Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XV - n.66 - Ottobre - dicembre 2020
NUDITA' e SCANDALO nelle ARTI FIGURATIVE

Picasso. Les demoiselles d'Avignon
di Bruna Condoleo

La storia dell’arte nella sua lunga storia ha spesso decretato scandalose alcune opere, soprattutto quelle che la realtà del tempo riteneva contrastanti con la tradizione acquisita, sia a causa dei contenuti ma ancor più per i modi innovativi con cui alcuni artisti avevano reinterpretato temi universalmente accettati. E’ il caso frequente dei nudi femminili, rifiutati a causa dell’insolito erotismo sprigionato dai corpi, oppure sono le situazioni rappresentate, ritenute ambigue e oscene.


Pablo Picasso. Les Demoiselles d'Avignon, olio su tela 2,33 metri x 2,44. 1907 The Museum of Modern Art. New York.

Tuttavia qualche volta lo scandalo deriva dall’incompresa novità dell’opera, anche se essa non è intenzionalmente oscena: è il caso di una celeberrima tela di Pablo Picasso, Les demoiselles d’Avignon, che pur rappresentando nudi per nulla erotici, fu considerata per molto tempo un dipinto scandaloso! Nel 1907 Picasso dipinge una grande opera di 2,33 metri x 2,44, dopo aver effettuato una miriade di prove e disegni che dimostrano l’ansia di ricerca che sempre ha caratterizzato la produzione artistica del genio spagnolo. Si tratta di un dipinto di grande forza espressiva, raffigurante una casa di piacere di Barcellona, sita in via Avignone, da cui il primitivo titolo assegnatol dall'autore: Le bordel d’Avignon. In questa tela l’Artista mostra 5 figure femminili realizzate in modo inedito per lui che fino a quel momento aveva esordito con uno stile elegante e raffinato, come si evince dalle tele dei periodi definiti “blu” e “rosa”. A soli 26 anni Picasso sente l’urgenza di procedere nella sperimentazione, fulcro vitale del suo immaginario artistico e dopo un viaggio nei Pirenei nella cittadina di Gosol,  in cui scopre l’arte iberica pre-romana, egli comincia a delineare le sue figure con tratti espressivi sintetici, molto vicini ai tagli netti tipici della scultura primitiva.
La visita di una mostra al Trocadero a Parigi, dove il Pittore ha modo di approfondire la conoscenza della scultura africana, lo convince definitivamente a intraprendere un cammino nuovo in cui le forme plastiche si sintetizzano in strutture geometriche e l’essenzialità diviene il linguaggio espressivo più idoneo.
Le cinque figure femminili della tela si stagliano su uno sfondo privo della classica prospettiva lineare, riempendo con i loro corpi tutto lo spazio e si rivelano al fruitore una dopo l’altra, da sinistra a destra, quasi si assistesse a una metamorfosi in atto che trasforma i volti delle tre donne nelle maschere nere delle ultime due, dai profili taglienti e aggressivi. Unica nota realistica è la piccola natura morta nella parte bassa della tela, allusiva all’artista che ha influito in modo preponderante nel mutamento dello stile picassiano:
Paul Cezanne! L’opera, infatti, inaugura la rivoluzione dell’Avanguardia cubista, di cui Cezanne viene considerato l'ispiratore, un modo nuovo di percepire le cose e lo spazio, una rappresentazione della realtà che rifiuta regole e schemi precedenti basati sulla visione ottica del mondo, ma propone invece una conoscenza mentale delle cose, le quali vengono viste e ritratte da tutte le angolazioni possibili per poi essere sintetizzate dal pittore in una personale sintesi espressiva.
La tela non fu gradita al pubblico né compresa dai critici che in parte la ignorarono e in gran parte la ritennero scandalosa e immorale, fino alla prima esposizione nel 1916, avvenuta nel parigino Salon D’Antin, dopo ben nove anni dalla sua creazione! Proprio in questa mostra, organizzata dal poeta  Andrè Salmon, fu scelto per l’opera il nuovo edulcorato titolo “Les demoiselles d’Avignon”, dal momento che neanche la seconda titolazione, “Le bordel philosophique”,  era riuscita ad attenuare la reazione di scandalo.  Bisognerà attendere altri 4 anni fino a che un collezionista francese acquisti la tela, che soltanto 30 anni dopo la sua ideazione avrà l’onore di entrare nel Museum of Modern Art di New York!
In realtà l’opera picassiana era di una novità sconcertante e talmente inspiegabile quella commistione tra normalità e mostruosità delle figure da non consentire ai più di accorgersi della presenza di alcuni modelli culturali famosi cui il Pittore fa riferimento. Se, infatti, osserviamo attentamente le figure da sinistra, riscontriamo nella prima di profilo elementi desunti dallo stile egizio; nei due nudi seguenti si rivelano inoltre citazioni dall’arte greca classica e dalla scultura michelangiolesca (la donna al centro ha una posa analoga a quella della scultura dello “Schiavo morente” di Michelangelo!).


Pablo Picasso. Les Demoiselles d'Avignon, olio su tela 2,33 metri x 2,44. 1907 The Museum of Modern Art. New York (particolare)


Tali riferimenti non devono stupire all'interno di una tela tanto provocatoria: Picasso ha costantemente saccheggiato a proprio piacimento opere del passato da lui apprezzate o di artisti che sono stati alla base della sua multiforme formazione estetica. Quest’ultima ha spaziato dai pittori spagnoli, come El Greco, Velasquez e Goya fino ai contemporanei francesi, come Matisse, Seurat e Signac, senza dimenticare il grande influsso proveniente dai geni italiani, come Raffaello, Michelangelo, Caravaggio, per citare soltanto i più grandi.
Se è vero che il tema del nudo femminile, caro ad artisti come Cezanne e Ingres, era molto apprezzato dal pubblico, Picasso, pur tenendo presente anche quei modelli, aveva tuttavia infierito sui corpi delle figure con un linearismo geometrico disarmante e aveva trasformato i loro volti in inquietanti e minacciosi totem primitivi, distruggendo l'ideale di bellezza femminile unanimamente riconosciuto. La Francia del primo ‘900 con lentezza riuscì a comprendere l’autenticità espressiva e contenutistica della tela picassiana, da cui, come già detto, si fa nascere il Cubismo e si è limitata a stigmatizzarla come SCANDALOSA per quasi 10 anni dalla sua comparsa!
Le novità spaventano, tuttavia la storia e il tempo ripristinano le priorità e assegnano il giusto valore alle cose, fortunatamente!






Arte africana della fine del XIX secolo





Michelangelo Buonarroti. Schiavo morente, 1513, marmo, h.2,15. Louvre, Paris




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