Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XV - n.63 - Gennaio - marzo 2020
IN MOSTRA 




Un'inedita nativitÓ!
Sandro Botticelli: "NativitÓ Mistica"

di Bruna Condoleo



Siamo nel 1501. Firenze è stata dilaniata da crisi e contrasti politici e religiosi; Girolamo Savonarola, il frate domenicano deciso a combattere la corruzione dilagante, ha imperversato fino al 1498, data della sua morte, con le sue prediche apocalittiche e con il rifiuto del culto della Bellezza artistica, colpevole, a suo parere, di lussuriose abitudini e dell’allontanamento del popolo dai primitivi principi evangelici.
Fra i tanti prestigiosi artisti del Circolo mediceo Alessandro Filipepi, detto Botticelli, uno dei prediletti dal Magnifico Lorenzo de’ Medici, signore di Firenze, aveva già dato ampia prova del proprio grande talento nella seconda metà del '400, dipingendo tavole e tele idealizzate, inneggianti a una classica Bellezza neoplatonica, come, ad esempio, la “Primavera”, la “Nascita di Venere”, “Venere e Marte”.  Alla fine del Quattrocento, tuttavia, il Pittore, suggestionato dalla personalità e dalle idee del Savonarola, di cui suo fratello era seguace, aveva creato opere di ben diverso tenore artistico dalle precedenti; all'inizio del nuovo secolo appare una tela di singolare e inquietante bellezza, la “NATIVITA’ mistica”, firmata da Botticelli e interpretata alla luce del capitolo XII dell’Apocalisse di San Giovanni. L’iconografia tradizionale del tema religioso è sconvolta in questo dipinto pieno di pathos: non più la "lieta novella", circonfusa di una tranquilla atmosfera di pace e serenità come tanti altri pittori l’avevano rappresentata, ma un racconto drammatico dove ognuno dei personaggi esprime sentimenti contrastanti e la stessa impostazione spaziale della scena rivela incongruità e assetti difformi dagli ideali estetici propugnati nel primo Rinascimento.
Analizziamo la tela: i diversi livelli prospettici sono invertiti, infatti gli angeli che in primo piano abbracciano uomini virtuosi con esplicita ansietà, agitando ramoscelli di olivo in segno di pace, sono di proporzioni inferiori rispetto alle figure retrostanti. A sinistra della capanna vi sono i Re Magi e a destra due pastori che assieme ad angeli assistono genuflessi alla nascita di Gesù; al centro San Giuseppe si raggomitola su se stesso coprendosi inspiegabilmente il volto con le braccia, mentre la Madonna, dipinta con dimensioni maggiori secondo l'uso medioevale, s’incurva in modo anatomicamente "impossibile" verso il Figlio che sgambetta irrequieto. Nella scena aleggia un'atmosfera di strano turbamento che non risparmia neanche gli angeli dipinti nella zona superiore!




Sandro Botticelli. "NativitÓ mistica" 1501, tempera su tela, cm. 108 x75. Londra, National Gallery



Sul ripido tetto dell'inusuale "grotta-capanna", che privo di gravità sembra pericolosamente scivolare verso il basso, sono inginocchiati tre angeli assorti nel canto, mentre una concitata carola di figure angeliche, pi¨ simile a una danza bacchica, si svolge nel cielo al di sotto di un disco dorato che rammenta gli sfondi medioevali!
Lo stile consapevolmente arcaicizzante di questa tela sembra pertanto allinearsi al clima religioso del tempo, pervaso di tragici presagi, come si evince anche dalla scritta in greco che in alto allude alle torbide situazioni della Penisola per l'arrivo di Carlo VIII e per la cacciata di Piero de' Medici da Firenze. In primo piano, infatti, tra le rocce s'intravedono piccoli demoni che dinanzi alla venuta del Redentore fuggono verso gli abissi della terra, immagini terrificanti, forse evocazioni delle visionarie prediche del Savonarola. Il Maestro della metafisica bellezza, colui che aveva dipinto immagini dolcissime e idealizzate, lontane dal degrado della contingenza terrena, ora, alla stregua del coevo pittore olandese Hieronymus Bosch, traduce i lati oscuri dell'animo umano con figure di diavoli al limite del grottesco!
Come s'intuisce da questa breve analisi, nell'ultimo decennio di vita l'Artista ha abdicato agli ideali umanistici di cui era stato uno dei pi¨ raffinati interpreti e grazie ai quali aveva prodotto opere di immenso fascino estetico e figure sublimate protagoniste di un mondo iperuranio dove umanitÓ, cultura e natura potessero coesistere nell'epifania del Bello universale. Prima della "Natività Mistica" altri capolavori aveva prodotto il Pittore sui temi sacri, fra cui il "Compianto su Cristo morto" (al Museo Poldi Pezzoli, Milano), anch'esso espressione di quel misticismo religioso che non gli impedirÓ, tuttavia, di vivere un periodo triste e desolato fino al 1510, anno della morte, come confermano le cronache del tempo. Il differente stile e le nuove tematiche affrontate, conseguenza dei mutamenti sociali e politici di una travagliata Firenze, non saranno tuttavia sufficienti al Botticelli per guardare con maggiore speranza al futuro, anzi proprio le ultime opere stanno a indicare la consapevolezza di una dolorosa visione dell'esistenza, molto lontana dall'edenica atmosfera dei capolavori giovanili!
Questa ultima tela del Pittore, così inedita e insieme inquietante, ci colpisce anche perchè si rivela molto vicina alla contraddittoria realtà in cui viviamo, ai nostri dubbi esistenziali, alla carenza di sacro; nel contempo essa rafforza il concetto che il vero artista riesca con la propria sensibilità a essere lungimirante e a precorrere i tempi coinvolgendo ed emozionando attraverso una stupefacente attualità di pensiero.


Bruna Condoleo, storica dell'arte, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte.




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