Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XVII - n.72 - Luglio - settembre 2022
IN MOSTRA 


Kandinsky. L'opera / 1900-1940

di Bruna Condoleo


"Kandinskij. L’opera / 1900-1940” é un'interessante mostra che si sta svolgendo a Rovigo in Palazzo Roverella e si concluderà a fine giugno prossimo, dove, a differenza di altre esposizioni dedicate al Pittore russo, padre dell'Astrazione, si è inteso creare un quadro esaustivo dell'ambiente artistico da lui frequentato e dell'entourage creativo dei popoli della Vologda (Russia settentrionale), con i quali Vassily Kandinskij entrò in contatto nel 1889 durante un soggiorno in quei territori.
Abbandonata la carriera giuridica, nel 1896 Kandinskij si trasferì da Mosca a Monaco di Baviera per studiare pittura con Franz von Stuck. Le sue prime opere rilevanti sono xilografie e dipinti dalle atmosfere fiabesche, che spesso si rifanno al folklore russo.
Dopo un periodo di peregrinazioni tra l’Europa centro-occidentale e la Russia, nel 1908 Kandinskij si stabilisce a Murnau in Baviera ed inizia a dipingere tele con grandi zone di colore e brillanti toni giustapposti. Nella mostra, accanto ai suoi capolavori, si ammirano anche opere di suoi amici pittori, come Gabriele Münter, Marianne von Werefkin e Alexej von Jawlensky.




Vasilij Kandinskij, Destino (Il muro rosso) 1909, olio su tela 83 x 116 cm, Astrakhan,
The P.M. Dogadin Astrakhan State Art Gallery,

La vicenda biografica di Kandinsky (Mosca 1866), uomo raffinato, amante della poesia, della musica e del teatro, esprime l'internazionalismo culturale che caratterizza la sua rivoluzionaria esperienza pittorica, nella quale confluiscono elementi eterogenei: il simbolismo della religiosità russa, la cultura sciamanica della Siberia e quella islamica dell’Asia Centrale, la vitalità dell'Espressionismo tedesco, l'esuberante cromatismo dei Fauves e l'amore per la musica. Pur amando la natura e considerandola ispiratrice dell'impulso creativo (una tela, “Covoni”, di Monet gli aveva rivelato la vocazione per l’astrazione!), l'Artista si distacca gradatamente dalla resa naturalistica, ritenendo il quadro un' entità autonoma, fatta di segni che non mirano alla verosimiglianza, ma esprimono "l'interiore" spirituale, l'universo invisibile che è dentro di noi.
Il primo acquerello astratto risale al 1910, ma anteriormente a questa data molte sono le opere che punteggiano lo straordinario percorso artistico verso l’astrazione, testimoniata anche dai titoli delle opere: Impressioni, Improvvisazioni, Composizioni. I riferimenti naturali divengono pretesti per uno sviluppo autonomo del colore e della forma: compito dell’arte, secondo Kandinsky, è di penetrare la segreta essenza delle cose che il colore esprime attraverso una sua misteriosa energia.
Dai primi oli che evocano il folklore russo ai paesaggi dipinti a Murnau, piccola località dell’alta Baviera, dal colore acceso e dalla pennellata energica, a quelli dipinti durante il soggiorno francese a Sèvres nel 1907, è evidente l’influsso delle correnti artistiche del post-impressionismo e dei Fauves, nonché dell’arte di Gauguin.




Vasilij Kandinskij, Rider, 1909-1910. Collezione privata, Vienna



Vasilij Kandinskij: Improvvisazione 11, 1910, olio 97,5 x 106,5 cm The State Russian Museum, San Pietroburgo © 2021. Foto Scala, Firenze


A Monaco con importanti Maestri Kandinskij aveva cominciato un’attività artistica nella quale emerge da subito la grande influenza della musica, soprattutto l’amore per la musica atonale proposta dall’amico Schönberg, e per l’opera wagneriana: cito a tale proposito le impressioni del Maestro russo dopo aver assistito alla rappresentazione del Lohengrin: “ Mi riuscì del tutto chiaro che l’arte in generale ha poteri molto maggiori di quanto avessi creduto fino ad allora e d’altra parte ero convinto che la pittura fosse in grado di sviluppare forze non inferiori a quelle della musica”.
Nel fervido clima di Monaco gli influssi culturali sull’arte di Kandinsky si moltiplicano: dai disegni infantili alle maschere cinesi, dall’opera di Henry Matisse ai dipinti di Robert Delaunay. Le sue tele e i suoi acquerelli si popolano di forme zoomorfe e botaniche, simili a coralli, embrioni, meduse, rivelando un biomorfismo condiviso dai pittori surrealisti, da Mirò soprattutto, ma anche da Alexander Calder, Henry Moore, Alberto Magnelli.
Il 1912 è l'anno del suo primo importante testo "Dello spirituale nell'arte", base teoretica dell'Astrattismo, ma è anche l'anno in cui sempre a Monaco l’artista pubblica l'Almanacco "Il cavaliere azzurro" (Der Blaue Reiter), che ripropone il titolo di un suo vecchio quadro. Il tema del cavaliere, emblema dell'arte astratta, è ricorrente nell'iconografia kandinschiana: immagine antica della Russia, di cui  S. Giorgio a cavallo è protettore, ma anche simbolo della lotta contro il male e di ogni rinnovamento morale e spirituale.




Vasilij Kandinskij, With Fruits, 1918. Collezione privata, Vienna



Vasilij Kandinskij, Dunn und fleckig Souple [Sottile e macchiato flessibile], 1931 chine colorate e aniline su carta preparata ad acquarello applicata su cartoncino azzurro, 47,7 x 25,9 cm. Collezione Domenico Catanese-


Forma, linea e colore costituiscono per l'Artista i termini fondamentali della figurazione, espressioni di contenuti profondi e di stati d'animo più simili ai suoni musicali, capaci di esercitare una pressione diretta sull'anima, forme mai casuali, ma inventate per una pura necessità interiore. La pittura fu per Kandinsky un mondo preservato dall’ inquietudine dei tempi e dalle problematiche che investivano i primi decenni del ‘900, sia nel campo delle scoperte scientifiche, sia nella sfera politica e sociale. Separata dall’ ideologia, dalla politica come dalla storia, l’arte astratta sembrava poter elevare l'animo ed esprimere quella libertà spirituale che l'uomo non riesce a conquistare con mezzi terreni; scissa dal principio classico d’imitazione del mondo, l’arte diviene proiezione dell’immateriale e dunque traduzione dei puri valori dello spirito!
Tornato in Russia durante la Rivoluzione sovietica, il Pittore partecipa attivamente alla vita istituzionale e a quella artistica; incontra e sposa Nina, ma quando gli vengono confiscati tutti i beni, lascia la patria e accetta nel 1922 l’incarico di insegnante al Bauhaus, la Scuola d’arte fondata dall’architetto Gropius a Weimar nel 1919. Qui inizia un’esperienza decennale d’insegnamento in cui approfondisce il concetto di pittura assoluta, in maniera originale rispetto ai paralleli linguaggi di Jawlensky e di Klee, assieme ai quali insegna, e mitiga gradualmente l’espressionismo iniziale della sua arte in nome di una ricerca di forme geometriche e universali, dai contorni decisi come quelli di un intarsio.
L’artista indaga a fondo i rapporti tra forma e colore (giallo per il triangolo, blu per il cerchio) e tra suono e colore (l’azzurro in musica è un flauto; il blu tenue un violoncello, il blu più scuro un contrabbasso o un organo; il verde è un violino; il viola è una zampogna o un fagotto).




Vasilij Kandinskij, Le Noeud rouge Fondation Maeght, Saint-Paul de Vence (France), Photo Claude Germain




Vasilij Kandinskij, Mittengrun (Green in the middle), 1932. Collezione privata, Roma




L’esperienza al Bauhaus ha prodotto tanti capolavori e anche l'importante saggio sulla prassi pittorica dell'Astrattismo: "Il punto e la linea in funzione della superficie" (‘26). Nelle tele dipinte dopo il '22 le primitive forme irregolari e biomorfiche si mutano, infatti, in figure geometriche, nate per l'intima urgenza di ridurre la pittura agli elementi originari come il cerchio, sintesi di tutte le tensioni, e il triangolo, allusione alla vita spirituale, e poter così fissare un codice linguistico elementare quanto oggettivo (Su bianco II; Giallo-Rosso-Blu; Accento in rosa). Per Kandinsky il quadro è il risultato di un’abile orchestrazione dello spazio e di un equilibrio di dinamismi contrari, di pause e riprese, di incontri e scontri, di finito e infinito, al pari della musica dodecafonica di Schönberg. L'eleganza del segno, lo splendore delle tinte, simili a lacche di antiche miniature persiane, la forza espressiva del nero, >le sottili rispondenze formali creano segrete risonanze interiori rivelando l’autenticità della sua poetica.
Lasciata la Germania nel ’33 per la chiusura del Bauhaus e per l’ intolleranza del governo nazista verso la sua arte (che fu definita, assieme ad altre, "degenerata"!), torna in Francia a Neuilly-sur-Seine, dove muore il 13 dicembre del 1944; ma ancora nel ’40 elabora un capolavoro come Azzurro cielo, olio donato dalla moglie Nina nel ’76 allo Stato francese assieme a molti altri dipinti, testimonianza di un’ inventiva fresca e intensamente lirica di un anziano artista, mai pago di ricercare il Bello dello spirito! 
La mostra, a cura di Paolo Bolpagni e Evgenia Petrovada, raccoglie ben ottanta opere, e tra i prestigiosi prestiti internazionali per questa sezione conclusiva della mostra sono esposti “Le nœud rouge”, un olio su tela del 1936, dalla Fondation Maeght di Saint-Paul-de-Vence, e “Sans titre” del 1940, proveniente dall’Albertina di Vienna.
Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo in collaborazione con il Comune di Rovigo, l’Accademia dei Concordi, con il sostegno di Intesa Sanpaolo, l'esposizione è prodotta da Silvana Editoriale che cura anche l’edizione del catalogo.

Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte



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