Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno IX - n.38 - Ottobre - dicembre 2013
IN MOSTRA 

Pierre Auguste RENOIR: inno alla bellezza e alla vita
In mostra a Torino

di Bruna Condoleo





L'altalena, 1876 Olio su tela; 92 x 73 cm Paris,
Musée d'Orsay (RF 2738) © Bridgeman/ Archivi Alinari
 




A buon diritto considerato il pittore della “joie de vivre”, colui che ha immortalato con impareggiabile talento la bellezza femminile, la natura e l’amore, Renoir approda alla GAM di Torino con un’esposizione straordinaria di circa 60 capolavori, in gran parte mai visti in Italia. La mostra “Renoir, dalle Collezioni del Musée d’Orsay e dell’Orangerie”, inauguratasi 23 ottobre, offre al pubblico l’immagine esaustiva del genio francese, dall’ artistica svolta negli anni della bohème, con splendidi ritratti di amici e conoscenti, fino agli ultimi capolavori.
Artigiano decoratore di ceramiche, poi studente all’Ecole des Beaux-Arts assieme a Monet, Bazille e Sisley, Pierre-Auguste Renoir (1841- 1919) fu dagli anni ’70 un convinto assertore del rinnovamento della pittura accademica, operando en plein air insieme ad altri giovani impressionisti nella foresta di Fontainebleau o alla Grenouillère. L’animata vita parigina, i caffè alla moda, i balli della borghesia giovane e spensierata sono dipinti da Renoir con tocco rapido e dinamico, con una ricchezza di toni e una vivacità di tinte luminosissime che hanno costituito il suo inconfondibile stile. Nel famoso “Ballo del Moulin de la Galette”, com’è noto, la critica del tempo fu sconcertata dalla dissoluzione delle forme e dalla vibrazione colorata della luce che s’insinua attraverso il fogliame, accendendo di bagliori i visi e i corpi delle figure.
L'artista rivela fin dai primi dipinti un animo sensibilissimo alla materia pittorica, una raffinatezza lontana da intellettualismi, nata innanzi tutto dall'amore sconfinato per il dipingere, che egli considera "facile e naturale" come respirare.



Sentiero nell'erba alta, 1876-1877 Olio su tela; 60 x 74 cm Paris, Musée d'Orsay (RF 2581) © Bridgeman/ Archivi Alinari


Durante la lunga e feconda carriera Renoir dipinse molto spesso le donne: mamme tenere, giovanette rese con una grazia e un fascino settecenteschi, borghesi dalle forme morbide e seducenti, operaie dalla bellezza impalpabile, circonfuse di un’aura quasi magica. Ma sono soprattutto i nudi femminili ad attrarre il giovane come il maturo Renoir: la pelle delle sue modelle vibra sulla tela d’aria e di luce, le pennellate si moltiplicano nei toni e una bellezza rubensiana sprigiona dai loro corpi, come accade in "Nudo sui cuscini", una tela memore delle veneri di Tiziano, ma anche dei nudi di Goya.
Già dagli anni '80 Renoir aveva attraversato una crisi che anche altri artisti, come Dégas o Cézanne, avvertono come disagio e ristrettezza dell'estetica dell'Impressionismo. L'arte "en plein air", la pittura della percezione visiva, tesa ad afferrare l'istante nel suo veloce apparire, priva di disegno geometrico e di regole accademiche, sta stretta all'Artista, da sempre ammiratore della lezione dei grandi del passato, studiati al Louvre: Boucher e Fragonard, Rubens e Tiziano, Raffaello, Veronese, Ingres.



Claude Monet, 1875 Olio su tela; 84 x 60,5 cm Paris,
Musée d'Orsay (RF 3666) © Jean-Gilles Berizzi RMN
Réunion des Musées Nationaux/ distr. Alinari





Madame Darras, 1868 circa Olio su tela; 48 x 40 cm Paris, Musée d'Orsay (RF 1965 11) © Hervé Lewandowski RMN-Réunion des Musées Nationaux/ Distr. Alinari



Il recupero della forma diviene per l’Artista un’esigenza che nasce da un gusto dell' antico e dalla necessità di acquisire una tecnica memore della tradizione classica, ma perfetta in sé, fine ultimo del fare pittorico. Dopo un viaggio ad Algeri, sulle orme di Délacroix, la riscoperta di Raffaello in Italia, della pittura pompeiana a Napoli e a Pompei e il recupero dell’arte dei Grandi Veneti convincono Renoir a tralasciare la visione impressionista per privilegiare una forma più corposa, un disegno e una linea di contorno più netti che diano al dipinto un contenuto meno mutevole e una sostanza quasi “metafisica”. Non più la pittura del transeunte, ma l’immagine archetipa, grandiosa e solenne che viene dall’alba dei tempi, dalle Veneri preistoriche, dalla Magna Mater mediterranea, dal concetto millenario di fecondità. Nascono i nudi dell’ultimo decennio di vita, rotondità femminili che giganteggiano serene nella natura, esuberanti immagini di una classicità ritrovata.





Danza in campagna, 1883 Olio su tela; 180,3 x 90 cm Paris, Musée d'Orsay (RF 1979 64) © Bridgeman/ Archivi Alinari





Danza in città, 1883 Olio su tela; 180 x 90 cm Paris, Musée d'Orsay (RF 1978 13) © Hervé Lewandowski RMN-Réunion des Musées Nationaux/ Distr. Alinari



A volte invece, sono i visi ingenui e stupefatti dei fanciulli, che rammentano Claude, ultimo tardivo dono dei suoi 60 anni, ad offrire all’Artista l’occasione di accensioni esplosive di colori caldi e di impasti densi, oppure sono fiori e paesaggi audaci, dipinti con pennellate vibranti alla maniera del ‘700 francese, a rendere l’inquietante vitalità di un animo solare e operoso, che il giorno prima di morire così si esprimeva: “faccio ancora progressi! ”.
La mediterraneità di Renoir esplode anche nelle sculture, da quelle create quando ancora le sue mani erano capaci di modellare plastici volumi, con volti dalle grandi labbra e dagli occhi assorti, fino alle opere realizzate su suoi disegni dagli scolari, quando la paralisi progressiva alle mani e alle gambe gli impedì di lavorare. Nessuna avversità, tuttavia, riuscì a frenare la creatività dell’artista che dipinse fino all’ultimo giorno con i pennelli legati alle mani, nel suo studio a Cagnes sur Mer.


Julie Manet (anche detto Bambina con gatto), 1887 Olio su tela; 65,5 x 53,5 cm Paris, Musée d'Orsay (RF 1999 13) © Hervé Lewandowski RMN-Réunion des Musées Nationaux/ Distr. Alinari

Ragazze al piano, 1892 Olio su tela; 116 x 90 cm Paris, Musée d'Orsay (RF 755) © A. Koch/ Interfoto/ Archivi Alinari


Di questi lavori plastici soltanto una gigantesca scultura è presente in mostra: "Grande lavandaia accovacciata" del 1917, realizzata due anni prima della morte!
La mostra torinese si divide in nove sezioni, ognuna delle quali propone un tema e un approfondimento; l’epoca giovanile; la galleria dei ritratti femminili; le acque, i giardini e il verde irregolare della natura, i paesaggi più amati dall’artista; i volti dell’infanzia, seguiti dalle feste cittadine e dai balli in campagna; i bouquet e infine il nudo, esaltato attraverso il contatto diretto e lo studio dell’arte italiana. La pregevole rassegna si conclude con l’estremo capolavoro “Bagnanti”, vero testamento pittorico di Renoir, donato dai figli dell’artista allo Stato francese nel 1923. Le cinque “bagnanti”, dalla pelle rosata e dai volumi morbidi, esprimono una visione idilliaca della natura, un paradiso in terra dipinto con immagini sublimi e con un gusto della perfezione che, seppur si nutre di sensualità coloristiche e di plastiche morbidezze, sa infine divenire forma soprasensibile, l’ideale stesso della Bellezza.


Grande nudo, anche detto Nudo sui cuscini, 1907 Olio su tela; 71 x 156 cm Paris, Musée d'Orsay (RF 1975 18) © Hervé Lewandowski RMN-Réunion des Musées Nationaux/ Distr. Alinari



Bruna Condoleo, storica dell'arte, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte



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