Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno VIII - n.33 - Luglio - settembre 2012
IN MOSTRA 



KLIMT e la SECESSIONE VIENNESE
di Bruna Condoleo




    

"Ad ogni tempo la sua arte, all'arte la libertà": questo il motto scolpito a lettere dorate sulla fronte dell'edificio realizzato a Vienna da Joseph Maria Olbrich nel 1898, quale sede permanente delle esposizioni del gruppo della Secessione viennese, di cui Gustav Klimt fu cofondatore e I° presidente. A cento cinquant’anni dalla nascita del grande artista, Vienna dedica una serie di mostre prestigiose a lui e al suo Movimento che ha saputo portare avanti istanze fondamentali per il rinnovamento dell'arte. Una rassegna dal titolo "Gustav Klimt nel segno di Hoffmann e della Secessione" riporta a Venezia, nelle sale del Museo Correr, dopo un secolo dalla partecipazione di Klimt alla Biennale del 1910, l’opera del Maestro austriaco grazie ad un’esposizione di eccezionali dipinti, disegni rari, mobili e raffinati gioielli, nonché i disegni che testimoniano l’evoluzione dell’opera di Klimt e degli altri protagonisti della Secessione.
Giuditta I, 1901 Olio su tela 84 x 42 cm, Vienna Belvedere © Belvedere, Vienna

La volontà di aprire il mondo figurativo austriaco alle più moderne istanze europee, cercando di separare il fare artistico dai fini meramente commerciali, ha infatti rappresentato una spinta propulsiva e vitale per le correnti del Modernismo in tutta Europa. Dalle pagine della rivista "Ver sacrum", organo di diffusione e promozione del gruppo della Secessione, artisti e critici propugnarono con energia le nuove idee fino al 1918, data della 49° e ultima mostra, anno in cui morirono i maggiori esponenti dell'arte d'inizio secolo: Klimt, il grande architetto Otto Wagner e Koloman Moser, pittore e grafico, docente di quella Scuola di Arti Applicate di Vienna, dove fu elaborata la teoria dell'"arte totale", ovvero la sintesi di architettura, scultura, pittura ed arti minori. Durante la ventennale attività espositiva, di cui le opere klimtiane rappresentarono sempre il nucleo centrale, la Secessione ebbe il merito non solo di presentare al pubblico pittori europei già affermati, come Monet, Rodin o Böklin, infrangendo l'isolamento dell'arte austriaca, ma anche di far conoscere genialità figurative, come Van Gogh, Cezanne, Schiele, Munch, che avrebbero rivoluzionato il panorama artistico del XX° secolo.
Lo stesso Klimt fu profondamente influenzato dalle mostre secessioniste: il paesaggismo di Monet, la tecnica pointellista di Signac, il linearismo nervoso di Toulouse-Lautrec, la xilografia giapponese e l'audacia coloristica di Matisse contribuirono sensibilmente all'evoluzione del linguaggio del Maestro dello Jugendstil. Nel 1902, in occasione della presentazione della statua di Beethoven scolpita da Max Klinger, la Secessione organizzò una delle sue più importanti esposizioni, allestita dall'architetto e amico Josef Hoffmann, per la quale Klimt creò il celebre "Fregio di Beethoven" (1901/2), il cui progetto è presente nella mostra veneziana.


Acqua in movimento, 1898 Olio su tela, 52 × 65 cm © Galerie St. Etienne, New York



Studio per la Gorgone di sinistra nelle “Forze ostili”, Fregio di Beethoven, 1902 Carboncino su carta, 42,2 x 31,5 cm, Collezione privata © Galerie Kovacek Spiegelgasse, Vienna


Il fregio, che si estende lungo tre pareti di una grande sala del Palazzo della Secessione a Vienna, per una lunghezza totale di 34 metri, rappresenta, com’è noto, una parafrasi pittorica della 9° Sinfonia di Beethoven, in cui Klimt traspone l'anelito umano alla felicità, mirabilmente espresso dalla musica del genio tedesco. L'opera, originalissima e suggestiva, influenzata dal simbolismo di Jan Toorop, provocò ammirazione e scandalo insieme, per la forte tendenza all'astrazione delle forme e per una "stranezza" tecnica: le immagini, infatti, dipinte su stucco con colori alla caseina, sono impreziosite da intarsi di pietre dure, applicazioni in oro, smalti, madreperla e specchi. Esse si snodano lungo le pareti dapprima come un'esile onda di forme flessuose e incorporee, fortemente stilizzate, che conduce all'imponente figura del guerriero (dai lineamenti di Gustav Malher), simbolo della forza e del coraggio, cui fa riscontro, nella parete frontale, la delicata immagine della poesia rasserenatrice, ove si placa ogni desiderio umano.


Volto di fanciulla, 1898 c.a. Olio su cartone, 38 x 34 cm, collezione privata © Belvedere, Vienna (Alfred Weidinger)
 
Spilla, 1905 Modello G367, Esecuzione Wiener Werkstätte/Karl Ponocny Argento, oro, corallo, lapislazzuli e pietra di luna, 5 x 5,1 cm, Galerie bei der Albertina – Zetter, Vienna. © Galerie bei der Albertina – Zetter, Vienna


Vizi, follia e morte, concretizzati in figure femminili vampiresche ed in terrificanti mostri dell'inconscio, si frappongono al compimento dell'aspirazione umana, fino a che l'utopistico cammino si conclude nel celebre "Bacio a tutto il mondo", rilassante e divino abbandono, ma anche felicità destinata a pochi eletti. Lo stile del fregio, essenziale e pregno di carica espressiva, entusiasmò all'epoca artisti come gli espressionisti Kokoschka e Schiele, per l’incisività della linea e per il pathos delle immagini; la raffinatezza decorativa e la preziosità dell'ornamentazione (frutto anche della suggestione provocata su Klimt dai mosaici veneziani e ravennati) rappresentano una sorta di liberazione dalla fisicità e dal dolore, e delineano un mondo pittorico che nella ricercata esuberanza ornamentale propone una sensualità metaforica, parallela a quella umana.




Fuochi fatui, 1903 Olio su tela, 52 x 60, Collezione privata europea © Christie’s Images Limited, London
 
E’ di quegli stessi anni uno dei capolavori klimtiani, "Giuditta I", l'eroina biblica che incarna un modello ideale di bellezza dal fascino enigmatico, gli occhi languidamente socchiusi, il sorriso inquietante. Poco spazio per l'immagine macabra della testa mozzata di Oloferne, poichè è la figura di Giuditta ad attrarre e primeggiare sulla tela. Se i motivi ornamentali che l'avvolgono, ispirati al mondo miceneo-greco, rimandano alla Pallade Atena dipinta da Klimt nel '98, divenuta emblema della Secessione, tuttavia essi acquistano in quest’opera eleganza e sensualità singolari. La lussureggiante varietà delle forme organiche s'intreccia a disegni astratti, creando una trasposizione fra figura e ornamentazione, tale che l'anatomia si muta in decorazione e quest'ultima diviene anatomia, in un'osmotica vicenda cromatica e luministica.
Nella pittura klimtiana, infatti, le immagini si smaterializzano e gli elementi decorativi, rutilanti di ori, divengono forme cariche di valenze simboliche, erotiche ed esoteriche, allusive ad un' interiorità vitalistica quanto misteriosa. Frutto di una fusione sapiente di suggerimenti metaforici che alludono alla vita, alla morte e all'eros, l'opera di Klimt trasmigra in un universo estetizzante e atemporale, come accade negli spendidi ritratti, come in quello di "Adele Bauer", dove l'ornamento sovrasta la figura fino ad assimilarla nella sua astratta e fagogitante
bellezza, negandone ogni veridicità naturalistica e/o psicologica, hortus conclusus che preserva l'umano dalla contaminazione e dall'incomprensibilità dell'esistenza.
Nel 1905 Klimt si distaccò dal gruppo della Secessione ponendo fine ad un periodo della vita contrassegnato da grandi successi; tuttavia la sua arte continuò ad arricchirsi di creative esperienze fino alla morte, avvenuta a soli 56 anni per un ictus.
La mostra al Museo Correr, curata da Alfreid Weidinger, oltre a rappresentare il frutto di un'importante collaborazione internazionale tra il Museo del Belvedere di Vienna e Musei civici di Venezia, intende esaltare l'influenza dell'arte di Klimt sul panorama figurativo italiano nei primi due decenni del secolo scorso, spesso non adeguatamente studiata, come ha dichiarato il direttore della Fondazione Musei Civici, Gabriella Belli.
La rassegna veneziana si concluderà l'8 luglio 2012.


Fregio di Beethoven (particolare), 1901-1902. Materiali vari, Vienna Belvedere © Belvedere, Vienna ( le forze del male:da sinistra: le Gorgoni, la malattia e la morte, il mostro Tifeo, lussuria e incontinenza)




Bruna Condoleo, storica dell'arte, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte


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