Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XV - n.65 - Luglio - settembre 2020
IN MOSTRA 


A Roma: Il tempo di CARAVAGGIO. Capolavori della collezione di Roberto Longhi!

di Bruna Condoleo




Michelangelo Merisi detto il Caravaggio Ragazzo morso da un ramarro 1597 circa Olio su tela, 65,8 x 52,3 cm Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell'Arte Roberto Longhi


Può sembrare oggi incomprensibile che la grandezza artistica di Caravaggio non sia stata riconosciuta appieno nell’età contemporanea e si debba all’intelligenza e all’acutezza critica di Robero Longhi, illustre storico dell’arte scomparso 50 anni fa, la doverosa valorizzazione  dell’Artista lombardo. Al critico e collezionista, che nel 1911 si era laureato con una tesi su Caravaggio e che dopo anni di ricerche aveva organizzato una mostra a Milano nel 1951 imperniata sulle opere dei seguaci caravaggeschi, è dedicata in questi mesi un’esposizione che si svolge a Roma nelle sale di Palazzo Caffarelli ai Musei Capitolini, intitolata Il tempo di Caravaggio. Capolavori della collezione di Roberto Longhi.
L’evento, porta a Roma le tele di pittori caravaggeschi, raccolte da Longhi nel corso della sua attività critica e soprattutto l’opera da lui acquistata da cui discende la creazione dell' intera collezione: Ragazzo morso dal ramarro (1596/97).

Filippo di Liagno, detto Filippo Napoletano Bivacco notturno al chiaro di luna 1614-1617 circa Olio su lavagna, cm 24,5 x 33 Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell'Arte Roberto Longhi


Giovan Battista Caracciolo, detto Battistello Cristo morto trasportato al sepolcro Primo quarto del XVII secolo Olio su tela, cm. 128 x 164 Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell'Arte Roberto Longhi




Quest’ultima è un’opera giovanile di Caravaggio che già rivela l’impronta di un formidabile talento pittorico, capace di indagare la realtà quotidiana fissandola sulla tela mediante una tecnica originale e un innovativo utilizzo della luce. L’ interesse naturalistico, acquisito da Caravaggio nell’ambito della sua formazione lombarda e sviluppatosi a Roma, si evidenzia nell’opera esposta ove si coglie l'immediata e veristica reazione a un banale evento: l’improvviso morso di un ramarro sul dito di un adolescente (per alcuni critici ritenuto un autoritratto del pittore!). Colpisce l’espressione contratta del ragazzo sul cui volto si fondono emozioni diverse: sorpresa, disgusto, timore e rabbia, mentre il suo corpo si ritrae e una spalla si torce in uno scatto repentino, investita da un fascio di luce che lascia in ombra una metà della tela. Un’accuratissima natura morta in primo piano, retaggio dell’apprendistato di Caravaggio nella bottega romana del Cavalier d’Arpino, rivela la prodigiosa tecnica d’ispirazione leonardesca con cui l’Artista dipinge realisticamente fiori, frutta e una bottiglia di vetro.




Carlo Saraceni Giuditta con la testa di Oloferne 1618 circa Olio su tela, 95,8 x 77,3 cm Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell'Arte Roberto Longhi



Matthias Stom (Stomer) Annuncio della nascita di Sansone a Manoach e alla moglie 1630-1632 circa Olio su tela, cm. 99 x 124,8 Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell'Arte Roberto Longhi


Ciò che più colpisce l’osservatore e che il Longhi all’epoca intuì chiaramente è la novità rivoluzionaria dello stile caravaggesco, caratterizzato da un realismo che esclude la rappresentazione dell’ideale, fondamento dell’estetica cinquecentesca, ma che non è mera riproduzione del vero, ma affermazione della verità delle cose e dunque consapevolezza della vita e della morte.  Il ‘600, fra discordi pareri, ha apprezzato l’opera di Caravaggio, il ‘700 e l’età contemporanea, al contrario, ne hanno messo in discussione l'assoluta originalità; del genio lombardo e del caravaggismo il Longhi ha finalmente ripristinato il valore storico ed estetico. Liberata da miti e da ideologie precostituite, la pittura di Caravaggio ha smantellato la gerarchia dei temi conquistando una libertà espressiva fino al suo tempo ignorata. Il pittore scopre “la forma delle ombre”- asserisce il Longhi - “…il dirompersi delle tenebre rivelava l’accaduto e non altro… Uomini, oggetti, paesi, ogni cosa sullo stesso piano di costume, non in una scala gerarchica di dignità” (Quesiti caravaggeschi, 1928/9).


Mattia Preti Susanna e i vecchioni 1656-1659 circa Olio su tela, cm. 120 x 170 Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell'Arte Roberto Longhi


Valentin de Boulogne Negazione di Pietro 1615-1617 circa Olio su tela, cm. 171,5 x 241 cm Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell'Arte Roberto Longhi


Pur non avendo avuto allievi, il Pittore ebbe molti seguaci, risvegliati dalla sua arte priva di preconcetti e orientata verso un’adesione alla realtà che dal Rubens in poi affascinò pittori di tutte le regioni italiane e artisti europei, soprattutto francesi, olandesi e fiamminghi. Da Orazio Borgianni a Giovan Battista Caracciolo (detto il Battistello), da Artemisia Gentileschi a Mattia Preti, da Georges de La Tour a Gerard van Honthorst (detto Gherardo delle Notti), da Jusepe de Ribera a Valentin de Boulogne, ognuno dei tanti seguaci ha articolato in maniera personale la rivoluzionaria concezione caravaggesca, ripresa soltanto a fine Ottocento dal Realismo francese (Gustave Courbet) con la conquista di una modernità di visione che ancora oggi, pur tra i mutamenti dell’arte contemporanea, coinvolge ed emoziona.
L’affascinante mostra “Il tempo di Caravaggio. Capolavori della collezione di Roberto Longhi”, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturalie dalla Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi. Curata da Maria Cristina Bandera, Direttore scientifico della Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi, organizzata da Civita Mostre e Musei e Zètema Progetto Cultura, con catalogo di Marsilio Editori, l’esposizione sarà visitabile fino al 13 settembre 2020



Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte



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