Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
 
Work in progress - Anno XV - n.64 - Aprile - giugno 2020
L'ITALIA DEL GRAND TOUR 

L'ITALIA DEL GRAND TOUR
L'esperienza che per III secoli consacrò la Penisola come il luogo
più agognato d'Europa!

di Bruna Condoleo

Theodore Géricault, ritratto di Lord Byron (1788/1824). Musée Fabre, Montpellier

Milano, il Duomo, prima tappa di Lord Byron in Italia



Prende l’avvio una nuova rubrica che intende ripercorrere il fenomeno del Grand Tour, ovvero il viaggio che letterati, poeti e pittori provenienti dall’Europa effettuarono in Italia a iniziare dal 1600 fino a tutto il 1800, spinti dal convincimento che la nostra Penisola fosse culla ineguagliabile di civiltà, un Paese ricolmo di incomparabili bellezze naturali e artistiche come nessun altro al mondo!
Il mio sangue è del Sud …, recita una lirica dedicata al Po in cui il poeta inglese George Gordon, VI° Lord Byron, definisce l'indole mediterranea che gli farà scegliere di vivere gran parte della brevissima esistenza in Italia. “Più bella della bellezza, è la rovina della bellezza”, dicevano i turisti del secolo dei Lumi, rapiti dalla maestà dei siti archeologici, ma ancora nei primi decenni dell'800, all'epoca di Byron, la scoperta dell'antica civiltà romana costituiva uno dei motivi principali per il viaggiatore, fosse egli nobile o borghese.


Roma. Piazza di Spagna: l'abitazione di Lord Byron al n.° 66
Il Pantheon (II° sec. d.C.)

In età romantica, infatti,  l'Italia non era considerata soltanto la Magna Tellus, nutrice di una storia culturale esaltante, patria di Dante e di Petrarca, di Michelangelo e di Raffaello, di Leonardo e di Galileo, ma era vissuta dal turista europeo come la meta di un’esperienza in cui ognuno potesse comporre una personale odissea, un proprio “viaggio interiore”.
Attratto dall’eco della storia che risuona nel silenzio dei ruderi dell’Antichità, Lord Byron di Rochdale, dopo aver visitato Milano e Venezia giunge a Roma nel 1816 e vi rimane per oltre tre anni, pubblicando alcune tra le maggiori opere. Preceduto da una fama d’instancabile viaggiatore, lo stravagante, sregolato e ribelle lord Byron instaura un'amicizia fraterna con Percy Bysshe Shelley e con la scrittrice Mary Godwin, che continua anche a Roma, dove soggiorna in una palazzina al numero 66 di Piazza di Spagna. Pur non abitando nella famosa “Casa rossa” ai piedi della Scalinata di Trinità dei Monti, dove visse e morì il poeta John Keats, Byron crea nel centro storico della Città un sodalizio fecondo con intellettuali di tutta Europa con cui condivide gli ideali di libertà e uguaglianza durante i dibattiti nel famoso Caffè Greco, in via dei Condotti, che ancora oggi conserva i ricordi grafici di quelle animate dispute culturali.




Uno dei panorami più esaltanti: Ponte Sant'Angelo e la Cupola di San Pietro


Oltre a essere il luogo magico ove esplode il gusto per l'esoterico del poeta inglese, Roma è la città dei suoi entusiastici itinerari archeologici che spaziano dai Fori imperiali al Pantheon, dalla Domus Aurea al Colosseo, monumento quest’ultimo che, secondo la celebre affermazione contenuta nel suo libro intitolato Childe Harold's Pilgrimage, era già divenuto il “simbolo stesso dell'eternità”.
Se Urbino e la selvaggia terra umbra lo affascinano e lo ispirano per il suo capolavoro “Don Juan”, è a Venezia che avviene l’incontro più importante della vita con la giovane contessa Teresa Guiccioli! Lo splendore delle chiese palladiane, i ponti famosi, come quello dei Sospiri, le calli segrete, le serate musicali al Teatro La Fenice, il celebre Carnevale veneziano fanno da cornice a una passione sbocciata nella primavera del ’19 e appagano l’esuberanza del suo spirito, sempre desideroso di esperienze irrepetibili.



La Fontana di Trevi ( Nicola Salvi XVIII° sec.)


A Ravenna, dove approda con l’amata contessa, Byron s’immerge nella storia della città, testimone di un magnifico passato bizantino, quando, capitale dell’Esarcato, vide sorgere tra il V e VI secolo edifici superbi, illuminati da splendidi mosaici: il Mausoleo di Galla Placidia, San Vitale, la chiesa di Sant’Apollinare Nuovo, il Battistero degli Ortodossi. Dalla fitta corrispondenza epistolare intrapresa durante questo periodo con amici inglesi, possiamo ricostruire le abitudini letterarie, i gusti artistici, i brevi spostamenti del Poeta, che visita la tomba di Dante, la città di Bologna e prende volentieri i bagni nel Mar Adriatico, a Rimini. Mentre approfondisce lo studio dei poeti satirici del Rinascimento italiano, a Ravenna partecipa anche ai moti rivoluzionari, sempre pronto a infiammarsi per gli ideali di giustizia cantati nelle sue opere. Falliti i moti ravennati, si trasferisce a Pisa nel 1821 dove trascorre pochi anni pieni d’impegni letterari, ma funestati anche da gravi lutti.



Castel Sant'Angelo e il Ponte Elio
L'arco di Costantino (IV sec. d.C)


Il Tempio (detto di Vesta) di Ercole vincitore, II sec. a.C.


Infatti, durante il soggiorno nella città toscana, celebre meta di tutti i viaggiatori per le eleganti architetture romaniche del Duomo, del Battistero e del Campanile, muoiono la figlia illegittima Allegra, nata dalla relazione con Claire Clermont, sorellastra della Godwin e il poeta Shelley, annegato nel golfo di La Spezia nel naufragio della propria barca, chiamata “Don Juan” in omaggio all’amico Byron!
Benché fino ad allora fosse stato protagonista di contrastate storie d’amore, come quella presunta per la sorellastra Augusta Leigh, causa della fine del suo brevissimo matrimonio con Anne Mildanke, il poeta decide nel ‘23 di imbarcarsi a Genova alla volta della Grecia, per combattere a fianco dei patrioti contro gli invasori Turchi. Purtroppo l’insurrezione greca, tanto idealizzata nella mente di Byron, si rivela diversa dalle proprie aspettative procurandogli un’inevitabile delusione: a Missolungi, nel 1824, colto da forti febbri, è stroncato all’età di 36 anni!

Bologna. Le famose Torri medioevali della Garisenda e degli Asinelli (XII sec.)
Bologna. La Fontana del Nettuno ( XVI sec.) del Giambologna


Lord Byron amò riamato l’Italia, che gli tributò subito meritata fama: le sue opere furono tradotte e ispirarono scrittori e musicisti, come Giuseppe Verdi e Gioacchino Rossini che compose “Il pianto delle Muse” per l’immatura morte del Poeta. La sua immagine di eroe romantico, contraddittorio e ribelle, è tramandata da busti e dipinti di famosi artisti, come l’opera dedicatagli dallo scultore danese Berthe Thorwaldsen o il dipinto del pittore francese Theodore Géricault, ritratti intensi nei quali trapela quell’anima inquieta che ha alimentato la vena poetica del lirico inglese.




Venezia. La chiesa di San Giorgio (Andrea Palladio, XVI sec.)


Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte




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