Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno IX - n.42 - Ottobre - dicembre 2014
IN MOSTRA 



Giacometti e l'Arcaico
di Bruna Condoleo




L’opera scultorea di Alberto Giacometti (Stampa (Svizzera) 1901 / Coira 1966) senza alcun dubbio fa parte di quelle produzioni artistiche che attingono a un concetto di universalità, raccordando senza traumi né forzature passato lontanissimo e contemporaneità. Una mostra al MAN di Nuoro, si propone di evidenziare la capacità dell’artista svizzero di collegare mondi razionalmente distanti, ma contigui per espressione formale e per tematiche. Tutte le più arcaiche civiltà mediterranee e non solo, rivivono, infatti, nell’opera di Giacometti, mantenendo lo stesso potere noumenico e lo stesso senso di mistero che caratterizzano le opere dell'antichità: l’arte egizia innanzi tutto, che a più riprese si innesta nello spirito e nella forma scultorea prediletta di Giacometti; l’arte etrusca e quella sumerica, la scultura cicladica, l’arte africana e il mondo nuragico, insomma l'immenso bagaglio culturale ed estetico che è alle radici della storia del mondo. Il confronto tra alcune interessanti testimonianze scultoree di queste ancestrali culture e le opere di Giacometti costruisce il dialogo che la mostra nuorese offre al pubblico in un cammino storico ed esistenziale di rara bellezza e di indubbio fascino.
L’artista, com’è noto, ha attraversato nella sua attività artistiche diverse fasi, in cui dalla costruzione figurativa della forma, mai venuta del tutto meno, è approdato a un linguaggio scarnificato e franto, come dimostrano le immagini delle donne, i ritratti e le figure esili, dalle forme sottilissime ed estenuate, simili ad ectoplasmi, simboli di mondi ignoti e di verità interiori.




Gruppo scultoreo di Mainekhet e famiglia stanti, Museo Civico Archeologico di Bologna

    



Alberto Giacometti: Donna che cammina 1936, Bronzo, cm. h.144.6 Collezione Peggy Guggenheim, Venezia (Fondazione Solomon R. Guggenheim, New York) Credit Photo David Heald



Seppure in gioventù egli fosse interessato all’arte di Durer, Rembrandt, Velasquez e Hokusai, e fosse attratto dalla modellazione della forma, percorse un itinerario di ricerca di estrema essenzialità per raggiungere uno stile proprio, dove potesse accogliere liberamente il riflesso di stimoli provenienti dalle esperienze più antiche.
Allievo a Parigi nell’atelier di Antoine Bourdelle dal 1922 al 1925, si sentì presto coinvolto con l’opera di Cézanne e dei cubisti, ma non smise di ricercare approcci personali e critici. Anche l’avvicinamento al Surrealismo nei primi anni ’30 fu soprattutto curiosità letteraria e non soddisfece completamente Giacometti: benchè fosse attratto dall’esplorazione onirica surrealista, egli individua la funzione dell’arte nell’evocazione dell’invisibile, della sfera religiosa e del regno dell’aldilà. Il pensiero e l’ossessione della morte sono sempre presenti nell’opera dello scultore, che durante il primo viaggio in Italia (1921), imbattutosi in una testa egizia al Museo Archeologico di Firenze, disse: “la prima testa scolpita che mi diede l’impressione di essere viva”. Fu allora che comprò il libro della studiosa Hedwig Fechheimer, fondamentale per tutta l’interpretazione che l’artista diede del significato trascendente dell’arte egizia: al ritorno da quel viaggio si raffigurò nell’autoritratto ispirato a quello del faraone Akhenaton!




Bidyogo (Guinea Bissau), Ultimo quarto XIX Sec, Legno, stoffa e patina sacrificale h. 39 cm. Collezione privata courtesy Galleria 70, Milano

   



Alberto Giacometti: Annette assise, 1956, Bronzo 52x16x24 cm. Collezione privata, Ginevra


Da allora le sue figure femminili sono sempre più simili a idoli egizi, immagini quasi incorporee e ineffabili: la donna stante e l’uomo che cammina ripropongono nell’iconografia la frontalità e la ieraticità della scultura egizia, ma non si può tralasciare l’influsso dell’arte negra, grazie al quale l’artista accentuerà nelle figure il ventre piatto e allungato per evocare nell’ immaterialità della forma l’invisibile che da sempre l’uomo racchiude in sé.
Molte delle sculture di Giacometti sono anche ravvicinabili ai bronzetti nuragici e ciò, oltre ad esprimere il suo amore per le espressioni ancestrali, può trovare una spiegazione nelle parole di Giuseppe Marchiori, storico dell’arte e fine studioso, il quale nei corpi “esili come guerrieri nuragici, senza lance e scudi, oppure simili all’idolo volterrano, agli uomini della notte”, riconosce lo spirito antropologico della ricerca di Giacometti, tutta tesa a individuare l’essenza più profonda dell’uomo senza implicazioni di tempo e di spazio. La mostra nuorese, a cura di Pietro Bellasi e Chiara Gatti, ha infatti il suggestivo titolo “A un passo dal tempo. Giacometti e l’arcaico”, che evidenzia la dimensione di eterno presente nell’opera dell’artista. Pertanto 4 Musei archeologici italiani (Cagliari, Bologna, Piacenza e Villa Giulia a Roma) hanno inviato al MAN di Nuoro capolavori arcaici che, in un percorso parallelo, mostreranno la modernità dell’antico e la primitività del contemporaneo.
Dal 24 ottobre 2014 al 25 gennaio 2015.





Bronzetto votivo raffigurante Horo Arpocrate gradiente, Epoca tarda, Museo Civico Archeologico di Bologna

    



Alberto Giacometti: Femme de Venise V 1956, Bronzo, cm. 112 x 14 x 32 Collezione privata







Bruna Condoleo, storica dell'arte, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte




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