Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XIV - n.61 - Luglio - settembre 2019
I GRANDI RESTAURI 

L' enigma dell'arazzo dell'Ultima Cena!
Sulle tracce di Leonardo in Francia

di Bruna Condoleo


Uno splendido arazzo di 45 metri quadrati, raffigurante “l’Ultima cena” di Leonardo da Vinci, dal giorno 14 maggio si trova esposto nella sala VII della Pinacoteca Vaticana, dove alloggiano altri preziosi arazzi e dipinti del grande Raffaello Sanzio. L’opera, che dopo 14 mesi di espertissimo restauro finalmente può mostrarsi in tutta la sua imponente bellezza, ha una storia di circa 500 anni, essendo stata donata da Francesco I a Clemente VII in occasione delle nozze di Enrico di Valois, secondogenito del re di Francia, con Caterina, nipote del Papa, avvenute a Marsiglia nel 1533.
Il prezioso e delicatissimo dono, realizzato forse nelle Fiandre con filati di seta, argento e oro, dopo aver subito interventi di ripristino nei secoli passati, versava da molto tempo in condizioni di pericoloso degrado, ma il restauro vaticano, frutto di altissime competenze, sponsorizzato da Francois Saint Bris del Castello di Clos-Lucé, dove Leonardo si è spento nel 1519, è riuscito a restituirgli non soltanto consistenza, durevolezza e il cromatismo originale, ma ha fatto riemergere tutta la sua magnificenza.



MANIFATTURA FIAMMINGA? Ultima Cena, Arazzo 1516-1532 Inv. 43789 Musei Vaticani
Foto © Governatorato SCV – Direzione dei Musei


Gli studi attuali attorno all’arazzo hanno contribuito a fare maggiore chiarezza sulla sua creazione e sulla probabile datazione, che potrebbe addirittura riferirsi al 1516, ovvero l’epoca in cui Leonardo era ospite di Francesco I nel castello di Clos-Lucé ad Amboise. Chi osservi il gigantesco arazzo non può fare a meno di rilevare la palese derivazione dall’Ultima Cena, conservata a Milano nel refettorio della chiesa di Santa Maria delle Grazie, affresco certamente conosciuto e ammirato dal sovrano francese. La struttura dell'episodio evangelico, la posizione centrale dell’immagine del Cristo, i volti e i moti dell’animo degli apostoli, ognuno rispondente al proprio carattere, ripetono correttamente la rappresentazione leonardesca, come i resti di cibo e di vino sulla tavola, prima grande “natura morta” della pittura italiana! Chiunque abbia realizzato il cartone, allievo o collaboratore di Leonardo, ha voluto omaggiare il Maestro non distanziandosi dall’assoluta novità del momento prescelto per la scena: Gesù ha appena esclamato tristemente “uno di voi mi tradirà” e a queste parole si crea attorno a Lui un turbinio di diverse reazioni da parte degli apostoli.





MANIFATTURA FIAMMINGA? Ultima Cena (part.) Cristo Arazzo 1516-1532 Inv. 43789 Musei Vaticani. Foto © Governatorato SCV – Direzione dei Musei

 





MANIFATTURA FIAMMINGA? Ultima Cena (part.) Stemma del Re di Francia Francesco I Arazzo 1516-1532 Inv. 43789 Musei Vaticani. Foto © Governatorato SCV – Direzione dei Musei


Anche Giuda reagisce alla sconvolgente asserzione, turbato e agitato da quell'annuncio, ma Leonardo, a differenza di altri artisti del Rinascimento che isolano il traditore nella parte anteriore della tavola, lo posiziona accanto al Cristo in un atteggiamento frontale di opposizione che indica un immediato senso di colpa. Il genio vinciano, com’è noto, era studioso di fisiognomica e indagatore profondo del rapporto tra espressione e interiorità; per definire le personalità degli apostoli ci ha lasciato una molteplicità di schizzi e disegni atti a identificare dai gesti e dai volti il carattere di ognuno di loro, desunto dalla lettura dei Vangeli.  Alla frase di Cristo un’onda di moto sconvolge l’assemblea che si divide in 4 gruppi, ciascuno dei quali racchiuso entro una forma piramidale, la stessa forma in cui è inserita la salda immagine di Gesù, che nella sua fermezza simboleggia la Verità che non dubita e non muta. Chiunque sia l’autore del cartone di questo arazzo ha sicuramente inteso riproporre l’ideazione leonardesca; non così, invece, per ciò che attiene allo sfondo e all’ambientazione architettonica.




MANIFATTURA FIAMMINGA? Ultima Cena (part.) Emblema del Re di Francia Francesco I. Arazzo 1516-1532 Inv. 43789 Musei Vaticani. Foto © Governatorato SCV – Direzione dei Musei

 








MANIFATTURA FIAMMINGA? Ultima Cena (part.) Apostoli Arazzo 1516-1532 Inv. 43789 Musei Vaticani. Foto © Governatorato SCV – Direzione dei Musei


Dal confronto con l'affresco originale si nota, infatti, come la ricchezza del paesaggio dell’arazzo, in cui compaiono un castello e delle case, non ha la caratteristica della natura naturans tanto cara a Leonardo, ovvero quella natura quasi preistorica in continuo divenire, fatta di montagne e di luoghi spopolati, di serpentine anse di fiumi che scorrono fra le rocce e di atmosfere rarefatte che fanno perdere alle cose la nettezza dei loro contorni. Anche le tre arcate che dividono l’interno della scena dal panorama esterno non ripropongono le tre sobrie finestre squadrate che fanno da sfondo alla figura leonardesca di Cristo e pur aggiungendo alla composizione una scenografia suggestiva, sono lontane dalla sintesi dello spirito leonardesco.
Circonda l’arazzo una fitta bordura con simboli e riferimenti al monogramma della madre di Francesco I, Luisa di Savoia, e all’emblema dello stesso re, ovvero la salamandra; al centro dell'arazzo si staglia in alto lo stemma del re di Francia, circondato dal collare dell’Ordine di san Michele, istituito nel 1469 da Luigi XI, ma utilizzato soltanto dopo il 1516, elemento che fa ipotizzare la possibile realizzazione dell'opera durante la permanenza di Leonardo nel Castello di Amboise.  




MANIFATTURA FIAMMINGA? Ultima Cena (part.) Apostoli Arazzo 1516-1532 Inv. 43789 Musei Vatican.i Foto © Governatorato SCV – Direzione dei Musei

 








MANIFATTURA FIAMMINGA? Ultima Cena (part.) Apostoli Arazzo 1516-1532 Inv. 43789 Musei Vaticani. Foto © Governatorato SCV – Direzione dei Musei


Il creatore del cartone dell’arazzo ha inoltre tentato di emulare i cromatismi e lo sfumato leonardesco nei lievi e intensi passaggi chiaroscurali delle figure degli apostoli, dei loro abiti e dei visi. Date le condizioni dell’Ultima Cena del Maestro toscano, che nel tempo, com'è noto, ha subito restauri inopportuni e deviazioni tonali a causa del degrado della tecnica e delle pessime situazioni ambientali, i'arazzo potrebbe forse suggerire indicazioni su alcune zone ancora poco visibili dell'affresco leonardesco. Se il pregevolissimo restauro della signora Pinin Brambilla, durato più di un ventennio e conclusosi nel 1999, ha ridato vigore e leggibilità all’affresco, tuttavia l’opera non consente una lettura fededegna e pertanto l' arazzo potrebbe suggerirci anche indicazioni sull’originale creazione leonardesca e sulle parti scomparse per sempre, come, ad esempio, i piedi del Cristo, tagliati nel '600 dai frati del convento per creare una porta di comunicazione tra il refettorio e la cucina!





Laboratorio Restauro Arazzi Musei Vaticani: fermatura del tulle (part.) MANIFATTURA FIAMMINGA? Ultima Cena Arazzo 1516-1532 Inv. 43789 Musei Vaticani. Foto © Governatorato SCV – Direzione dei Musei

 







Laboratorio Restauro Arazzi Musei Vaticani: pulitura durante il restauro MANIFATTURA FIAMMINGA? Ultima Cena Arazzo 1516-1532 Inv. 43789 Musei Vaticani. Foto © Governatorato SCV – Direzione dei Musei



Il restauro eseguito egregiamente dal reparto Arazzi e Tessuti dei Musei Vaticani, diretto da Alessandra Rodolfo dal febbraio 2018 all'aprile 2019, non soltanto ha consentito nuove scoperte, ma di avanzare ipotesi che apportano un aggiornato punto di vista sulla provenienza e sulla realizzazione dell'arazzo. Infine, per la prima volta dal XVI secolo l’arazzo dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci, ora esposto nella Pinacoteca Vaticana, sarà mostrato al di fuori dei Musei vaticani nel Castello di Clos-Lucé in occasione del 500° anniversario della morte di Leonardo da Vinci, in una mostra curata da Pietro C. Marani, che si inaugura il 6 giugno e terminerà l’ 8 settembre 2019.
Al sovrano Francesco I, appassionato e collezionista di arazzi sotto l'egida di una madre raffinata come Luisa di Savoia, noi dobbiamo la creazione di opere d'eccellenza artigianale, come l' arazzo dell'Ultima Cena, che furono uno dei veicoli in Europa dell'arte italiana. Se l'immagine del re di Francia che abbraccia Leonardo sul letto di morte è frutto di una leggenda creata a posteriori da letterati e pittori, non si può dubitare delle parole del poeta Giovanni Lomazzo che riferisce l'orazione funebre proferita da Francesco I alla notizia della morte del genio vinciano: «Per ciascuno di noi la morte di quest'uomo è un lutto, perché è impossibile che la vita ne produca un altro simile!" Leonardo è davvero unico e incomparabile!


Bruna Condoleo, storica dell'arte, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte

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