Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XVI - n.68 - Aprile - giugno 2021
I GRANDI RESTAURI 

L'Aquila. La Basilica di Santa Maria di Collemaggio:
un restauro da "GRAN PRIX" europeo!


di Bruna Condoleo



La ricostruzione della Basilica di Santa Maria di Collemaggio a L’Aquila costituisce un esempio prestigioso di restauro post-sisma in tutta Europa, premiato con uno dei tre «Grand Prix» assegnati nell’ambito dei Premi europei per il patrimonio «European Heritage Awards/Europa Nostra Awards 2020». Il restauro della Basilica, divenuto una delle tre eccellenze europee del 2020 nel campo del patrimonio culturale, condotto dalla Soprintendenza Archeologica dell'Abruzzo e finanziato con fondi Eni, ha avuto una fase di progettazione di due anni (2013-2014), cui hanno collaborato le Università dell’Aquila, di Roma - Sapienza e il Politecnico di Milano, e si è concluso dopo soli due anni di lavori (2016-2017). La Basilica di Santa Maria di Collemaggio, da settecento anni meta di pellegrini devoti alla “Porta della Perdonanza”, la prima porta santa istituita per concedere le indulgenze nel Giubileo del 1300, dove si ripete ogni anno il rito solenne della Perdonanza Celestiniana, tradizione culturale inserita nel 2019 nella lista del patrimonio dell’Unesco, è immersa nel verde e posta al di fuori della città di L’Aquila, ed è considerata la più suggestiva architettura sacra d’Abruzzo, purtroppo uno dei 44 beni artistici danneggiati gravemente dal terremoto del 6 aprile 2009, ma da tre anni  ristrutturata con un intervento d'eccellenza.





La Basilica di Santa Maria di Collemaggio

Consacrata nel 1288, la Basilica fu costruita per volontà di Pietro Angeleri, detto del Morrone, un eremita incoronato papa con il nome di Celestino V proprio in questa chiesa nel 1294, accanto alla quale egli stabilì la sede del suo Ordine monastico dei Celestini, regola molto austera, derivata da quella dei Benedettini.
La Basilica di Collemaggio è stata sempre celebrata per la splendida facciata, davanti alla quale si svolgono antiche cerimonie sacre alle genti abruzzesi, che, come recita il vate Gabriele D'Annunzio, "appaiono trasfigurate e sollevate fuori del tempo, con un aspetto leggendario e formidabile, grave di cose misteriose ed eterne e senza nome"; la fama della chiesa è anche legata al sepolcro cinquecentesco del Papa, poi santificato dalla Chiesa, che rappresenta un simbolo della devozione popolare. La facciata, anch'essa danneggiata da un sisma nel 1915 e successivamente restaurata, è la parte più spettacolare della Basilica, grazie anche all'inusuale forma squadrata, interamente rivestita di marmi bicromi, bianchi e rosa, disposti in raffinati motivi geometrici. Iniziata a metà del XIV° secolo e terminata un secolo più tardi, essa ha tre grandi portali: il centrale quattrocentesco a motivi goticheggianti con tabernacoli, un tempo arricchiti di numerose statue, oggi purtroppo perdute. Tre bei rosoni, quello maggiore centrale nella zona attica, con doppia serie di raggi di colonnine e una torre ottagonale terrazzata e addossata alla parte destra, quel che resta di un originario campanile demolito alla fine del XIX° secolo, completano l'austera e colorata facciata.


Il portale '400esco e il rosone centrale
La splendida facciata della chiesa con la decorazione bicroma


Originariamente costruita in forme romanico-gotiche, la Basilica fu molto danneggiata dal famigerato terremoto del 1703; dopo di allora fu ristrutturata all’interno in forme barocche, ad eccezione della zona del transetto che rimase in stile gotico. Pertanto negli anni ’70 del secolo scorso, anche a causa di necessari lavori di consolidamento, l’interno è stato riportato non senza discussioni allo stile romanico abruzzese: l’intervento di restauro, diretto dall'architetto Moretti, ha smantellato la veste barocca al fine di ripristinare l'originario assetto medievale. Ad essere eliminati furono sia i pregevolissimi interventi seicenteschi che quelli, altrettanto interessanti, del secolo successivo, compresa la meravigliosa soffittatura. Furono conservate solo le espressioni barocche dell'area presbiteriale e il grande organo, trasportato nella navata destra. Il contestato restauro ha fortunatamente riportato alla luce una serie di affreschi degli altari ogivali posti all'interno delle murature delle pareti laterali, tra cui meritano di essere segnalate la Crocifissione e la testa di una Santa Monaca, eseguite da Antonio da Atri, tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo. Opere di maestranze locali influenzate dalle scuole rinascimentali, gli affreschi illustrano la vita di Celestino V, esistenza avventurosa, contrassegnata da fughe, eventi anche controversi, sodalizi discussi, come quello con l’Ordine dei Templari, terminata con la prigionia nel castello di Fumone (FR) voluta dal potente successore papa Bonifacio VIII e forse con la morte violenta nel 1296. 



per vedere le foto del sisma:
"https://www.google.com/search?sxsrf=ALeKk00-

per vedere il restauro:
https://uss-sisma2016.beniculturali.it


L'interno della Basilica di Santa Maria, a croce latina, è un luogo spoglio e meditativo, anche grazie a una illuminazione che lascia penetrare da più punti della chiesa la luce che si riflette nel colore pacato e rosato del pavimento, dove alcune lastre tombali seicentesche rammentano i nomi di insigni abati dell'Ordine dei Celestini, poi soppresso. Tre absidi concludono l'edificio: in quella di destra il mausoleo marmoreo di S. Pietro Celestino; il corpo di Celestino V, il papa celebre per aver pronunciato "per viltade il gran rifiuto" (Dante, III canto dell'Inferno) dopo pochi mesi di pontificato, mostrando incapacità a guidare la Chiesa di Roma e guadagnandosi la fama di ignavo, secondo il giudizio dantesco, riposa in un tempietto classicheggiante, creato da Girolamo da Vicenza nel 1517. La storia di questo sepolcro è indicativa: saccheggiato una prima volta dalle truppe del Principe d'Orange nel 1528, trafugato una seconda dalle truppe napoleoniche nel 1799, 30 anni fa le spoglie del papa furono di nuovo rubate da una banda di ladri che le abbandonò più tardi in un vicino cimitero. E' dunque davvero miracoloso che il sarcofago si sia salvato anche dall'ultimo disastro tellurico del 2009! Non così la zona del transetto, delle absidi e della cupola devastate dalle scosse più forti del sisma, oggi splendidamente ricostruite.





La facciata di s. Maria di Collemaggio con la torre ottagonale terrazzata, quel che resta di un antico campanile demolito alla fine del 1800


Se ha qualche fondamento di verità la leggenda secondo cui Pietro del Morrone, di ritorno da Lione per l’approvazione del nuovo Ordine monastico, ancora semplice eremita si fermasse nel luogo chiamato Collemaggio e sognasse la Vergine che gli chiedeva di costruire in suo onore una chiesa, il pregevole restauro ha riportato l'edificio sacro all’originaria bellezza grazie alla professionalità e all’ingegno italiani che, come sempre, hanno dimostrato le inesauribili risorse tecniche ed artistiche della nostra cultura!


Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte


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