Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XIII - n.56 - Aprile - giugno 2018
IN MOSTRA 


VAN GOGH a Vicenza: "Tra il grano e il cielo"

di Bruna Condoleo




Il ponte di Langlois a Arles, 1888 olio su tela, cm 49,5 x 64. Colonia, Wallraf-Richartz-Museum & Fondation Corboud © Rheinisches Bildarchiv Köln



La mostra “Van Gogh. Tra il grano e il cielo”, curata da Marco Goldin, che si sta svolgendo a Vicenza presso la Basilica Palladiana, presenta un numero elevato di opere del pittore olandese: 43 dipinti e 86 disegni. Costruita grazie all’apporto decisivo del Kröller-Müller Museum in Olanda, assieme ai prestiti da una decina di altri musei, l'esposizione ricostruisce con precisione l’intera vicenda biografica di Vincent van Gogh, ponendo dapprincipio l’accento sui decisivi anni olandesi, che dall’autunno del 1880 nelle miniere del Borinage (per la verità in Belgio), fino all’autunno del 1885 (a conclusione del fondamentale periodo di Nuenen), raccontano una vera e propria via crucis nella disperazione del vivere. In questa ricostruzione biografica ed artistica ci si addentra facendosi aiutare dalle fondamentali lettere che Vincent inviava, come un vero e proprio diario del suo dolore, in modo particolare al fratello Théo, ma non solo a lui. Le lettere, posizionate accanto alle opere che le hanno ispirate, costituiscono, quindi, il filo conduttore della mostra, perché attraverso le parole dell'artista si possa penetrare fino in fondo nel mistero struggente della bellezza di un’opera che non cessa di affascinarci!
La mostra studia in modo approfondito i cinque anni della permanenza olandese dell’artista nella regione del Brabante, da Etten nella primavera del 1881 fino all’autunno del 1885 a Nuenen, ma anche i mesi meravigliosi trascorsi nell’autunno del 1883 nella regione del Drenthe, quella più amata dai paesaggisti. 



Il seminatore (da Millet), 1890 olio su tela, cm 64 x 55. Otterlo, Kröller-Müller Museum



Vecchio che soffre ("Alle porte dell'Eternità"), 1890 olio su tela, cm 81,8 x 65,5. Otterlo, Kröller-Müller Museum



Tra 1885 e 1886 l’artista passa ad Anversa per frequentare la locale Accademia di Belle Arti; poi approda in Francia, inizialmente a Parigi, fino alla mattina del 19 febbraio 1888, quando visita lo studio del pittore Georges Seurat assieme al fratello Théo per  conoscere personalmente i quadri degli impressionisti e quelli dei post- impressionisti, soprattutto di Seurat la cui opera aveva incontrato durante l’ottava e ultima edizione delle mostre impressioniste. Poi, finalmente, la tanto desiderata immersione nel Sud, prima ad Arles, dal 20 febbraio 1888 fino al principio di maggio 1889, seguita da un anno trascorso a Saint-Rémy presso l'Ospedale psichiatrico, fino a metà maggio del 1890, per giungere alla conclusione della sua vita con i settanta, febbrili giorni trascorsi presso il dott. Gachet ad Auvers-sur-Oise, quando conclude la sua vita nella distesa dei campi dorati, ricoperti da un cielo dai colori violenti, abitato da neri corvi.
Considerato uno dei padri dell'Espressionismo del '900, Van Gogh non è solo l'artista incompreso che rompe con il proprio tempo sfidando delusioni e tribolazioni pur d'imporre un linguaggio anticonformista basato sulla forza comunicativa ed espressiva del colore. Come si evidenzia dalla nutrita corrispondenza con il fratello Theo, con Gauguin, con Emile Bernard, egli è attento agli avvenimenti artistici della sua età, alle ricerche luministiche e cromatiche impressioniste e post-impressioniste.



Sentiero nel parco, 1888 olio su tela, cm 72,3 x 93. Otterlo, Kröller-Müller Museum, The Netherlands



Il giardino dell'ospedale a Saint-Rémy, 1889 olio su tela, cm 91,5 x 72. Otterlo, Kröller-Müller Museum



La sua grandezza pittorica risiede proprio nella capacità di reinterpretare audacemente i temi consueti dell’arte attraverso una linea graffiante e convulsa, che trasforma anche le immagini del contadino, del seminatore, delle raccoglitrici di grano, così care a lui e all'artista che egli definisce “son père” Millet, in figure inquiete e angosciose quanto quelle del Maestro francese erano invece composte e idealizzate.
E’ noto il fascino che l’artista subì dagli spettacoli della natura: i campi coltivati, gli alberi, le distese fiorite sono i paesaggi che predilige fin da bambino, ma esiste anche in lui una sorta di immedesimazione negli aspetti naturali che vengono spesso assimilati a sentimenti umani.  Così il pittore in una lettera del 1882 al fratello Theo: “A volte desidero talmente dipingere un paesaggio come uno anela a una lunga passeggiata per ristorarsi, e in tutta la natura, negli alberi ad esempio, io vedo un’espressione e un’anima”. E ancora in un’altra lettera a a Theo: “ Nell’amore così come in tutta la natura c’è un appassire e un rifiorire, ma non una morte definitiva. La marea si alza e si abbassa, ma il mare resta il mare….”.
Persona di straordinaria sensibilità, pur amando la vita solitaria Vincent cercò di inserirsi nella società, anche se con poca fortuna: fu libraio, assistente di un mercante d'arte, insegnante di francese, predicatore evangelico.



Ulivi, 1889 olio su tela, cm 51 x 65,2. Edimburgo, Scottish National Gallery, acquistato nel 1934 © Antonia Reeve



Ritratto del sottotenente Milliet (L'amante), 1888 olio su tela, cm 60,3 x 49,5. Otterlo, Kröller-Müller Museum, The Netherlands




Le stesse difficoltà a trovare un ubi consistam nella vita nacquero durante la sua attività pittorica, ricercata e conquistata con fatica, ma anche portata avanti con ostinazione, nel corso della quale Van Gogh seppe fondere l’esperienza che proveniva dall'arte olandese (da Rembrandt soprattutto), acquisita in patria, con la conoscenza di quella parigina, senza tralasciare il determinante influsso che esercitò nella sua estetica lo stile delle stampe giapponesi, di cui fu un fervente collezionista ed estimatore. Paesaggi ampi, assolati, vibranti di colore, soprattutto di quel giallo così luminoso, quasi accecante, che è una caratteristica del Meridione francese e che il pittore trasferisce sulle tele dipinte ad Arles in tutte le gamme possibili. Spesso la luminosità dei campi di grano fa da contrappunto a una luna gialla, immersa tra il blu di serpeggianti montagne e il biancore latteo di un improbabile cielo. Alla stregua dei giardini fioriti, degli ulivi ritorti, dei cipressi battuti dal vento e dei pini, dei covoni di grano ripresi con il sole e sotto la pioggia, anche i luoghi della propria semplice esistenza si caricano nell'immagine pittorica di significati simbolici: la cameretta, gli oggetti quotidiani, come la pipa, le scarpe, la sedia, evocatori di solitudini e di "assenze", ma anche i frutti della terra, come le patate e le cipolle, icone di una vita frugale e contadina, divengono i protagonisti dei suoi quadri nel ricordo delle nature morte di Cézanne. Similmente i ritratti delle persone care non soltanto ripropongono con uno stile personalissimo le fattezze fisiche e psicologiche del personaggio, ma sono spesso pervasi da un sentimento struggente del passare del tempo, acuito dall’energia magnetica del colore: senza alcuna retorica l’arte di Van Gogh, pur coinvolta nel dramma dell’esistere, riesce a comunicare sentimenti di forza e di vitalità!
Creatore di straordinari ritratti, dai timbri carichi e dalle linee vorticose, l'artista dipinse soprattutto celeberrimi autoritratti realizzati con una pennellata raggiata e nervosa, testimonianza di una incredibile tensione gestuale, come accade, ad esempio, in ”Autoritratto” del ‘87, dove il genio olandese fissa il mondo con sguardo inquieto e allarmato riuscendo a penetrare nelle pieghe del proprio animo tormentato con stupefacente intensità espressiva. La sua pittura traduce una visione della realtà più complessa di quella che la pura percezione ottica sia capace di registrare e che nasce, invece, dall'interiorità della coscienza; la pennellata frenetica e serpentinata assieme all' accecante cromatismo, divenuto negli ultimi anni il linguaggio assoluto delle emozioni, è in grado di suggerire le tensioni, la solitudine e le lacerazioni dell' esistenza dell'artista!



Pini al tramonto, 1889 olio su tela, cm 91,5 x 72. Otterlo, Kröller-Müller Museum



Covone sotto un cielo nuvoloso, 1889 olio su tela, cm 63,3 x 53. Otterlo, Kröller-Müller Museum, The Netherlands




Nella mostra vicentina un allestimento innovativo coniuga la bellezza delle opere esposte con la ricostruzione della vita di Van Gogh grazie a un film  della durata di un’ora, creato per la circostanza, proiettato a ciclo continuo in una sala al termine del percorso della mostra stessa, nella Basilica Palladiana. Infine, in un grande plastico di circa 20 metri quadrati si può ammirare la ricostruzione della casa di cura per malattie mentali di Saint-Paul-de-Mausole a Saint-Rémy, dove Van Gogh scelse di ricoverarsi dal maggio 1889 al maggio 1890.
La mostra “Van Gogh. Tra il grano e il cielo”, che si concluderà l’8 aprile 2018, è promossa dal Comune di Vicenza e da Linea d'Ombra che la produce; fondamentale la presenza del main sponsor, Segafredo Zanetti. Partner sono International Exhibition Group, Fondazione Roi e AIM.



Paesaggio sotto la pioggia ad Auvers, 1890 olio su tela, cm 50 x 100 Cardiff, Amgueddfa Cymru - National Museum Wales / The Davies Sisters Collection


Bruna Condoleo, storica dell'arte, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte


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