimi e la tragicità esasperata degli episodi che l'Artista propone nell'attimo cruciale sono i segni inconfondibili del suo stile.


Giuditta decapita Oloforne, 1620-21, Olio su tela. Iscrizioni: firmato: “EGO ARTEMITIA LOMI FEC.” Firenze, Galleria degli Uffizi, inv. 1890 n. 1567 © Archivi Alinari, Firenze. Per concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali



Giuditta decapita Oloferne, 1612 c. Olio su tela. Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte, inv. Q378 © Archivi Alinari, Firenze. Per concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali


Non un Caravaggio in tono minore, dunque, né un'imitatrice dell'arte paterna, che è invece priva dei toni drammatici cari ad Artemisia, ma un'artista sensibile, espertissima nel disegno, capace di rendere con materica evidenza la preziosità e la sontuosità delle stoffe, amante dei suggestivi effetti di luce finalizzati alla resa truculenta delle immagini. Quest'ultime divengono, come già accennato, una trasposizione figurativa delle angosce esistenziali e degli episodi che segnarono la vita della giovane pittrice, in particolare lo stupro subito da parte del maestro, collega del padre Orazio, Agostino Tassi, contro cui ella intentò un processo e, cosa veramente inconsueta per i tempi, lo vinse. Nelle scene di uccisioni spietate si intravedono, infatti, la rabbia e la volontà di punire i colpevoli di azioni violente: i macabri particolari del sangue zampillante dalle ferite, i movimenti bloccati dei personaggi, gli sguardi distaccati o compiaciuti delle protagoniste femminili, sono elementi caratterizzanti di una personalità ardente e di una vita tumultuosa.


Giuditta e la fantesca Abra con la testa di Oloferne, 1617-18 Olio su tela. Firenze, Galleria Palatina, inv. 1912 n. 398 © Archivi Alinari, Firenze. Per concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali


Autoritratto come suonatrice di liuto, 1617-18 circa. Olio su tela. Minneapolis, Curtis Galleries, inv. 1998.07.09 1 © Curtis Galleries, Minneapolis, Minnesota


 

Maddalena, 1630 c. Olio su tela. Los Angeles, Rita R.R. and Marc A. Seidner Collection © Rita R.R. and Marc A. Seidner Collection, Los Angeles

Una pittrice completa fu, dunque, Artemisia e stimata dai contemporanei tanto da influenzare, nel periodo napoletano, i linguaggi di valenti artisti come Stanzione e Cavallino, con cui spesso collaborò. Grazie alle eleganze formali e cromatiche della sua arte piena di carica espressiva, riuscì ad ottenere grande fama anche in Inghilterra, dove trascorse soltanto due anni della vita, apprezzata quanto il raffinato padre Orazio, molto richiesto per le ottime doti pittoriche, ma un po' freddo pittore alla corte inglese.
Di Artemisia sono visibili in mostra i ritratti della Maddalena penitente, che ritrasse più volte, sempre con pathos e sensualità; meravigliosamente realistiche le immagini sacre, come quella di Gesù in “La Samaritana al


La Vergine che allatta il Bambino, 1616-18 Olio su tela. Firenze, Galleria Palatina, inv. 1890 n. 2129 © 2011. Foto Scala, Firenze - Su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
 
pozzo", protagonista di un muto colloquio di sguardi, o quella della Vergine che allatta, dolce e premurosa, il suo Bambino; toccanti gli autoritratti, dove l'attenzione ai dati fisiognomici lascia la priorità ad un'interpretazione psicologica della propria sofferta sensibilità.
La mostra "Artemisia Gentileschi. Storia di una passione", dal 22 settembre 2011 al 29 gennaio 2012 a Palazzo Reale, a cura di Roberto Contini, espone 40 opere, provenienti da musei italiani e stranieri, tra cui le due più famose che ritraggono “Giuditta che decapita Oloferne”, l’una proveniente dagli Uffizi di Firenze, l’altra dal Museo Capodimonte di Napoli, affiancate per la prima volta. L’ allestimento milanese si avvale anche degli effetti speciali di luce, di video e di contributi audio, ideati dalla regista Emma Dante, che oltre a rivelarsi suggestivi, costituiscono un valido apporto conoscitivo alla storia umana e artistica della Pittrice.
Tra gli scopi dell'esposizione non solo la necessità critica di mostrare al pubblico l'insieme, variegato per temi e per soggetti, dell'inconfondibile produzione pittorica di Artemisia, ma anche la volontà di ristabilire l'importanza della pittrice nella storia dell'arte, come personalità di grande e autentico talento, senza che essa venga inficiata da alcun pregiudizio nè sottoposta a paragoni con altri geni del suo tempo. La critica degli ultimi tre secoli, infatti, ha ignorato la sua maestria, fino alla prima metà del ‘900; un'attenzione diversa è giunta soltanto con i movimenti femministi che, esaltando la capacità di autoaffermazione di Artemisia rispetto ai suoi tempi, forse involontariamente, ha stimolato una nuova attenzione verso la sua arte raffinata e personalissima.
Il comitato scientifico della mostra è composto da: Alessandro Cecchi, direttore a Firenze della Galleria Palatina, Palazzo Pitti, Appartamenti Reali e Giardino di Boboli; Roberto Paolo Ciardi dell'Accademia dei Lincei; Mina Gregori, presidente della Fondazione Longhi; Judy Mann, conservatore del Saint Louis Art Museum; Lorenza Mochi Onori, Soprintendente speciale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico per il Polo Museale della città di Napoli; Wolfgang Prohaska, Conservatore onorario del Kunshistorisches Museum di Vienna ;Nicola Spinosa, Soprintendente onorario del Polo Museale napoletano; Renato Ruotolo dell'Accademia di Belle Arti di Napoli e Andrés Úbeda de los Cobos, conservatore del Museo del Prado.



Giuditta e la fantesca Abra con la testa di Oloferne, 1645-50 c. Olio su tela. Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte, inv. Q 377 © Fototeca della Soprintendenza Speciale per il PSAE e per il Polo Museale della Città di Napoli

 
Cristo e la samaritana al pozzo. Ante 1637. Olio su tela. Collezione privata © Collezione Privata





“Artemisia Gentileschi. Storia di una passione", 22 settembre 2011 / 29 gennaio 2012, Palazzo Reale, Milano

Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte



E' vietata la riproduzione anche parziale dell'articolo e delle immagini © Copyright