Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno IX - n.42 - Ottobre - dicembre 2014
GIOVANI TALENTI 



I “paesaggi” di Yaprak Akinci: relitti dell’anima
di Bruna Condoleo



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Yaprak Akinci, Certainty, acrilico su tela, 2014, cm.90x140


Visitare la mostra della giovane pittrice Yaprak Akinci è un’esperienza salutare, non soltanto per il coinvolgimento di immaginazione e di emotività, ma anche perché si ha la rara sensazione di trovarsi di fronte a un autentico talento pittorico. La mostra, che si sta svolgendo presso l’Ufficio Cultura dell’Ambasciata della Turchia a Roma, propone una carrellata di acrilici su tela in cui appaiono paesaggi desertificati, visioni quasi oniriche che delineano una natura inedita da interpretare.
“Residuo. Ciò che rimane da un’epoca sepolta” è l’allarmante titolo dell’esposizione che svela al fruitore l’immaginario dell’artista, contraddistinto da scenari di immani solitudini, di un mondo colpito da una catastrofe ignota che ne ha cancellato la vita vegetale e animale, anche se a tratti esso sembra ancora rivelare enigmatiche tracce di civiltà sepolte.
Spazi immensi, prospettive oblique, inquietanti strutture simili a reperti archeologici, lunghe autostrade deserte prospettano la visione di uno spettrale futuro, privo della presenza umana, macabra testimonianza di una storia di autodistruzione. Malgrado i soggetti delle sue tele siano riferibili a un’epoca in cui il mondo è già quel che resta dopo una sconosciuta devastazione (guerra nucleare? disastro batteriologico? estinzione di massa?), i dipinti di Yaprak non comunicano sentimenti tragici, ma impressioni di sgomento e suggeriscono paure ancestrali, che nascono negli ambiti più riposti della sfera psichica. Forse sono un monito all’uomo contemporaneo affinchè non distrugga questa terra tanto bella, capace di conservare anche dopo un’apocalisse i segni dell’ antica bellezza.




Persistence, acrilico su tela, 2014, cm.120x70


Una squisita sensibilità cromatica che predilige le tinte sommesse delle terre, il blu oltremare e l’azzurro polveroso, gli ocra, i bianchi e i neri, caratterizza lo stile dell’artista turca; l’incisività del segno denuncia la validità dell’esperienza grafica accumulata da Yaprak durante i suoi studi in Turchia, qualità che le permette di far vibrare l’immagine di una tensione continua sia nei percorsi lineari tendenti all’infinito sia nei sapienti intrecci segnici.
Un neo-espressionismo, il suo, che non esclude il ritorno alla pittura e propone a livello emotivo un’ analisi della storia del proprio Paese e del mondo, tradotta in immagini che evocano la fine di un’era, ma che diventano anche metafore di profonde e inesplorate solitudini interiori.
Gli altissimi orizzonti, ripresi dall’alto, le ampie spianate di terre incolte, ma soprattutto le costruzioni piramidali incombenti, rammentano le allucinanti visioni pittoriche di Anselm Kiefer; tuttavia Yaprak, a differenza del pittore tedesco, non utilizza per i suoi lavori né materiali alternativi né allegorie troppo evidenti.


Fertility,acrilico su tela, 2014, cm 120x70




Dalle sue opere sprigiona, invece, un’atmosfera di inquietante silenzio: la spazialità illimitata e il tempo immoto, senza divenire, esprimono la malinconica e sconsolata sensazione di una “perdita” definitiva; un bisogno di sintesi e d’essenzialità estetica è la nota dominante della sua poetica.
Se l’immagine artistica è uno strumento per imparare a guardare il mondo con occhi più attenti e critici, le opere di Yaprak Akinci ottengono questo importante effetto, poiché mostrando con forte pathos il possibile destino della storia umana futura, pongono quesiti fondamentali cui dare urgente risposta.
Yaprak Akinci è nata a Istanbul nel 1984; all’Università di Belle Arti Mimar Sinan ha studiato grafica pubblicitaria, incisione, fotografia e cinema. Dopo la laurea si è trasferita a Roma, dove si è specializzata in Grafica d’arte all’Accademia di Belle Arti, ma nel contempo ha iniziato una produzione pittorica originale di cui l’attuale mostra, aperta fino all’11 dicembre 2014, è la prima felice testimonianza.



Togetherness, acrilico su tela, 2014, cm.120x70


Bruna Condoleo, storica dell'arte, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte



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