Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno IX - n.36 - Aprile - giugno 2013
IN MOSTRA 



Tiziano, alle Scuderie del Quirinale
di Bruna Condoleo






Vergine con il Bambino in gloria, con i santi Francesco e Biagio e il donatore Alvise Gozzi, 1520. Olio su tavola Ancona, Pinacoteca Civica "Francesco Podesti" e Galleria d'Arte Moderna
 




Ritratto di Carlo V con il cane, 1533. Olio su tela Madrid, Museo Nacional del Prado




Poter ammirare 40 capolavori di Tiziano, che punteggiano le fasi salienti della straordinaria attività del genio veneto, è opportunità unica che Le Scuderie del Quirinale, a Roma, offrono a quanti desiderino immergersi in un’arte perfetta e ricca di emotività, che ci rende fieri della nostra storia artistica. “Tiziano” è il laconico titolo della mostra di uno dei più inimitabili pittori che, oltre al suo straordinario e longevo talento, ha inaugurato il cammino dell’arte contemporanea europea.
Nato a Pieve di Cadore (Belluno) nel 1488 c., Tiziano Vecellio iniziò la carriera a Venezia assieme a Giorgione, conosciuto nella bottega dei fratelli Gentile e Giovanni Bellini, ma ben presto mostrò uno stile personalissimo in cui il naturalismo tonale della pittura veneta, incentrato sul rapporto tra colori diversi e fonte di luce, si sposa ad un plasticismo delle forme di gusto michelangiolesco. Il suo stile formidabile sa interpretare con originalità tecnica e iconografica le grandi tematiche care all’arte rinascimentale: religiosa, mitica, storica. Anche per questa sua versatilità la sua arte raffinata s'impose presso le più rinomate corti italiane ed europee, tanto che in breve tempo Tiziano divenne il ritrattista più conteso dalle famiglie “del potere”: dogi, cardinali e papi, come Paolo III, principi e sovrani come Francesco I, Filippo II, l'imperatore Carlo V, che nominò l'artista primo pittore della corte degli Asburgo, sono tutti immortalati in più di 200 splendidi ritratti che sanno indagare in profondità i loro sguardi, rivelarne le emozioni, suggerirne le ansie più segrete.


Uomo col guanto, 1524 – 1525 circa.Olio su tela Parigi, Musée du Louvre - Département des Peintures


Flora, 1517 circa. Olio su tela Firenze, Galleria degli Uffizi


Nella sua lunga esperienza artistica, durata oltre 60 anni, il pittore ha saputo rappresentare accanto al carattere ufficiale e simbolico dei personaggi dipinti, il lato più fragile della loro personalità grazie ad una finissima sensibilità introspettiva. Tiziano, infatti, alla stregua di Raffaello, ha il dono di evidenziare con rara maestria l’intima psicologia degli amici, dei letterati e degli umanisti più celebri del tempo, come Pietro Aretino o il cardinale Pietro Bembo, Federico Gonzaga e Isabella d'Este. Tuttavia anche i ritratti di anonimi personaggi, come “Uomo con il guanto”, rivelano l’inclinazione dell’artista a creare un’atmosfera singolare soprattutto attraverso i rapporti cromatici e luministici. La figura del giovane con il guanto, impostata sul buio dello sfondo, è modulata con i toni misteriosi dei neri, tipici dell’eleganza aristocratica, dei grigi e dei bianchi alternantisi in una magica sinfonia. Tutta la composizione e l’orchestrazione delle tinte parlano di cura dei particolari e di atteggiamenti signorili, mentre lo sguardo acuto dell’uomo tradisce una nota d’inquietudine e forse di celata malinconia (Joannides).
Le giovani donne, dipinte con delicata carnalità, ci riconducono al tema del nudo femminile, caro al Rinascimento come al mondo antico, che Tiziano ripropone in una grande quantità di dipinti: dall’attraente quotidianità della “Venere d’Urbino” alla sensualissima “Danae” alla languida “Maddalena”, il Bello ha trovato nell’artista veneto un interprete eccellente, che sa sublimare la bellezza femminile fondendo l’idealizzazione cinquecentesca con uno tocco di realismo permeato di grazia e di avvenente sensualità.




Danae e la pioggia d'oro, 1544 – 1545. Olio su tela Napoli, Museo di Capodimonte
Fototeca della Soprintendenza Speciale per il PSAE e per il Polo Museale della città di Napoli



La raggiante e calda vitalità di “Flora”, dipinta nel periodo giovanile, non esclude la conturbante fisicità della Danae, capolavoro della piena maturità: molle nell’abbandono ai desideri di Giove, distesa su un letto disfatto, la fanciulla attende la misteriosa pioggia d’oro che la feconderà e che la invade con la sua luce, ne impregna le morbide carni, si riflette nel tendaggio aperto come un sipario, rimbalza sul corpo di un Eros curioso, per diffondersi nei mille colori delle sue ali. Mentre nella “Maddalena” l’artista esalta un tipo di bellezza seducente e carnale, seppur velata da un patetismo devoto che le bagna le pupille e le schiude le labbra, in “La Bella” appare ritratta l’immagine di una femminilità vibrante e serena, ma più casta; tuttavia sia l’una che l’altra, come spiega F. Navarro, sono icone di una fisicità che incarna l’“armonia universale che si genera dall’unione delle qualità contrarie e diverse, dalla configurazione dialettica degli opposti”.
Colorista d’eccezione, Tiziano sa mitigare i chiaroscuri con morbidezze inedite e la sua pennellata, precisa e definita nelle opere giovanili, divenuta sempre più fluida nella maturità, si fa veloce, disfatta, a tratti visionaria, come accade nei suggestivi dipinti sacri esposti a Roma. Nella mostra, che conduce il visitatore sala dopo sala in un percorso di intensa riflessione spirituale, le grandi tele dedicate alla passione di Cristo coinvolgono in un viaggio interiore sul pensiero della morte e sul suo mistero. Nel “Cristo crocefisso” dell’Escorial di Madrid, capolavoro della piena maturità, Gesù appare grandioso e tragico nella sua solitudine, condivisa soltanto dall’immagine tetra e simbolica di un teschio.




Maddalena, 1531 – 1535. Olio su tavola, Firenze,
Galleria Palatina di Palazzo Pitti


Qui il tonalismo di Tiziano ha sostituito ai caldi e focosi toni della giovinezza una tavolozza di toni bruniti, pieni di pathos, resi vibranti da un luminismo tenebroso, mentre la pennellata diviene ricca di barlumi e di fosforescenze, soprattutto nel fantastico paesaggio.In questa splendida opera, come in altre analoghe, Tiziano anticipa di quasi tre secoli la pittura dei paesaggisti inglesi e se si confronta con gli scenari di Turner, si rivela di una modernità sorprendente.
Nella “Deposizione di Cristo nel sepolcro” pennellate a corpo animano una composizione drammatica, dove gli effetti di una luce argentea accendono i rossi delle vesti e sfaldano i corpi, donando ai personaggi l’evidenza di un “primo piano”, di gusto quasi cinematografico. La figura di Nicodemo è un autoritratto dell’artista che in prima persona partecipa a questa sacra rappresentazione pervasa d’intensa passionalità.
Soggetti religiosi e mitologici, allegorie erotiche e temi tipici del Manierismo vengono resi dall'Artista con la medesima esuberanza pittorica: la sensualità del colore, la capacità di captare i moti dell'anima, la sontuosità delle vesti, i romantici paesaggi testimoniano del genio pittorico di Tiziano che godette di grande fama già nel proprio tempo da divenire un mito della storia dell'arte, mai spento.




Deposizione di Cristo nel sepolcro, 1559. Olio su tela Madrid, Museo Nacional del Prado © Madrid, Museo Nacional del Prado





Autoritratto, 1565 – 1566 circa. Olio su tela
Madrid, Museo Nacional del Prado © Museo Nacional del Prado



Dopo il 1558 Tiziano accentuerà il pathos della forma per l'acutizzarsi di una crisi interiore e mostrerà una vicinanza tecnica all’arte michelangiolesca della maturità, ovvero a quella tecnica del “non finito”, utilizzata dal Buonarroti nell’affresco del “Giudizio Universale”, che rende ogni cosa instabile e indefinita. Con l’ infittirsi dei temi religiosi e mitologici e con l’uso di dipingere addirittura con le mani, l’originaria smagliante tavolozza giovanile si è dissolta ormai in una bruma misteriosa ed inquietante. In opere tarde, come “Autoritratto” del ’67 o “La punizione di Marsia” del ‘70, la vicenda della luce che decompone le forme testimonia di una meditazione tragica sui temi del dolore e della morte, che travalica i confini dell’immaginario pittorico e anticipa l’arte di Rembrandt, ma anche l’Espressionismo moderno.
Il 27 agosto 1576, durante la peste, all'età di 88 anni, Tiziano muore nella sua amata Venezia mentre sta ultimando un ultimo capolavoro: la Pietà, incredibile analogia con la vita di Michelangelo!
La mostra “Tiziano”, curata egregiamente da Giovanni C.F. Villa, realizzata a Roma presso Le Scuderie del Quirinale a più di 20 anni dall’ultima retrospettiva veneziana, si concluderà il 16 giugno 2013 e per la sua bellezza sta già prospettandosi come un evento di grande successo.


Bruna Condoleo, storica dell'arte, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte


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