Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno X - n.46 - Ottobre - dicembre 2015
I GRANDI RESTAURI 

Cronaca di un restauro prezioso:
LA RESURREZIONE di PIERO DELLA FRANCESCA


di Bruna Condoleo



Il mitico sogno dell'uomo di sconfiggere l'invecchiamento e la morte, oggetto di grandi temi romantici come della favolistica antica, è divenuto realtà: un camice bianco, mani esperte, i "ferri del mestiere", ore ed ore di lavoro e il miracolo si compie! Non stiamo parlando, però, di esseri umani che tornano giovani, bensì di opere d'arte che sono restaurate, cioè di quel preziosissimo patrimonio culturale di cui siamo i massimi detentori al mondo, che l'ingiuria del tempo offusca, deteriora e tenta di distruggere, come tutto ciò che esiste. Le bianche figure evocate non sono avveniristici chirurghi, ma moderni restauratori, cui si deve il recupero e la conservazione di quei beni di incommensurabile valore storico- artistico che costituiscono una prerogativa e un vanto dell'Italia.
Il lavoro dei restauratori, operatori silenziosi e schivi, solitamente poco noti al pubblico, non è soltanto l'espressione di una manualità artigianale di altissimo rango, bensì una professione che richiede cultura appropriata, conoscenze tecnico-scientifiche specialistiche e grande esperienza.
Sotto le mani del moderno restauratore hanno riacquistato l'armonia originaria dipinti di artisti famosi, ma anche tele di ignoti artisti, rivelando progressivamente pennellate insospettate, particolari affascinanti offuscati dal tempo o da inadeguati interventi, forme nitide che riaffiorano da immagini sbiadite. Il restauratore ama il suo paziente lavoro, grazie al quale, mentre si adopera in favore del patrimonio collettivo salvando dalla rovina beni irrepetibili, ha l’opportunità di sentirsi più vicino all'atto creativo dell'artista, quasi potesse ripercorrere idealmente assieme a lui le ansie, i turbamenti, le scelte che hanno generato l'opera stessa.



Piero della Francesca: La Resurrezione di Borgo Sansepolcro (1450/63)





A pochi mesi (da aprile 2015) dall’avvio del restauro della Resurrezione di Piero della Francesca (un affresco superbo, dipinto tra il 1450 e il 1463 in Arezzo), ad opera dei restauratori Paola Ilaria Mariotti e Umberto Senserini, il Comune di Sansepolcro, il Museo Civico, l’Opificio delle Pietre Dure e la Soprintendenza di Arezzo comunicano i primi importanti risultati delle indagini e delle operazioni effettuate in questo primo periodo.
L’intervento conservativo e di restauro sull’affresco, già oggetto di un’ ampia campagna di indagini preliminari, è iniziato con test mirati ad effettuare le operazioni di prima pulitura. Dopo aver approfondito lo studio delle sostanze estranee soprammesse all’originale, è stato deciso di procedere nella pulitura asportando selettivamente gli strati di accumulo superficiali, utilizzando solventi ad azione contenuta che operassero limitatamente alle sostanze da asportare. I metodi di pulitura saranno diversi in base alle campiture cromatiche diverse, questo per adeguarsi alla tecnica di esecuzione dell'artista e ai pigmenti impiegati.
L’operazione è finalizzata, al momento, solo all’ asportazione delle sostanze estranee di deposito e di accumulo e dei fissativi applicati sulla superficie pittorica in precedenti restauri, che hanno subito trasformazioni chimiche e che li rendono dannosi. In tal modo si è recuperata la visibilità di alcuni particolari, prima osservabili solo in fotografia all’infrarosso, come piccoli borghi, torri e castelli che popolano le colline dello sfondo.



Paola Ilaria Mariotti, restauratrice all'opera.


Il restauratore Umberto Senserini




La Resurrezione di Piero della Francesca, collocata sulla parete di fondo della sala Piero della Francesca del Museo Civico di Sansepolcro (AR), anche se in restauro, è attualmente visibile grazie ad un ponteggio progettato e realizzato ad hoc. I fenomeni di degrado dell’affresco sono principalmente identificabili in solfatazioni, decoesione della superficie pittorica e degli intonaci, sollevamento e distacco dello strato pittorico in alcune parti. Anche i materiali superficiali derivati da interventi pregressi hanno un’incidenza negativa non solo sulla lettura dell’opera, in quanto offuscano il colore originale, ma anche sulla sua conservazione, in quanto l’invecchiamento dei secoli li ha trasformati in ossalati.
Fra i più preoccupanti fenomeni di degrado vi sono quelli relativi al distacco dell’intonaco pittorico in molte zone della superficie dipinta. Numerosi ritocchi antichi sono presenti in corrispondenza delle cadute di colore: nel tempo tali ritocchi si sono alterati cromaticamente rispetto all’originale, come ad esempio sul "manto rosa" del Cristo, dove adesso risultano di colore arancio; o "sull’elmo verde" del soldato, dove si sono alterati in azzurro. Più goffi nel loro intento erano alcuni ritocchi a pastello giallo che erano stati apposti sul colmo delle colline per attenuare la tonalità bruna che le velature di verde rame trasparente hanno assunto a causa dell’invecchiamento naturale del materiale.












Sul fronte dello studio della tecnica esecutiva sono emersi nuovi particolari. Possiamo dire che la Resurrezione è stata realizzata tramite 18 giornate, cioè 18 stesure di intonaco: questo non significa che Piero abbia impiegato 18 giorni per dipingere l’opera. Una giornata poteva, infatti, corrispondere a un periodo di tempo superiore al giorno solare o, in caso di scelta di non usare una tecnica ad affresco puro, poteva essere dipinta anche in vari giorni e ripresa successivamente per apportare finiture. Come tecnica di trasporto del disegno, Piero ha impiegato il metodo dello spolvero, che ha lasciato sul muro la memoria di un esattissimo e ammirevole disegno.
La tecnica pittorica è attualmente oggetto di indagini scientifiche (a cura del Laboratorio Scientifico dell’OPD, da parte dei chimici Giancarlo Lanterna e Carlo Galliano Lalli), ma si può già affermare che Piero ha qui impiegato una tecnica mista, di cui la maggior parte della campiture cromatiche fu realizzata a secco.
Il restauro si avvale di un Comitato Scientifico di esperti di varie professionalità, che seguono con grande cura l’andamento delle operazioni. Il Comitato è composto da Giorgio Bonsanti (già ordinario di Storia e Teoria del Restauro dell’Università di Firenze), Matteo Ceriana (direttore della Galleria Palatina), Emanuela Daffra (funzionario storico dell’arte della Pinacoteca di Brera), Alessandro Angelini (associato di Storia dell’Arte Moderna dell’Università di Siena, autore della più recente monografia su Piero della Francesca), Frank Dabell (professore della Temple University di Roma e Mauro Mattieni (già direttore dell’ICVBC-CNR; già coordinatore delle analisi scientifiche del restauro della "Leggenda della Vera Croce", dipinta da Piero della Francesca ad Arezzo).



Le zone più chiare mostrano l'effetto della pulitura sugli alberi (particolare del lato destro del fondo)




Bruna Condoleo, storica dell'arte, curatrice di mostre e autrice di testi d'arte

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