Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XVI - n.68 - Aprile - giugno 2021
IN MOSTRA 


Roma. A Palazzo Altemps "SAVINIO. Incanto e mito"

di Bruna Condoleo



Caratterizzata da molteplici interessi culturali, che spaziano dalla musica alla letteratura alla pittura, quella di Alberto  Savinio (all’anagrafe Andrea Francesco Alberto De Chirico) è personalità complessa e anticonformista nel modo di porsi dinanzi all’arte  del suo tempo, sempre curioso di esplorare vie alternative e percorsi inediti. Il Museo Nazionale Romano gli dedica una mostra a Palazzo Altemps, dal titolo “SAVINIO. INCANTO E MITO”, che espone le sue tele in mezzo alle testimonianze antiche della civiltà romana, un mondo di storia e di cultura molto amato anche dall’Artista. Nato in Grecia, ad Atene nel 1891, visse l’infanzia con il fratello Giorgio, immerso in  un mondo di bellezza e di poesia, imbevendosi di miti che sempre costituiranno sostanza della sua cifra pittorica. Con la famiglia si trasferisce a Monaco nel 1905, ma dopo 6 anni si sposta a Parigi dove ha modo di inserirsi in una società colma di spinte innovative in tutti i campi del vivere, dalla scienza alle arti e di conoscere personalità importanti per la propria formazione culturale, come Guillaume Apollinaire, Jean Cocteau,  André Breton, Picabia.



Poema marino, 1927 olio su tela, 50 x 60 cm. Collezione della Fondazione Cariverona © Alberto Savinio by SIAE 2021



Nell’ambiente vivace di Montparnasse, patria della Metafisica, luogo frequentato da italiani, americani e tedeschi, pieno di caffè e ritrovi dove intellettuali e pittori confrontano una rinnovata visione del mondo e della cultura, Savinio ha l’opportunità di collaborare alla rivista “Les soirées de Paris” (nel primo decennio del ‘900), diretta da una baronessa russa attorno alla quale si riunivano scrittori e artisti, come il fratello De Chirico, Ardengo Soffici, Chagall, Severini, Picasso, Archipenko, Zadkine.
Interessato alla composizione musicale, alla scenografia e alla letteratura, come si è detto, Savinio giunge tardi alla pittura: dopo aver pubblicato su Les Soirées de Paris "Les chants de la mi-mort", nel 1927 espone per la prima volta presso la galleria parigina Bernheim, mostra presentata da Jean Cocteau! Sono questi gli anni dell'affermazione della Metafisica, l'avanguardia artistica di cui, com'è noto, il fratello Giorgio diviene il massimo e stimato protagonista; anche Savinio è affascinato dalla nuova estetica pittorica che, trasportando sulla tela una realtà che oltrepassa la mera contingenza, rifiuta la logica razionale a favore del sogno, con un gusto per l'enigma e per lo spaesamento emotivo. Tuttavia il suo atteggiamento, aperto alle più differenti sollecitazioni culturali, fa sì che dal '19 egli si distacchi dalla Metafisica e si avvicini al gruppo degli artisti di "Ritorno all' Ordine" proclamato dalla rivista Valori Plastici. Le opere di Savinio si popolano di figure fantastiche, di eroi mitologici spesso riletti da una singolare fantasia allusiva e di esseri mostruosi, oppure sono paesaggi improbabili abitati da giganteschi giocattoli a rivelare una libertà evocativa che gli farà definire se stesso una "centrale creativa".



Palazzo Altemps. Scultura d'arte antica e sullo sfondo una scenografia di Savinio per un'opera teatrale
(Fotozabalik copyright)



Nei suoi dipinti le sproporzioni e le doppiezze interpretative divengono una peculiarità estetica che spiazza, confonde, inquieta e fa sorridere, mai terrorizza né spaventa; egli attinge da ogni ambito della conoscenza, dal mondo dell’archeologia come da quello delle fiabe, dalla botanica e dalla zoologia, dalle foto antiche e dall’universo onirico, creando un sincretismo storico-letterario-filosofico dissacratore quanto antesignano del nostro tempo.
Anche il mondo della grecità, ovvero delle proprie origini, spesso si combina con temi cristiani creando suggestivi rimandi culturali e contaminazioni inedite. Al pari del celebre fratello Giorgio anche Savinio ama le metamorfosi, come quando trasforma i genitori in poltrone o la testa di Penelope in quella di un tacchino! I suoi uomini dalle teste di animali non nascono dalla volontà di concretizzare mostri dell’inconscio, ma dal desiderio di umanizzare l’idea del mostro, come spiega lui stesso.
Le rêve du poète, 1927 olio su tela, 116 x 88,5 cm collezione privata © Alberto Savinio by SIAE 2021
Savinio attinge a un serbatoio di memorie lontane, ma è anche affascinato dal mistero che insiste nelle cose, pertanto per tenere desto il nostro sguardo e il nostro intelletto egli dissemina le sue tele di citazioni iconografiche più o meno svelate, che per un verso possano riannodare la storia antica alla modernità, per un altro siano capaci di instillare nella mente dubbi, curiosità e quesiti spesso irrisolvibili.
L’elemento di surrealtà, presente nell’opera di Savinio, non ha tuttavia creato acquiescenza all’Avanguardia surrealista verso cui l’Artista ha espresso spesso un amore-odio, ma proviene dalla tendenza ad amalgamare generi e suggestioni estetiche differenti che lo ha fatto definire “surrealista mediterraneo”, tipica della sua decostruzione dei racconti leggendari e mitici, sempre circonfusi da una singolare atmosfera ironica e spesso giocosa.
La mostra romana espone 90 suoi lavori, con un focus tra il 1925 e il 1931, in particolare sugli anni trascorsi a Parigi e una serie di opere degli ultimi anni della vita, conclusasi a Roma nel 1952.
In occasione dell’esposizione monografica Savinio. A-Z, a cura di Ester Coen è il volume pubblicato da Electa, un’ enciclopedia 'contemporanea' costruita come un racconto polifonico in cui 31 autori, provenienti da diverse discipline del 'sapere', restituiscono attraverso 107 voci la  poliedrica personalità dell’Artista.

Le rêve du poète, 1927 olio su tela, 116 x 88,5 cm.
Collezione privata © Alberto Savinio by SIAE 2021



L'affascinante allestimento della mostra romana dove il Passato dialoga con il presente
(Fotozabalik copyright)




Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte



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