Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno X - n.46 - Ottobre-dicembre 2015
ARTE NEL MONDO 

Un artista "alla moda": JAMES TISSOT
di Carla Piro






James Tissot: Autoritratto, 1865 circa. Olio su pannello, 49,85x30,16 cm. Museum Purchase, Mildred Anna Williams Collection © Fine Arts Museums of San Francisco



Un artista inaspettato, una mostra spumeggiante, un allestimento accattivante; atmosfera Fin de siècle e ottanta opere provenienti dalla Tate di Londra, dal Petit Palais e dal Museo d'Orsay a Parigi: sono gli ingredienti di "James Tissot" al Chiostro del Bramante di Roma!
(fino al 21 febbraio 2016).
Tissot (1836-1902) è un pittore che sfugge alle facili classificazioni: francese di nascita, londinese di adozione; celebrato in vita e progressivamente dimenticato nel XX secolo. Famoso ed eccellente (le sue opere erano pubblicate su libri e riviste), fu sapiente promotore delle propria arte (si dedicò all'acquaforte per facilitare la diffusione del suo lavoro in Europa); alla morte della compagna assecondò la vena fideistica e sentimentale, dedicandosi alle rappresentazioni bibliche e visitando per anni Palestina e Medio Oriente.
Dandy e salottiero ma non superficiale, sarcastico e mistico, artista brillante e sensibile, frequentatore dell'élite culturale (amico di letterati e pittori, come Maupassant, Whistler, Degas, Manet, dei Preraffaeliti, di Boldini e De Nittis); pur condividendo la ricerca degli Impressionisti (la luce, il colore, il mutamento nello spazio e nel tempo) non si accomunò mai a loro. Monet dipinge con minuzia i bagliori sulle "Ninfee" e su "La cattedrale di Rouen" al trascorrere di ore, giorni, stagioni; Renoir e Degas si soffermano sul movimento delle figure nello spazio.


Tissot, figlio di un commerciante di stoffe e di una modista, quindi particolarmente attento ai dettagli della moda, testimonia il corso di un'intera epoca attraverso l'evoluzione del gusto. Registra nei costumi un cambiamento sostanziale, legato all'ascesa della Borghesia e alla emancipazione della donna: dalle crinoline dell'Imperatrice Eugenia alla “Tournuree” (o “sellino”, usato per sostenere il drappeggio nella parte posteriore della gonna), poi trasformato nel “Cul de Paris” (imbottitura), fino al primo “Tailleur” rappresentato nel suo quadro “La viaggiatrice”.
L'Artista racconta l'alta società a lui contemporanea: ne raffigura lo status attraverso gli abiti, le feste, i viaggi, le colazioni sull'erba. I suoi occhi osservano con acume e precisione, ma non senza partecipazione, il mondo in cui è contemporaneamente spettatore ed attore. Lo sguardo ironico nel rilevare puntualmente le consuetudini dell'Inghilterra Vittoriana, si riempie di ammirazione per la bellezza femminile, seducente ed elegante; rivela discrezione davanti alla dignitosa sofferenza dell' amata Kahtleen Newton; è partecipe nell'ambientare il “Figliol prodigo” (tema evangelico prediletto) nella mondanità che lui stesso frequenta.






La più bella donna di Parigi 1883-1885. Olio su tela, 146,32x101,6 cm. Musée d'art et d'histoire de Genève © MAH Genève photo Bettina Jacot Descombes



Serie "La straniera": La viaggiatrice 1883-1885. Olio su tela, 141x98 cm. Koninklijk Museum voor Schone Kunsten © www.lukasweb.be - Art in Flanders vzw Photo credit: Hugo Maertens


Nato nella città portuale di Nantes, avvezzo al viavai delle navi, il pittore raffigura con familiarità arrivi e partenze, viaggiatori e piroscafi, banchine ferroviarie e approdi portuali.
Nonostante la precisione nel dettaglio, le sue rappresentazioni non risultano mai fredde e fotografiche, ma si rivelano coinvolgenti ed empatiche. I ritratti uniscono la fedeltà realistica alla morbidezza dei colori, la luminosità avvolgente alle pennellate vibranti. I personaggi sono vivaci e vitali: non posano davanti ad un cavalletto: si muovono, passeggiano, chiacchierano, danzano, scendono dai battelli.
Lungo il percorso della mostra romana l'allestimento, l'illuminazione, la musica, i suoni, gli arredi suscitano suggestioni fin de siécle che ricreano l'ambiente mondano raccontato da Tissot. Nel salotto, opportunamente disposto, si avverte un parlottio indistinto che rivela indizi di pettegolezzo, finchè le voci (prendendo le fattezze dei ritratti alle pareti) ostentano teatralmente le loro chiacchiere. Parlano della “Donna più bella di Parigi”, rappresentata nel grande ritratto che attende il visitatore oltre un drappo rosso.






Il ponte dell'HMS Calcutta (Portsmouth) 1876 circa. Olio su tela, 68,6x91 cm Londra, Tate © Tate, London 2015



La convalescente 1880-1882. Olio su tela, 90,20x68,30 cm. Musée Baron Martin, Gray © Cliché Studio Bernardot - Musée Baron Martin - France


E' una giovane avvenente circondata da uomini, bisbigli e ammiccamenti, che ignorano la figura sbiadita, posta come un'ombra dietro di lei. Nessuno sembra accorgersi che in quell'immagine offuscata, modificata dal tempo nell'altezza e nella silouette, ma ancora riconoscibile dai lineamenti e nell'acconciatura, affiora la memoria dell'antico splendore irrimediabilmente segnato dagli anni. In una rappresentazione sincronica, l'Artista nasconde dietro la ragazza l'immagine di ciò che ella ha davanti e guida l'attenzione dell'osservatore dalla giovane donna all'anziana signora!
L'ammirazione per la bellezza cede il posto alla compassione per la sua evanescenza e l'ombra discreta ma invadente di colei che è stata “La più bella donna di Parigi” ruba imprevedibilmente la scena alla sua protagonista.
Con questo ironico gioco di specchi fra passato, presente e futuro Tissot confonde, stupisce, suscita sentimenti contrastanti: si rivela, in fine, quel pittore fuori dagli schemi che Guy de Maupassant definiva “particolare, geniale, inclassificabile”.






Carla Piro, Laurea in Filosofia; perfezionamento in Didattica della Filosofia; Master in pubbliche relazioni e comunicazione istituzionale. Responsabile pubbliche relazioni. Giornalista pubblicista per vari magazine culturali.





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