Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XI - n.49 - Luglio-settembre 2016
IN MOSTRA 


Bilbao. Al Guggenheim: "FRANCIS BACON. Da Picasso a Velasquez".
di Bruna Condoleo




Nato (1909) in Irlanda, a Dublino, da una famiglia inglese, Francis Bacon ha documentato con una pittura violenta e visionaria la sua vita tormentata, volta agli eccessi, attanagliata dall’angoscia esistenziale e da un cupo senso di morte.
Dopo l’interessante esposizione milanese del 2008, Il Guggenheim di Bilbao gli dedica una grande mostra che intende evidenziare l’influenza della pittura francese e spagnola sulla creatività dell’artista attraverso l’esposizione di circa 80 opere tratte dal suo excursus pittorico, iniziato nel ’34 con una esposizione “privata” e conclusosi nel ’92, dopo mezzo secolo di successi in tutto il mondo.
Dopo aver conosciuto il Surrealismo nella Parigi degli ultimi anni ’20, l‘esperienza artistica di Bacon si è orientata verso un neo-espressionismo figurativo, contrassegnato da un’inquietudine sconvolgente: la sua opera è la cruda testimonianza dell’impossibilità dell’arte nel dopoguerra di porsi come mezzo di conoscenza del mondo, in un’epoca in cui l’arte tende a rivolgersi su se stessa interrogandosi sul proprio ruolo. L’interesse centrale dell’artista anglo-irlandese è la figura umana che nei suoi dipinti sembra incapace di comunicare con l’altro, relegata com'è in spazi angusti e ostili, dilaniata dalla solitudine, regredita a uno stadio pre-relazionale.
Fin dalle prime opere la tendenza alla deformazione si rivela una costante, come pure l’interesse per il corpo: nelle mostre inglesi dell’immediato dopoguerra i lavori di Bacon rivelano già l’ attrazione per la “carne” umana mediante una rappresentazione ossessiva dei corpi nudi, sempre più deturpati e contorti, vorticosamente avvinghiati su se stessi, resi con colori violenti e sensuali, mescolati in maniera inusuale. I lineamenti corporei sono il frutto di una gestualità drammatica dell'artista e i visi, solcati da pennellate energiche come sciabolate, quasi ferite dell’anima, si fanno mostruosi nella perenne metamorfosi dei tratti che suscita spesso repulsione. L’interessante serie delle Teste prelude al periodo delle opere dedicate ai ritratti dei papi negli anni ’50. E’ noto che il ritratto di "Innocenzo X" di Vélasquez sia stato per Bacon una vera ossessione e costituisca un’immagine con cui l’artista si è confrontato più e più volte, creando capolavori come Papa (‘51), dell’Art Gallery di Aberdeen, o Studio dal ritratto di papa Innocenzo X del ’65.



FRANCIS BACON FURY ca. 1944 Oil and pastel on fiberboard 94 x 74 cm Private collection
    



FRANCIS BACON PORTRAIT OF MICHEL LEIRIS 1976 Oil on canvas 34 x 29 cm Centre Pompidou, Paris - Musée national d'art moderne.



Oltre ad ispirarsi a grandi pittori del passato, da Velasquez a El Greco, e ad artisti del suo secolo, come Picasso e Giacometti, Bacon si è servito anche della fotografia, soprattutto degli studi di Eadweard Muybridge riguardanti la frammentazione del movimento. Nelle sue figure, infatti, i movimenti graduati e sincronici desunti dalle foto si rassemblano, s’intrecciano e, privati di alcuni stadi intermedi, propongono un’immagine decurtata e mutilata dei soggetti, rivelando un aspetto quasi mostruoso del reale: “Corpi agitati, corpi messi a nudo dove la carne diviene cibo, corpi eccitati in perpetua lotta con la morte” (H. P. Schwerfel).
Negli anni ‘50 le figure di Bacon, spettrali e quasi prive di sostanza corporea, dai volti sfocati o parti di essi mancanti, stagliati sul nero-nulla dello sfondo, si rivelano come la drammatica testimonianza del tempo che passa su di noi, cancellando le individualità e mostrando le contraddizioni e i tormenti della nostra storia personale.
I ritratti degli anni ’60, invece, si torcono in uno spazio monocromato, che mette in maggiore evidenza i volumi dei corpi e la loro solidità e anche i visi acquistano un’individuazione più definita, come l’amato Gorge Dyer, Henrietta Moraes, Michel Leiris (vedi foto) e Lucian Freud, pittore molto amico di Bacon.
La ricerca sul personaggio e sui dilemmi dell’esistenza si fa più palese nei trittici degli anni ’70, una tipologia molto apprezzata da Bacon che può ritenersi riferimento polemico all’arte sacra antica, o come un' attrazione per il linguaggio cinematografico. Fantasmi della follia o automi colti nell’attimo di un’ambigua metamorfosi, le figure senza volto, come invase da una lebbra interiore, si mostrano nello squallore di luoghi asfittici, simili a gabbie, mentre i corpi sfigurati e gli atteggiamenti sofferti esprimono un erotismo esibito con sfrontatezza.
L'interessante e coinvolgente mostra di Bilbao, che espone anche degli inediti, s’inaugura il 30 settembre 2016 e proseguirà fino a gennaio 2017.


Bruna Condoleo, storica dell'arte, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte


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