Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XVII - n.72 - Luglio - settembre 2022
IN MOSTRA 


I MACCHIAIOLI. L'avventura dell'Arte Moderna

di Bruna Condoleo



La città di Asti omaggia l’arte dei Macchiaioli con un'interessante mostra che si sta tenendo a Palazzo Mazzetti intitolata "I MACCHIAIOLI. L'avventura dell'Arte Moderna", ed espone ben 80 dipinti di tutti gli esponenti del Movimento italiano.

La definizione Macchiaioli, riferita a un cospicuo gruppo di artisti abituati a dipingere con forti contrasti cromatici, apparve a Firenze sulla Gazzetta del Popolo a metà dell’800, termine con il quale s’ intendeva stigmatizzare con accezione negativa l' inusuale tecnica pittorica fondata sulla macchia. I giovani artisti, provenienti da diverse regioni italiane, si riunivano al Caffè Michelangelo nel capoluogo toscano, accomunati da una stessa visione politica di fede repubblicana, amanti della pittura all’aperto, curiosi delle estetiche innovatrici provenienti dalla Francia, soprattutto delle istanze paesaggistiche dei pittori della Scuola di Barbizon. Molto si è discusso della novità della loro pittura, che rivela doti creative sebbene non rivoluzionarie; tuttavia il merito dei pittori Macchiaioli sta nell'aver svecchiato lo statico ambiente accademico italiano di metà Ottocento sia con la pittura dal vero, sia con l’espediente tecnico della macchia. La somiglianza che a volte si suole instaurare con l'Impressionismo francese non è realistica, dal momento che nella pittura macchiaiola rimane sempre presente, anche inconsciamente, la tradizione della cultura italiana, ovvero il disegno e la sintesi; inoltre la macchia non è accomunabile alla tecnica impressionista che attraverso una dinamica pennellata a virgola sfalda figure e cose per captarne il divenire atmosferico sotto l'azione della luce en plein air!



Giovanni Fattori, Artiglieria in marcia, 1880-81. Olio su tela, 41x69,5 cm. Collezione privata

Al contrario la caratteristica della tecnica macchiaiola risiede innanzi tutto nella composizione dei volumi per mezzo di masse cromatiche, prive di dettagli analitici.
Grazie alla protezione e agli stimoli del critico e collezionista Diego Martelli, i pittori De Tivoli, Costa, Cecioni, Abbati, Sernesi, Lega, Signorini, Fattori, D'Ancona, Capianca si riunirono in diverse località della Toscana per dipingere ampi paesaggi, strade di paesi, marine, soggetti realizzati con macchie e contrasti netti di luce e ombra. Tra gli artisti più rilevanti del Movimento, cui si devono aggiungere altre personalità come Banti, Borrani, Ciani, senza dubbio vi è  Giovanni Fattori (Livorno 1825/ Firenze 1908) che inizia a dipingere secondo i dettami accademici, affascinato sia dai temi storici collegati alle guerre risorgimentali, sia da spunti tratti dalla letteratura romantica francese e inglese (Victor Hugo e Walter Scott, soprattutto). Dopo una serie di dipinti che ritraggono senza enfasi e con veridicità documentaria le battaglie d’indipendenza italiana, Fattori giunge nel 1866 alla svolta macchiaiola con “La rotonda Palmieri ”, una tavoletta (15x35 cm) in cui ritrae una scena quotidiana presso i bagni livornesi: un gruppo di signore respirano aria di mare al riparo di una tenda gialla!



Giovanni Fattori. L'incontro, 1906/ 10. Olio su tela, 74x106 cm. Butterfly Institute Fine Art, Galleria d'arte, Lugano


L’opera, malgrado appaia creata di getto, ha subito un lungo tempo di gestazione; la finalità di Fattori, infatti, non è quella di dare la sensazione dell’immediatezza della scena, ma di sintetizzare con macchie costruttive di colore figure e spazio. Nessun elemento analitico compare nelle immagini, eppure nella visione d'insieme l’occhio percepisce l’accenno ai particolari: un’acconciatura, la forma di un copricapo o di uno scialle. Vengono in mente la sintesi e l’essenzialità dell’arte quattrocentesca, sempre presente nella cultura del pittore livornese, ma la sua poetica si è ormai liberata di ogni sostanza narrativa per dipingere la realtà così com'è. Celebri e bellissimi anche i suoi ritratti, in particolare “La cugina Argia” e “La figliastra”, dove la volumetria dei corpi è  realizzata con sapienti accordi tonali e la particolare cura delle espressioni svela la potente capacità introspettiva dell’Artista livornese.
Diverso il mondo pittorico che caratterizza il romagnolo Silvestro Lega (Modigliana 1826/ Firenze 1895), anche lui partecipe fin dagli anni '60 di quel sodalizio fecondo macchiaiolo nel soggiorno di Piagentina, una località nei pressi di Firenze dove sorgerà l’omonima Scuola, contemporanea a quella di Castiglioncello nel livornese, luogo di riunione del gruppo con il critico Diego Martelli.



Giovanni Fattori, L'amore nei campi, 1890-1900. Olio su tela, 92x75 cm. Collezione privata Courtesy Butterfly Institute Fine Art, Galleria d'arte, Lugano




Silvestro Lega, Mamma col bambino, 1866-67,Olio su tavola, 38x29,5 cm Collezione privata



Silvestro Lega predilige i temi familiari, la quieta vita paesana in cui si esprimono sentimenti intimi e gentili, sottili malinconie, semplici abitudini quotidiane, momenti di affettuosità come avviene in Mamma col bambino, La visita e Il pergolato, alcune tra le  sue migliori creazioni. Nel "Pergolato", in cui è fermato con affettuosità un momento della vita di provincia, l’ora del tè, il contrasto tra la luce estiva dello sfondo e la  verde frescura del pergolato rivela la studiata osservazione degli effetti luminosi in un caldo pomeriggio d’estate, ma soprattutto la scena fa emergere la capacità poetica di Lega nel realizzare senza retorica un piccolo inaspettato capolavoro, dove spiccano eleganza disegnativa e sintesi figurativa.
Dopo gli anni ’70 e '80 per i Macchiaioli si apriranno percorsi ed esiti differenziati; Fattori, ad esempio, tornerà ai soggetti bucolici e storici, dipinti con il senso di una monumentale, carducciana bellezza e con chiarezza luministica, come emerge nelle tele In vedetta, Il carro rosso e Il riposo. Inoltre la pratica delle attività incisorie, per cui ottenne riconoscimenti prestigiosi, spinse l'artista verso interessanti sperimentazioni cromatiche. Le tarde tele di Lega, invece, la cui vista andò sempre peggiorando, persero la tipica freschezza inventiva delle esperienze precedenti, risentendo di una maniera un po’ sommaria e stanca.



Odoardo Borrani, Antica porta a Pinti, 1880 ca. Olio su tela, 100x70 cm. Collezione privata




Odoardo Borrani, Il pescatore sull'Arno alla Casaccia. Olio su tela, 96x68,5 cm. Collezione Palazzo Foresti - Carpi (MO)



Instancabile viaggiatore, disegnatore, acquerellista oltre che pittore, Telemaco Signorini (Firenze 1835-1901) è una figura complessa di intellettuale, critico, scrittore e poeta. A partire dal momento rivoluzionario della macchia, in cui l'artista dipinge scene di vita paesana con una pennellata sommaria e con violenti contrasti chiaroscurali, lo svolgersi della sua esperienza attraversa diversi stadi: gli anni del gruppo di Piagentina, l'adesione al Naturalismo europeo fino all'atmosferico e solare periodo di Settignano nell'ultimo decennio dell'800, fase finale della sua attività. Il muro bianco, dipinto nel periodo vissuto a Castiglioncello, è un'opera pervasa di una luminosità accecante, più calda rispetto alle prime tele e sostenuta da un sobrio impianto disegnativo di sapore quattrocentesco toscano. Ancor più fecondi per la sua crescita culturale risultarono i viaggi effettuati tra il '60 e l''80 in Francia e in Inghilterra, soprattutto per i contatti con i paesaggisti francesi e i pittori di Barbizon. A Parigi si entusiasmò anche per il realismo di Gustave Courbet e di Edouard Manet: le opere di questo periodo, infatti, mostrano una ricerca nei rapporti tono-luce e un'attenzione alle tematiche sociali e umanitarie dei ceti più umili, centrali per il Naturalismo francese. La sala delle agitate, dipinto mal giudicato a suo tempo, ma molto ammirato da Edgard Degas (che lo vide nello studio dell'artista a Firenze dieci anni dopo la sua creazione), rivela un rigoroso impianto prospettico e denota una partecipazione emotiva dell'Artista al soggetto ritratto. Il dipinto è pervaso da un'atmosfera immota e spettrale di luogo "proibito", il manicomio, per la cultura borghese, dove disperazione e solitudine si sostanziano nelle tragiche larve umane delle donne e nella sinistra luminosità dell'interno.



Vincenzo Cabianca, Acquaiole della Spezia, 1864. Olio su tela, 60x127 cm. Collezione privata, Courtesy Butterfly Institute Fine Art, Galleria d'arte, Lugano




Telemaco Signorini. Una via di Ravenna, 1876 Olio su tela, 47x75 cm



Negli anni '70 Signorini continuò la serie dei viaggi che lo videro attento osservatore di città europee e abile interprete di momenti di vita contemporanea che ripropone nei suoi dipinti. La frequentazione a Londra e a Parigi di artisti italiani quali De Nittis e Boldini, raffinati descrittori di ambienti cittadini, gli offrì l'opportunità di alleggerire la materia pittorica grazie a un tocco più lieve e a una tavolozza più vivace che rendesse l'emozione con maggior immediatezza. La critica più autorevole concorda nel ritenere di alto livello le vedute di Settignano e molte tele dipinte a Riomaggiore e all'Isola d'Elba. Incanto contemplativo, serenità assorta nei quadri di Settignano, fascino della natura selvaggia nelle tele di Riomaggiore, solarità accecante dei luoghi dell'isola d'Elba dove Signorini si recò con Irene Ruoppolo, ovvero Nenè, la bimba che fu sul punto di adottare e che, oltre a rallegrare gli ultimi suoi anni, divenne soggetto privilegiato di disegni e di tele della maturità. Iin Strada alla Capponcina con equilibro compositivo e con raffinati accordi tonali egli riproduce l'atmosfera immota e silente di un viottolo lastricato nel clima sonnolento di un meriggio estivo, mentre in "Una via di Ravenna" evoca la vita serena di una cittadina durante una luminosa e assolata giornata primaverile.



Cristiano Banti. Contadine toscane, 1865 ca. Olio su tavola, 18x11 cm. Collezione privata




Cesare Ciani. Bambini sull'aia, 1901 Olio su tela, 23,5x50,5 cm. Collezione privata




Agli anni '90 sono da ascrivere ancora dipinti interessanti in cui signorini affronta una tematica più intimistica. In I bambini colti nel sonno la lezione del grande Degas si sostanzia in un fresco quanto furtivo momento di quotidianità, reso vibrante dall'accostamento melodico dei toni caldi, rossi e dorati e dalla guizzante pennellata. Armonie preziose e libertà d'impianto stilistico evocano un altro maestro francese: Henry de Toulouse Lautrec, che Signorini probabilmente conobbe attraverso la riproduzione di opere su riviste del tempo. In La toilette del mattino, una grande tela che egli non firmò né espose fino alla morte, forse considerandola un po' "scabrosa", ritrae il risveglio in un famigerato bordello fiorentino: ricca di luminosità e di smagliante cromatismo, è una tranche de vie offerta con fascino discreto, adeguata conclusione del suo variegato percorso artistico.
Curata da Tiziano Panconi, la mostra "I Macchiaioli. L'avventura dell'arte moderna", che si protrarrà fino ai primi giorni di maggio 2022, è realizzata dalla Fondazione Asti Musei.


Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte



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