Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
 
Work in progress - Anno XV - n.63 - Gennaio - marzo 2020
ARTE e TRADIZIONI POPOLARI 


Roma. L'antico Carnevale romano

di Bruna Condoleo



Il viaggio è un regalo degli dei a chi, frutto di un desiderio inspiegabile, al richiamo delle sirene non ha resistito” (Angel Amezketa): affermazione suggestiva e romantica che ben si addice ai viaggiatori, ammaliati dall’arte e dalla magia dei luoghi mediterranei, ma anche  dalle tradizioni popolari e dalle feste che soprattutto a Roma e a Venezia costituivano nei secoli passati eventi indimenticabili.
Molti pittori italiani e stranieri tra ‘700 e ‘800 dipinsero nelle loro tele gli straordinari momenti delle antiche festività popolari, specialmente del Carnevale, una ricorrenza particolarmente sentita dal popolo come dai nobili e spesso frequentata dai viaggiatori del Grand Tour. Ippolito Caffi e Théodore Géricault ci hanno lasciato immagini folgoranti del Carnevale romano, come la festa dei “moccoletti”, immortalata anche da Achille Pinelli e da J. B. Thomas, con la quale si chiudevano i festeggiamenti in quello che per noi moderni è il martedì grasso. Ippolito Caffi, bellunese, vedutista di talento, attivo nella prima metà del XIX secolo e viaggiatore instancabile, risiedette per lungo tempo a Roma e della Città ci ha lasciato interessanti panorami e tele che ritraggono la vitalità e la spensieratezza della celebre festa dei moccoletti, ricorrenza molto antica, risalente ai Saturnali latini, e in auge nella Città fin dalla metà del 1400.


J. B. Thomas. La festa dei "MOCCOLETTI" a Roma, lungo via del Corso (prima metà del 1800)



Lungo l’intera via del Corso, da Piazza Venezia a Piazza del Popolo, si radunava una moltitudine di gente festante e di carrozze; al calar della notte ognuno accendeva il proprio moccoletto, una candela di cera di varia misura, che doveva cercare di mantenere acceso ma di spegnere quello altrui, fra le grida e le risate dei romani e degli stranieri che mascherati si assiepavano lungo la strada, mentre dai balconi e dalle finestre dei palazzi aristocratici e ricchi borghesi, gettando una pioggia di coriandoli sulla folla, osservavano urlando i festeggiamenti. Dopo due ore frenetiche in cui principi e borghesi, facchini e nobili erano stati accomunati  senza distinzione sociale nell’anonimo divertimento, al suono della campana che segnalava la chiusura del Carnevale tutti i moccoletti si spengono come per incanto…I dipinti di Ippolito Caffi rendono al meglio la confusione, la baldoria e l'allegria senza freni di questa bella festa popolare!i

Théodore Géricault  giunse nel Bel Paese a soli 25 anni, dopo aver già acquistato una discreta fama di pittore a Parigi che nel 1816 lasciò alla volta di Roma, in occasione del prestigioso Prix de Rome, istituito presso Villa Medici. A Roma fu letteralmente conquistato dalle opere dei geni del Rinascimento italiano: Giorgione, Tiziano,  Raffaello, soprattutto affascinato dal genio artistico di Michelangelo di cui poté ammirare la sublime potenza visitando gli affreschi della Cappella Sistina, che riprodusse in una serie di disegni e studi molto interessanti.


Ippolito Caffi. Martedì grasso: la festa dei "moccoletti"- (prima metà del 1800)
J. B. Thomas. Folla e maschere durante la festa dei "MOCCOLETTI" (prima meetà del 1800)


Ma ad attrarre particolarmente l'Artista furono le feste popolari e principalmente il carnevale romano, cui partecipò personalmente, assistendo alla folle "corsa dei cavalli barberi" che concludeva i festeggiamenti. Un cronista d'eccezione, Alessandro Dumas padre, così descrive il rito sfrenato dei cavalli in via del Corso, tutta addobbata con tappeti, fiori e coriandoli che scendevano dai balconi a ricoprire la folla urlante. "I pedoni si addossano al muro dei palazzi, poi si ode lo scalpitio di molti cavalli e un rumore di sciabole sguainate. Una compagnia di gendarmi percorre al galoppo e in tutta la sua lunghezza il Corso, per far posto ai barberi".
L'esperienza già acquisita in pittura da Géricault nella resa dei cavalli, fiero animale da lui sempre amato, permise all'Artista di creare a Roma opere dinamiche, in cui i momenti salienti della corsa sono puntualmente descritti, ora parafrasando immagini desunte da Raffaello, ora liberando originalmente la sua foga pittorica. 



Ippolito Caffi. La partenza dei cavalli barberi da Piazza del Popolo (prima metà del 1800)
T. Géricault. Inizio della corsa dei cavalli barberi, trattenuti dai palafrenieri (1817)


"Quando la compagnia arriva davanti a Palazzo Venezia - continua Dumas- la detonazione di un'altra batteria di mortaretti annuncia che la strada è libera. Quasi subito, in mezzo a un clamore immenso, generale, inaudito, si vedono passare come ombre sette od otto cavalli eccitati dalle grida di 300.000 mila spettatori e dalle castagne di ferro…." Di questa frenetica galoppata di cavalli sciolti, privi di cavaliere, Géricault effettuò molti disegni e dipinti, dalla partenza dei cavalli da piazza del Popolo, portati da palafrenieri in costume, fino alla cattura finale, quando giungevano in Piazza Venezia dove altri stallieri li agguantavano con astuzia rinchiudendoli in un recinto.
Una curiosità: tra gli innumerevoli spettatori dei festeggiamenti del Carnevale vi era anche un personaggio speciale, ovvero Letizia Ramolino Bonaparte, madre di Napoleone! La signora, che abitava nello splendido Palazzo omonimo che si staglia tra la fine di via del Corso e Piazza Venezia, era solita assistere alle feste carnacialesche da un "bussolotto", un balcone fatto da lei appositamente costruire sull' angolo esterno del Palazzo seicentesco, godendo di una vista eccezionale su tutti gli eventi del Carnevale!
All'arrivo dell'autunno 1817, dopo aver visitato Napoli e Paestum, Géricault ripartì per Parigi, portando con sé un anno d'intense esperienze: spiagge e mare, paesaggi e ruderi della campagna romana, pervasi di melanconia e trasfigurati dalla sua fervida immaginazione pittorica, spensierate e dinamiche tradizioni popolari. La lezione di Michelangelo e di Caravaggio, l'eroico plasticismo del primo e il drammatico luminismo del secondo saranno sempre vivi nella sua ispirazione artistica tanto da connotare lo stile della più importante e contestata tela parigina dell'Artista: La Zattera della Medusa, che oggi campeggia al Louvre nel salone dedicato ai Grandi della pittura francese! Dandy elegante e malinconico, moschettiere del re, deluso dai drammi della guerra, mai pago di viaggiare, Géricault amò soprattutto la pittura cui dedicò la brevissima vita, durata soltanto 33 anni!




T. Géricault. La partenza della corsa dei cavalli Barberi sotto le tribune di Piazza del Popolo (1817)






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