Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno IX - n.41 - Luglio - settembre 2014
IN MOSTRA 



Michelangelo: " Incontrare un artista universale "
di Bruna Condoleo




Parlare di Michelangelo non vuol dire soltanto prendere atto di un’eccezionale genialità e di una mirabile padronanza delle tecniche scultoree e pittoriche, ma riconoscere l’originalità delle sue creazioni rispetto ai modelli antichi e moderni su cui l’Artista fonda la lunga esperienza di vita e di arte. Analizzando le opere fin dall’età dell’adolescenza, infatti, si avverte che in lui esistono in nuce tutte le risoluzioni più ardite e i linguaggi formali espressi compiutamente nella maturità, a loro volta antesignani delle più innovative estetiche del nostro tempo. Le sculture giovanili, come La Madonna della Scala, creata a soli 15 anni o “Il Bacco” del Bargello", sono già capolavori assoluti che l’arte dei secoli a venire prenderà a modelli, dall’Età barocca all’Espressionismo del ‘900.
Se è vero che Michelangelo sa farsi interprete della sua età come pochi altri, ciò che genera stupore è la capacità che hanno le sue opere di oltrepassare l'ambito culturale del proprio tempo per tradurre in maniera universale l’eterno e titanico dramma dell’esistere, lo scontro delle passioni, il dubbio e l’angoscia umani, sentimenti sempre attuali. La mostra 1564-2014 Michelangelo. Incontrare un artista universale, che si sta svolgendo a Roma, ai Musei Capitolini, in occasione dei 450 anni dalla sua morte, vuole mettere in risalto i debiti che il "divino artefice" ebbe con il passato, ma nello stesso tempo far emergere la modernità d’interpretazione rispetto ai modelli culturali da lui assunti.




Jacopino del Conte (Firenze 1510-Roma 1598), Ritratto di Michelangelo, 1535 circa, Tavola, cm 98,5 x 68 Firenze, Casa Buonarroti, inv. Gallerie 1890, n. 1708

    



Michelangelo, Madonna della scala, 1490 circa,
Marmo; cm 56,7 x 40,1 Firenze,
Casa Buonarroti, inv. 190



Michelangelo aveva studiato da giovane sui reperti antichi conservati negli Orti medicei, ma aveva anche fatto tesoro dell’arte di Giotto e di Masaccio, i cui affreschi era solito copiare nella Cappella Brancacci a Firenze; degli insegnamenti di Bertoldo, allievo del grande Donatello; ammirava senza dubbio l’arte greca (specialmente quella ellenistica) e la scultura romana, ma riteneva il gotico espressionismo di Giovanni Pisano un linguaggio formidabile. Intriso di una cultura immensa, egli seppe creare già nei primi 25 anni di vita opere che per qualsiasi artista avrebbero rappresentato il punto di arrivo di un’intera carriera!
Già nella giovanile Madonna della Scala Michelangelo affronta il tema tradizionale della Vergine con il bambino in maniera inedita: non la tranquilla offerta del Figlio all'umanità, ma un'inquieta, umana reinterpretazione del soggetto. La tecnica dello "schiacciato" donatelliano (degradazione dei piani ai fini prospettici) serve qui a porre le figure in primo piano, facendo emergere la muscolosa torsione di Gesù, la morbidezza quattrocentesca del panneggio della Madre, memore delle delicatezze luministiche di Jacopo della Quercia, e l'inversione prospettica della scala che, anzichè protendersi nello spazio retrostante, sembra gravitare verso lo spettatore. “La Battaglia dei centauri”, scolpita a 16 anni, è un altorilievo sprigionante un’immensa vitalità nei corpi nudi che invadono dinamicamente lo spazio con aggetti diversi e con forti contrapposizioni di masse plastiche. Un ritmo circolare pervade questa mischia furiosa, ma ordinata da quello stesso ritmo rotatorio che 45 anni dopo animerà l’imperioso gesto divino nel Giudizio Universale della Sistina! Nella “Battaglia” (nella mostra romana è purtroppo presente il calco in gesso) il marmo è scolpito con forme lucide e luminose, altre scabre, appena sbozzate, che paiono drammaticamente prigioniere della lastra da cui tentano di liberarsi: è già qui il pathos del non finito michelangiolesco, la tecnica che l’Artista utilizzerà nei “Prigioni” o nella tragica e poetica “Pietà Rondanini”, ovvero un rilievo "indistinto", ricercato volutamente per lasciare trasparire la tensione della forma fisica e il tormento dell'anima.




Michelangelo con la collaborazione di Tiberio Calcagni (Firenze 1532-Roma 1565), Bruto Post 1539 Marmo, altezza complessiva cm 95, base cm 21 Firenze, Museo Nazionale del Bargello, inv. Sculture n. 97

   



Studi per la scala nel ricetto della Biblioteca Laurenziana, prospetto di una finestra o di un tabernacolo, profili di basi, sagome di profili e disegni di figura 1525 Pietra rossa, pietra nera, penna e inchiostro, su carta; mm 386 x 280 Firenze, Casa Buonarroti, inv.92 A


L’ansia religiosa che sempre ha animato Michelangelo durante la lunga esistenza terrena, costituisce la radice profonda della sua prassi artistica: le mani del Maestro, abilissime nell’arduo mestiere del “tollere” materia superflua dal marmo, come pure nella laboriosa tecnica dell’affresco, hanno saputo trasfondere nelle opere la forza, a volta turbinosa, della sua fede e la fiducia nell’uomo, ma anche la drammaticità del suo destino.
Di grande impatto emotivo il busto di Bruto, esposto in mostra accanto al celebre Bruto Capitolino, d'età augustea: il confronto tra le due sculture rivela l’originalità dell’interpretazione michelangiolesca che accentua la torsione del fiero volto “non finito”, simbolo di forza morale e di coraggio nella difesa della libertà, mentre il Bruto bronzeo, “libertatis vindex”, nella saldezza frontale esprime la determinazione imperiosa di una salda personalità.
Molti i calchi di opere esposte nella mostra capitolina, fra cui due dei Prigioni, lo “Schiavo barbuto” e lo “Schiavo morente”, sculture che Michelangelo aveva realizzato per la tomba di Papa Giulio II, concepita per San Pietro e mai portata a termine (com’è noto, il monumento ridimensionato si trova in San Pietro in Vincoli), un progetto durato 40 anni che lo stesso Artista definì la “tragedia della sepoltura”!
Una delle sculture originali più affascinanti esposta a Roma è senza dubbio il Cristo Redentore Giustiniani, proveniente da Bassano Romano (VT), prima versione incompiuta della statua replicata dall’Artista più tardi per la chiesa di S. Maria Sopra Minerva, dove ancora si trova. Quantunque Michelengelo non fosse soddisfatto del risultato a causa di una macchia scura del marmo rivelatasi sul viso, l’imponente scultura è molto coinvolgente: è un Cristo nudo, come un antico eroe, solenne e drammatico, trionfatore sulla morte nella sua monumentale bellezza formale.




Michelangelo, Dio fluviale, 1525 circa, Sego, pece, cera, trementina; lunghezza cm 22 Firenze, Casa Buonarroti, inv. 542

    



Michelangelo, La caduta di Fetonte, 1534 circa,
Carboncino, su carta; mm 349 x 255 Venezia,
Gallerie dell'Accademia, inv n. 177 r


Ma la mostra romana riserva molte altre sorprese, esponendo una grande quantità di disegni, progetti architettonici, finanche poesie autografe dell’Artista, a testimonianza dell’universalità dell’ ispirazione michelangiolesca. Nei disegni e nei progetti creati nei due primi decenni del ‘500 a Firenze per la facciata di San Lorenzo (in mostra si può ammirarne il grandioso progetto ligneo, non portato a termine), come nella progettazione grafica della Sagrestia Nuova, sacello mediceo annesso alla Chiesa contenente le celebri tombe, o negli schizzi per la Biblioteca Laurenziana, prima ancora della Cupola di S. Pietro, Michelangelo attua un concetto di spazio architettonico che, pur rifacendosi all’antico e tenendo sempre presente l’esempio brunelleschiano, rivela l’originalità nell’accentuata plasticità delle membrature, modellate al pari di una scultura, ricche di tensione e di contrasti di linee e di forze.
Uno dei caratteri pregnanti della personalità di Michelangelo fu senza dubbio il conflitto intimo e filosofico tra il desiderio di bellezza ideale e l’impulso erotico, fra una dimensione celeste e una terrena, che egli tradusse in modo superbo nella scultura, ma altrettanto efficacemente nella poesia. Lo rivelano le sue rime, dove si evidenzia l’antinomia tra l’ansia spirituale e la forza dei sensi, ma ancor meglio le liriche per Vittoria Colonna, marchesa di Pescara, donna “alta e gradita”, stimata e vagheggiata dall’Artista che le dedica madrigali appassionati in cui esprime ammirazione devota e totale.




Michelangelo (opera non finita, completata da ignoto scultore del sec. XVII), Cristo Redentore (Cristo Giustiniani), 1514-1516, Marmo del Polvaccio (Carrara); h. m. 2,50, m. 2,01 senza la croce, Bassano Romano (Viterbo), Chiesa San Vincenzo Martire

    



Michelangelo, Crocifiss,o 1563 circa Legno;
altezza cm 26,5 Firenze, Casa Buonarroti, inv. 195


L’ansia di pacificare la propria turbolenta natura si riflette tangibilmente negli ultimi 30 anni di vita dell’Artista, nei quali il tema della morte e della salvezza cristiana caratterizza ogni opera, ma soprattutto nel Giudizio Universale della Sistina, nelle ultime due Pietà, la Bandini di Firenze e la Rondanini di Milano, di cui sono esposti bellissimi disegni di nudi e studi, anche nel piccolo prezioso Crocifisso ligneo di Casa Buonarroti (presente in mostra), realizzato con la tecnica del “non finito”. La morte, benchè esprima il culmine tragico dell’esperienza umana, nelle opere di Michelangelo si ammanta di un alone mistico e salvifico che soltanto la fede può donare.
La mostra capitolina è dunque concepita come un laboratorio di ricerca degli spunti formali che l’Artista ha assunto dall’antichità e dall’arte a lui contemporanea, ma presenta anche opere di artisti celebri che si sono ispirati alle forme e ai temi del Divino artefice, mettendone a frutto l'insegnamento e le innumerevoli suggestioni estetiche.
E’ facile, perciò, comprendere come mai la sua figura sia divenuta mitica: capace di lucido senso critico e di una straordinaria libertà inventiva, come pochi altri nella storia dell'arte Michelangelo ha mantenuto una fama inalterata nel tempo.
Esempio di pienezza intellettuale e di alto magistero artistico, egli è stato uno straordinario punto di riferimento della vita culturale del '900 lasciando una traccia indelebile nell’opera degli artisti che si sono confrontati con lui, tanto da costituire un fulcro di approfondimento che supera i confini degli studi sul Rinascimento e si inserisce in una prospettiva interdisciplinare, aperta al panorama internazionale.
La mostra romana è un'occasione di studio e di riflessione per tentare di comprendere quanto sia stata vasta e profonda l'influenza di Michelangelo nella cultura del suo secolo e di quelli a lui successivi per ciò che concerne tutte le arti visive. Il forte carattere iconico dell'artista nella contemporaneità non ha eguali, neppure paragonato a personalità geniali come Leonardo e Munch: l'opera michelangiolesca è talmente presente nell'immaginario del '900 che se ne è fatto uso e abuso, fino alla recente rappresentazione del David armato di mitragliatrice in una discussa pubblicità americana !

Curata da Cristina Acidini, Soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale di Firenze, con Elena Capretti e Sergio Risaliti, storici dell'arte, la mostra si concluderà il 14 settembre 2014. un appuntamento speciale da non perdere!








Bruna Condoleo, storica dell'arte, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte




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