Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XV - n.66 - Ottobre - dicembre 2020
IN MOSTRA 


Padova. Vincent Van Gogh. "I colori della vita"

di Bruna Condoleo


A Vincent Van Gogh (Groot Zundert 1853/ Auvers sur Oise 1890) Padova dedica un’interessante mostra dal titolo “I colori della vita”, che si sta svolgendo presso il Centro Altinate San Gaetano. Sono riunite un centinaio di opere, dipinti e disegni, prestati dai maggiori Musei d’Europa (in particolare dal Kroller-Muller Museum, Otterlo), per allestire una mostra curata da Marco Goldin e promossa da Linea d’ombra.  Si tratta del percorso completo dell’attività pittorica di Van Gogh, punteggiata e approfondita dalla conoscenza delle sue lettere, un’autobiografia vera e propria, in cui hanno avuto molta importanza i luoghi in cui l’Artista si è formato, dal Belgio all’Olanda alla Francia. 
Van Gogh aveva già 27 anni quando, deciso a dipingere, cominciò a studiare e copiare maestri antichi e contemporanei, primo fra tutti Francois Millet, il pittore francese di Barbizon che considerò sempre “son père”, una guida spirituale di tutta la pur breve vita. L’amore che Millet mostrava nei confronti della natura, dei lavori faticosi e umili dei campi, della laboriosità religiosa della gente contadina, capace di sentimenti puri e eterni, come le stagioni, la luce del sole, i prodotti della terra: tutto ciò rappresentò per Van Gogh una sorgente continua d’ispirazione, cui tornò spesso durante la sua carriera.



Vincent van Gogh, Il seminatore, 1888, olio su tela, cm 64,2 x 80,3. Collection Kröller-Müller Museum, Otterlo, the Netherlands © 2020 Collection Kröller-Müller Museum, Otterlo, the Netherlands; Photography Rik Klein Gotink, Harderwijk
Vincent van Gogh, Paesaggio con covoni e luna nascente, 1889, olio su tela, cm 72 x 91,3 Collection Kröller-Müller Museum, Otterlo, the Netherlands © 2020 Collection Kröller-Müller Museum, Otterlo, the Netherlands; Photography Rik Klein Gotink, Harderwijk
Vincent van Gogh, Sentiero nel parco, 1888, olio su tela, cm 72,3 x 93. Collection Kröller-Müller Museum, Otterlo, the Netherlands © 2020 Collection Kröller-Müller Museum, Otterlo, the Netherlands; Photography Rik Klein Gotink, HarderwijkImmagine


Nella breve ma intensa vita artistica, Vincent ha continuamente realizzato copie e rivisitazioni di opere da Millet, anche dopo aver chiaramente individuato il proprio originalissimo stile, condividendo il fervore dell’impegno umano e sociale del Maestro francese, cantore dei poveri e degli oppressi. In effetti Van Gogh non è solo l’artista incompreso e visionario che rompe con il proprio tempo per andare incontro a miserie e tribolazioni pur d’imporre un linguaggio nuovo e anticonformista, considerato a buon diritto precursore dell’Espressionismo europeo del ‘900. L’Artista, come rivela la sua fitta corrispondenza, fu invece attento ai coevi avvenimenti artistici, soprattutto alle ricerche impressioniste e post-impressioniste una volta giunto a Parigi, ma fu altrettanto affascinato dalla tradizione del glorioso passato artistico, come dimostra l' amore per Rembrandt. Continuamente nelle sue opere, malgrado le interferenze e le analogie con i temi pittorici della contemporaneità, Van Gogh sa reinterpretare audacemente i contenuti proposti da altri artisti, deformando le scene con linee tese, convulse, a volte distorte a tal punto che le immagini del contadino, del seminatore, delle raccoglitrici di grano, tanto care al suo Maestro, nei suoi quadri divengono “altre”, forme angosciose e inquiete quanto quelle di Millet sono composte e liriche.






Vincent van Gogh, L'arlesiana (Madame Ginoux), 1890, olio su tela, cm 60 x 50. Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, Roma © Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea. Su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo



Vincent van Gogh, Il postino Joseph Roulin, 1888, olio su tela, cm 65 x 54. Kunstmuseum, Winterthur, dono degli eredi di Georg Reinhart, 1955 © SIK-ISEA, Zurich



Vincent van Gogh, Ritratto di Joseph-Michel Ginoux, 1888, olio su tela, cm 65,3 x 54,4. Collection Kröller-Müller Museum, Otterlo, the Netherlands © 2020 Collection Kröller-Müller Museum, Otterlo, the Netherlands; Photography Rik Klein Gotink, Harderwijk


Tuttavia in van Gogh è il colore la nota formidabile di comunicazione emotiva, veicolo esplosivo quanto simbolico di un'espressività piena di pathos e di tormento interiore, ma anche di vitalità. La pennellata vangoghiana, larga, frenetica, veloce, materica, a volte circolare come un vortice, incide la tela con forza e attraverso i timbri eccitati dei colori è capace di evocare panorami e bellezze naturali, ma anche dolori personali e tormenti universali, solitudine e incomprensione, pensieri sulla vita e sulla morte. Quando l'Artista dipinge i paesaggi distorce alberi, nubi e cieli, cespugli e case, quasi che un vento turbinoso stesse sconvolgendo la natura, mentre le tinte divengono sature: i blu, i verdi accesi, gli azzurri e i turchini, ma soprattutto i gialli, il colore più vicino alla luce, degli accecanti soli! E' proprio la scoperta del "giallo" che l'Artista fa in Provenza nell'estate del 1888 a trasformare le sue tele in qualcosa di totalmente nuovo: il giallo dei campi di grano vicini ad Arles è impregnato di una luce pura e abbagliante che da quel momento in poi caratterizzerà ogni dipinto, finanche l'ultima tragica opera prima della sua morte! In una delle tele più famose, La notte stellata, ispirata a un dipinto analogo di Millet, il paesaggio reale viene trasfigurato da Vincent in un evento eccezionale, quasi impregnato di divino, in cui le stelle, luci potenti ed enigmatiche riflesse sulle acque, punteggiano una notte colorata di blu, di verde e d’oro, metafora stessa dell’infinito.
Potenti i ritratti vangoghiani di persone a lui legate da sentimenti di amicizia e di stima, come, ad esempio quelli dell'Arlesiana, dolce e gentile o del postino Roulin, figura bonaria e paterna; sconvolgenti, invece, gli autoritratti che commentano i diversi periodi della sua vita: le tragiche azioni autolesioniste, le turbe psichiche che lo invadevano spesso, il sentimento di vuoto esistenziale espresso dallo sguardo spaesato; infine le nature morte, anch'esse innovative e geniali nella dolce malinconia di alcuni monocromati oppure nello splendore effimero della bellezza dei fiori.




Vincent van Gogh, Autoritratto con cappello di feltro grigio, 1887, olio su tela, cm 44,5 x 37.2. Van Gogh Museum (Vincent van Gogh Foundation), Amsterdam



Vincent van Gogh, Fiori in un vaso blu, 1887, olio su tela, cm 61,5 x 38,5 © 2020. Collection Kröller-Müller Museum, Otterlo, the Netherlands Photography Rik Klein Gotink, Harderwijk



Fino a un anno prima della morte Van Gogh dichiarava umilmente nelle sue lettere di dover “tutto” a Millet, ma con la sua geniale produzione pittorica egli ha ampiamente mostrato di aver superato il Maestro e non soltanto lui. Oltre alle tele di Van Gogh sono esposti in mostra dipinti di artisti che lo hanno ispirato, da Millet a Paul Gauguin, l’amico da cui si sentirà tradito, dai divisionisti Seurat e Signac, apprezzati per lo studio della luce, al giapponese Hiroshige, amante dei paesaggi primaverili; tuttavia la sua influenza sulla nascita e sull’affermazione dell’Espressionismo europeo, riconosciute unanimamemte, ha spaziato nel '900 fino a coinvolgere i linguaggi della contemporaneità. La mostra padovana, infatti, espone anche tre tele di Francis Bacon che rivelano l’importante influsso esercitato dalla personalità dell’Olandese in gran parte dell'arte del XX° secolo.


Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte



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