Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XIV - n.62 - Ottobre - dicembre 2019
IN MOSTRA 


Roma. LUCA SIGNORELLI ai Musei Capitolini. Una genialità ritrovata!

di Bruna Condoleo



Luca Signorelli, Pia donna in pianto, 1504-1505, olio su tavola, frammento del Compianto sul Cristo, già nella Chiesa di Sant'Agostino a Matelica, (pala Matelica), olio su tavola. Bologna, Collezioni Comunali d'Arte



Luca Signorelli, Madonna col Bambino, 1505-1507, olio e tempera su tavola. New York, Metropolitan Museum of Art, inv. 49.7.13


Da tempo si attendeva a Roma una mostra sulla personalità artistica del pittore Luca Signorelli e finalmente l’evento è iniziato il 19 luglio scorso a palazzo Caffarelli ai Musei Capitolini! La meritata fama di cui godette nel proprio tempo il Maestro umbro, valentissimo creatore di importanti opere eseguite tra l’Umbria, Firenze e Roma, fu presto oscurata dai Grandi artefici del Rinascimento, Michelangelo e Raffaello, che, tuttavia, furono in parte influenzati dal suo stile. La mostra romana, dal titolo “Luca Signorelli e Roma. Oblio e riscoperte”, che espone 60 opere, pone nella giusta luce l’attività del Signorelli e ne svela originalità di linguaggio e capolavori spesso sottovalutati per oltre due secoli. La formazione del maestro umbro, nato a Cortona nel 1445, si sostanzia dall’apporto fecondo dello stile sintetico di Piero della Francesca,  cui si unisce a Firenze la conoscenza del gusto dinamico di Antonio del Pollaiolo di cui l’Artista fu fervente ammiratore, soprattutto per il potente plasticismo corporeo e allo studio anatomico. Predilette dal Signorelli, infatti, sono la figura umana, l’anatomia dei corpi e la tensione delle forme che sono interpretate con un anticipatore gusto manieristico che si svilupperà dagli anni ’20 del Cinquecento, dopo la morte di Raffaello.  


Luca Signorelli, Martirio di san Sebastiano, 1498 ca., olio su tavola, Città di Castello (Perugia), Pinacoteca Comunale



Luca Signorelli (e collaboratori per i dipinti e Corrado Teutonico autore cornice), Battesimo di Cristo, Santi e Scene della vita del Battista,1508, inizio XVI secolo, olio su tavola (manufatto ligneo intagliato e dipinto su supporto ligneo. Tempera e dorature a guazzo). Diocesi di Senigallia - Parrocchia S. Medardo in Arcevia (Ancona




Se si analizzano le opere della maturità, in primis il ciclo di affreschi apocalittici della Cappella Brizio nel Duomo di Orvieto (1499/1502), presenti in mostra con le incisioni dell'Inferno e del Paradiso dell'incisore ottocentesco Oswald Ufer, il plasticismo dei nudi, quasi scultoreo, la torsione innaturale dei corpi e la teatralità delle scene ci conducono in un universo artistico colmo di inquietudine, dove serpeggia un' atmosfera diversa rispetto all'armonia neoplatonica dell'età medicea. La naturalezza delle forme è tralasciata per uno stile che esaspera le pose, immobilizza i corpi in atteggiamenti pur dinamici, ma artificiosi, persino i colori sono resi imprevedibili dai toni verdi, blu e rossiccio che ricoprono in parte le nudità dei dannati, come accade negli affreschi del "Giudizio finale" a Orvieto. La novità di questo linguaggio trae origine dagli episodi che lacerano la Firenze medicea di fine '400 con la svolta politica e religiosa impressa dalla repubblica savonaroliana, la quale creerà una cesura con il pensiero neoplatonico dominante negli anni laurenziani.



Corrado Cagli, I Neofiti, 1934, tempera encaustica su tavola, Collezione privata, Roma - courtesy Archivio Corrado Cagli



Franco Gentilini, Giovani in riva al mare, 1934,
tempera su tela, Galleria d'Arte Moderna, inv. AM 1042


Lo stile del Signorelli, già interessante negli anni giovanili, si esprime con maggior consapevolezza proprio a Roma, dove è chiamato da Papa Sisto IV per la decorazione della Cappella Sistina. Assieme ai conterranei Perugino e Pinturicchio, con cui è impegnato ad affrescare parte della Cappella nel 1482, l'Artista cortonese dipinge sulla parete sinistra scene riguardanti gli ultimi anni della vita di Mosè creando scorci audaci e di grande effetto, disponendo le composizioni su piani prospettici digradanti entro un ampio paesaggio. Le robuste forme corporee sono contornate da una linea scattante che rammenta lo stile del Pollaiolo e tutta la scena risulta pervasa da un evidente dinamismo plastico. A Roma il Signorelli fu senz'altro colpito dagli esemplari della statuaria classica e dalla perfezione anatomica dei nudi che ebbe modo di vedere ai Musei Capitolini e che influenzò indubbiamente alcune sue opere, come il "Martirio di S. Sebastiano" o "La Pala di Arcevia". Tuttavia nella "Sacra Famiglia" del Musée Jacquemart-André a Parig, ad esempio, il suo stile mostra un' autonomia pittorica e psicologica nei volti intensi e assorti della Madonna e del Bambino, mentre la figura di un vecchio e attonito pastore rivela nei contratti lineamenti un forte pathos.




Luca Signorelli, Testa di Cristo, 1504-1505, olio su tavola, frammento del Compianto sul Cristo, già nella Chiesa di Sant'Agostino a Matelica, (pala Matelica). Proprietà UniCredit, in comodato presso i Musei Civici d'Arte Antica di Bologna



Luca Signorelli, Madonna col Bambino, San Giovannino e un pastore (Vierge à l'Enfant entre saint Jérôme et un pasteur), 1491, olio su tavola. Institut de France, Musée Jacquemart-André, Paris, inv. MJAP-P1821


Il tema dell’amore materno è uno dei soggetti prediletti dall’Artista che ne varia di continuo il registro emotivo, come accade nella “Madonna col Bambino” del Metropolitan  di NY (vedi in alto): raffigurata di profilo, la Vergine, pensierosa e titubante, guarda con apprensione il Figlio che con occhi stanchi e lontani sembra già presago della sorte futura. Splendenti e plastici i colori di quest’olio bellissimo dove il vermiglio della veste di Maria spicca sul verde cupo del manto e il drappo, che ricopre lo sfondo, è decorato con dinamici putti danzanti,  quasi a creare un  contrasto dialettico con la malinconia del gruppo centrale.  Nell’olio “Pia donna in pianto”, un frammento del Compianto sul Cristo, già nella Chiesa di Sant’Agostino a Matelica, Signorelli crea un’immagine toccante a cui i colori dorati della veste e i tocchi luminosi dei capelli donano un fascino enigmatico.
Lo stile di Signorelli, così ricco di spunti innovativi, di un pathos “freddo”, oserei dire, che non addolora ma inquieta e sospende lo scorrere del tempo, è capace di stupire per la sua “modernità” ed effettivamente la riscoperta del Maestro cortonese si deve ai pittori del XIX secolo, ma ancor più agli artisti della corrente denominata “ Novecento”,  molti dei quali  s’ispirano al suo linguaggio per la predilezione del nudo, per l’astrazione delle forme e per la rarefazione delle atmosfere.




Oswald Ufer (incisore), Luca Signorelli (inventore), L'inferno (da un affresco di Luca Signorelli nel Duomo di Orvieto), incisione a bulino. Laboratorio Fotografico di Documentazione- Istituto centrale per la grafica


I curatori, pertanto, hanno scelto di far dialogare le opere del Maestro con quelle di Franco Gentilini e Corrado Cagli, per la natura silenziosa ed evocativa deile loro tele e il confronto con l'arte del Signorelli è interessante quanto sorpendente!
La mostra "Luca Signorelli e Roma. Oblio e riscoperte", a cura di Federica Papi e Claudio Parisi Presicce, e promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con l'organizzazione di Zètema Progetto Cultura, si concluderà il 3 novembre 2019. Il catalogo è edito da De Luca Editori d'Arte.



Bruna Condoleo, storica dell'arte, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte



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