Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno IX - n.42 - Ottobre - dicembre 2014
ARTE NEL MONDO 

"MARIO SIRONI -1885/1961"
Un allestimento inadeguato per un Maestro del '900!

di Carla Piro




L'arte non ha bisogno di riuscire simpatica, comprensibile, ma esige grandezza, altezza di principi”. (Sironi)






Autoritratto 1909-1910, olio su cartone,
cm 37x44 Collezione privata



La lampada 1919, olio su carta applicata su tela,
cm 96x78 Pinacoteca di Brera, Milano


Novanta dipinti, bozzetti, disegni, cartoni preparatori per grandi murali, riviste, pubblicità, progetti e lettere sono esposti a Roma, al Complesso del Vittoriano, nella mostra “MARIO SIRONI -Sassari 1885/ Milano 1961”, con l'intento di documentare la complessità di un artista che credeva alla dimensione pubblica e sociale dell'arte, sullo sfondo di un'Italia dilaniata da due Guerre Mondiali e dalla dittatura.
Mario Sironi (Sassari 1885- Milano 1961) ha spaziato dalla pittura all'illustrazione; ha creduto nelle opere pubbliche, si è aperto alle suggestioni di scenografia, architettura e scultura; è stato ideatore di geniali campagne pubblicitarie nella sua intensa collaborazione con l'allora nascente Fiat.
Nonostante la produzione versatile e i periodi artistici vissuti (Espressionismo, Divisionismo, Futurismo, Metafisica, ricerca della classicità, pittura monumentale), i suoi lavori mantengono una chiara identità: la forza espressiva, la maestria tecnica, l'opposizione oscurità-luminescenza, la cupezza del colore, la materia pittorica, l'equilibrio delle forme, i volumi allusivi alle geometrie, l'austerità essenziale che elude gli eccessi (mai troppo o troppo poco) sono le sue caratteristiche.






L'architetto 1922-23, olio su tela, cm 87x75
Collezione privata



Solitudine 1925, olio su tela, cm 98x82 Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, Roma Su concessione del Ministero dei Beni e delle Attivitą Culturali e del Turismo ©Fotografia Antonio Idini


Lo stile dell’artista si riconosce nelle figure di uomini, nei paesaggi solitari, nelle imponenti iconografie (affreschi e vetrate) che celebrano il valore della fatica. “Mi è stato rimproverato -diceva- di non occuparmi di campi coltivati (…) ma di vedere soltanto rocce deserte, altitudini desolate dove l'uomo si misura con la vastità dello spirito. (…) L'arte non ha bisogno di riuscire simpatica, comprensibile, ma esige grandezza, altezza di principi”.
I suoi valori sono umani e civili: patria, cultura, famiglia, lavoro, giustizia. Sironi credeva fortemente che l'arte dovesse avere un valore etico e sociale. Ugualmente anche le dittature a lui contemporanee -dal Fascismo italiano alla Russia Sovietica- avevano riflettuto sul ruolo di un'arte pubblica.
L'adesione al Fascismo delle prime stagioni -spiega la nipote Romana Sironi- era dettato dalla condivisione di un auspicato stile di vita finalizzato a formare una moderna civiltà italiana. L'arte con la sua funzione educatrice ne sarebbe stato lo strumento”.
Le opere, dunque, onorano ideali umani, mai politici. Contraddicendo le vesti trionfalistiche auspicate dal Fascismo, le figure sironiane non assecondano il potere e la propaganda: diversamente appaiono rigorose e severe. La sua è un'arte potente, difficile: più propensa a creare turbamenti e interrogativi che a compiacere il potere.







Il molo 1921, olio su tela, cm 44x57 Collezione privata



Paesaggio urbano 1926, olio su tela, cm 34x50 Fondazione Musei Civici di Venezia Galleria Internazionale d'Arte Moderna di Ca' Pesaro 2014 © Archivio Fotografico, Fondazione Musei Civici di Venezia


La forza dirompente di Sironi -rispetto alla pittura da cavalletto ottocentesca- sta nello scegliere mezzi espressivi multiformi (affresco, mosaico, pubblicità, illustrazione), capaci di arrivare al vasto pubblico, ma senza sacrificare l'eccellenza esecutiva. “Il muro non è una tela; deve avere una funzione sociale”, era solito dire, rimanendo fedele all'idea di un'arte che uscisse dal quadro (insufficiente mezzo, legato ad un collezionismo privato o destinato ad un museo) per divenire protagonista sui muri, sulle pagine illustrate o nelle campagne promozionali.
La pittura murale degli anni '30 non rappresenta solo una scelta tecnica: esprime un contenuto innovativo; un modo classico radicalmente diverso -sociale per eccellenza- di pensare l’arte. La grande decorazione, infatti, è indipendente dal possesso individuale: si incontra nelle strade, nelle piazze, nei luoghi di lavoro. Il pittore ridimensiona l’importanza del mercato e delle mostre (un muro non si può vendere né esporre, se non in modo effimero); sollecita la committenza dello Stato, favorisce il superamento dell’intimismo ed esorta gli artisti a misurarsi con temi poderosi e a cimentarsi con una nuova concezione architettonica dello spazio.
Proprio a quest'ultimo Sironi presta particolare attenzione, com' è evidente dagli iniziali studi in ingegneria, dalla fertile attività di scenografo e dai complessi allestimenti studiati per la Triennale di Milano (1933), per il Padiglione Fiat alla Fiera Campionaria di Milano (1936) o per la Sala dell’Italia d’Oltremare all’Expo Internazionale di Parigi (1937).








Nudo e albero 1929-1930, olio su tela, cm 80x60 Collezione privata



La penitente 1945, olio su tela, cm 50x60 MART, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto Collezione Augusto e Francesca Giovanardi


L'intento della mostra romana è evidenziare l'intrecciarsi fra il suo percorso artistico, intessuto da una tragica visione del mondo, con la drammatica storia d'Italia nelle sue trasformazioni politico-sociali: dai due conflitti mondiali alla disfatta del Fascismo.
Interessanti sono le sezioni dedicate all'attività di illustratore per il “Popolo d'Italia” (dal 1921 al 1942) e di pubblicitario per la Fiat.
Tuttavia le pregevoli opere esposte risultano penalizzate da un progetto espositivo che le appiattisce lungo le pareti di un angusto corridoio o le disperde in un ampio ed alto salone, soffocato dalla scarsità della luce. Dispiace la mancanza di un allestimento adeguato, progettato ad hoc, dove la regia dello spazio con la sua partitura (pannellature, nicchie e interruzioni) dovrebbe suggerire allo spettatore soste, pause e riflessioni, che scongiurino il rischio della sovraesposizione alle immagini e della confusione percettiva.
Inevitabile è l'impressione che i quadri siano banalmente appesi al muro in una frettolosa successione. Conseguente è la conclusione che il solo criterio cronologico non sia sufficiente per rendere il luogo adeguato ai lavori e non basti ad organizzare il disordine visivo generato dalla eterogeneità di tecniche, altezze, formati, cornici.
É dunque un peccato che nella mostra dedicata ad “uno fra i più grandi Maestri del Novecento Italiano” -come giustamente celebrato dalla curatrice Elena Pontiggia- siano stati trascurati elementi che Mario Sironi, artista e scenografo, riteneva fondamentali: il valore dello spazio architettonico e l'attenta cura negli allestimenti.
La mostra si concluderą il 5 febbraio 2015.



Carla Piro, Laurea in Filosofia; perfezionamento in Didattica della Filosofia; Master in pubbliche relazioni e comunicazione istituzionale. Responsabile pubbliche relazioni. Giornalista pubblicista per vari magazine culturali.



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