Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XII - n.52 - Aprile-giugno 2017
IN MOSTRA 


San Quirico d'Orcia. Dal SODOMA al RICCIO: la pittura senese del ‘500

di Bruna Condoleo




Bartolomeo Neroni detto il Riccio, Martirio dei Santi Quattro Coronati, affresco staccato, cm 104 x 132, (frammento dell’altare dei Santi Quattro Coronati; 1534-1535). Siena, Museo dell’Opera del Duomo (dalla Cattedrale di Siena)



Visitare a San Quirico d’Orcia una delle tre mostre che stanno caratterizzando l’inizio dell’estate senese, dà l’ opportunità di apprezzare un periodo artistico denso di personalità pittoriche validissime, spesso poco note a molti. L’esposizione, intitolata “Il buon secolo della pittura senese”,  secondo una definizione dello storico dell’arte Luigi Lanzi, si articola in  tre sedi, Montepulciano, Pienza e San Quirico, in ognuna delle quali si racconta la multiforme vicenda della cultura pittorica nei decenni che precedono la fine della Repubblica senese. Mi piace soffermarmi sulla mostra che si svolge a San Quirico in Palazzo Chigi Zondadari, perché espone con eleganza dipinti suggestivi e di splendida fattura, testimonianza di un cambiamento del gusto figurativo che contraddistingue “la maniera”, ovvero quella temperie stilistica diffusasi dopo la diaspora degli artisti da Roma (1527) verso le corti italiane ed europee nella metà del ‘500. Spirito anticlassico, rivisitazioni raffaellesche e michelangiolesche, rifiuto dei rigidi canoni rinascimentali e del naturalismo cromatico sono alcuni degli elementi caratteristici del nuovo linguaggio che si avvale della tecnica dei Grandi per esprimere un disagio culturale e sociale che condurrà di lì a poco alla crisi di un mondo di valori ormai al tramonto.
Domenico Beccafumi , uno dei geniali protagonisti della sezione sanquirichese della mostra, formatosi a Siena, perfezionò il suo stile prima a Firenze, nell’ambito artistico di Rosso Fiorentino e di Pontormo, poi a Roma, influenzato dall’opera di Raffaello. La sua inquieta personalità, spesso vicina ai modelli michelangiolesci, gli consente di creare nella maturità capolavori come il drammatico e struggente “Cristo portacroce”, esposto a San Quirico. Le opere del Sodoma, al secolo Giovanni Antonio Bazzi, impegnato fin dall’inizio del ‘500 su incarico di Giulio II nella decorazione delle Stanze Vaticane prima dell’arrivo di Raffaello, esprimono una tendenza più classicista, mitigata rispetto alle soluzioni del manierismo senese, che fu preferita anche dal Riccio, Bartolomeo Neroni, esponente di spicco della pittura dopo la morte del Sodoma e del Beccafumi.




Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, Sacra famiglia con San Giovannino (1540 circa), olio su tavola, cm 70 x 47, Montepulciano, Museo Civico Pinacoteca Crociani (dalla collezione Crociani)



Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, San Giovanni Battista, (cataletto della compagnia di S.Giovanni Battista della morte,1526-7), olio su tavola, cm 70x48. Siena, Museo dell'Opera del Duomo



Oli bellissimi del Sodoma sono il “Cristo in pietà”, con il suo torpore mortale,  ma vibrante di un cromatismo raffinato e il “ S. Giovanni Battista”, reso con sguardo sofferente, srtuggente apparizione che emerge dal buio allarmante del fondo. La sua “Sacra famiglia con S. Giovannino”, proveniente dal Museo civico Crociani di Montepulciano, è opera di grande efficacia emotiva per la dolcezza della Vergine, dai lineamenti di stampo leonardesco, cui fa riscontro l’intensità pensosa di San Giuseppe e la vivacità dei bimbi, tutti immersi in un paesaggio di raffinato fascino naturalistico. Il Riccio è presente in mostra con 9 opere di grande afflato mistico, come la “Madonna col bambino” e il "Martirio dei SS. Quattro Coronati”, parti di un affresco staccato dall’altare dell’omonima chiesa senese.  Il martirio dei santi cristiani mostra un colorismo tendente all’astrazione e una capacità espressiva sia nei volti dei martiri sia nel dinamismo della scena. Particolarmente affascinante la sua “Sacra famiglia con S. Giovannino e un angelo”, che offre spunti di maniera nella figura della Vergine e nella posa serpentinata del Bambino, mentre si caratterizza cromaticamente per un mélange di tinte tenui e per un’atmosfera quasi sospesa. Interessante anche l’opera di Marco Pino, dal nome del paese nativo presso Siena, allievo di Beccafumi, ma operoso anche a Roma con Perin del Vaga e Daniele da Volterra, e a Napoli, dove ha lasciato opere ragguardevoli. Nel  “Martirio dei Santi Giovanni e Paolo”, presente in mostra, Marco Pino rivela un gusto manieristico che rammenta lo stile del Parmigianino: colpiscono la composizione equilibrata della scena, la misurata torsione dei plastici corpi, il vivace colorismo, ma si evidenzia anche una singolare staticità nelle figure che appaiono bloccate in un attimo infinito.




Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, Cristo in pietà (cataletto della compagnia di S.Giovanni Battista della morte, 15426-7), olio su tavola. Siena, Museo dell'Opera del Duomo



Bartolomeo Neroni detto il Riccio, Sacra famiglia con San Giovannino e un angelo , 1550-1570 circa), olio su tavola, diam. cm 100, Siena, collezione Chigi Saracini



La sede espositiva a Montepulciano è dedicata alla produzione giovanile di Beccafumi e dei rapporti con gli artisti del suo tempo, come Fra’ Bartolomeo,  mentre quella di Pienza si occupa dell’opera di Francesco Rusticidetto il Rustichello, un caravaggesco “gentile” il cui stile si pone nella scia della svolta realistica di fine secolo.
L’interessante mostra a San Quirico d’Orcia, allestita con sobrietà e professionalità nel contesto spoglio ed essenziale di Palazzo Chigi Zondadari, è curata da Gabriele Fattorini e Laura Martini; è visitabile fino al 30 giugno 2017 come le esposizioni gemelle di Montepulciano e Pienza. Una carrellata di capolavori che riscalda l’animo! 
La mostra, il cui sotto-titolo è “Dalla maniera moderna al lume caravaggesco”, nasce da un’idea della Fondazione Musei Senesi, fatta propria dai Comuni di Montepulciano, Pienza e San Quirico d’Orcia, in collaborazione con Vernice Progetti Culturali, con il Polo Museale Toscano e la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo; con l’Arcidiocesi di Siena, Colle di Val d’Elsa e Montalcino e la Diocesi di Montepulciano, Chiusi e Pienza, con l’Università degli Studi di Siena, Dipartimento Scienze Storiche e dei Beni Culturali, con il patrocinio della Regione Toscana, della Provincia di Siena e dei Comuni di Asciano, Buonconvento, Castiglione d’Orcia, Montalcino, Sarteano, Siena, Sinalunga, Torrita di Siena, Trequanda e il prestigioso riconoscimento di Icom Italia.
Una cooperazione di Enti e Territorio che ha realizzato un evento affascinante quanto educativo!




Marco Pino (da Parmigianino), Martirio dei Santi Giovanni e Paolo (1544 circa), olio su tela, cm 98 x 158, Siena, Museo Civico (dalla collezione Spannocchi, Siena)


Bruna Condoleo, storica dell'arte, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte


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