Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno V - n.18 - Primavera 2009
ARCHITETTURA DEL 2000

The New Opera House di Oslo
di Ilaria D'Ambrosi


Il mare del Nord...


Contro il blu del Mare del Nord si libra il bianco glaciale di un iceberg: è la Nuova Opera che prende forma tra il mare e la neve di Oslo. The New Opera House si modella tra le montagne della capitale norvegese e le acque placide del golfo che, facendo capolino tra le insenature aspre della costa, sembrano aver lasciato sulla spiaggia questa straordinaria costruzione, creata dal gruppo di Architetti dello Studio “ Snøhetta” (omonimo della vetta più alta della catena montuosa norvegese, Dovre). Realizzato in marmo bianco di Carrara e vetro, l'edificio segna il filo conduttore della scelta progettuale



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The New Opera House di Oslo, progettata dallo Studio d'Architettura "Snøhetta"



degli architetti associati Snøhetta, i quali hanno voluto evocare in guisa elegante e sofisticata appunto un iceberg: proprio la singolarità del linguaggio, lontano da ogni sorta di figurativismo, segna l'avvicinamento all'essenza precipua della forma; in parole povere, i progettisti dello studio Snøhetta scelgono una forma che sintetizzi la sostanza ultima di un iceberg. Così operando, gli architetti hanno creato la connessione necessaria per far convivere la “New Opera House” con il già costruito e con il paesaggio naturale circostante, cercando

Una visione suggestiva dell'edificio in marmo, vetro e acciaio
  l'identità tra natura e cultura. Se a Sydney l' Opera House di Jorn Utzon si struttura come una serie di livelli sfalsati aggettanti verso la baia, ad Oslo la particolarità del progetto è data da un nastro di marmo che racchiude l'edificio, definendo l'involucro alle aule interne nel punto più alto e la banchisa nel punto più basso, il tutto pensato per creare terrazze panoramiche, luoghi di sosta o altri elementi di arredo. Nient'altro che stupefacente, ed infatti la costruzione della New Opera House è rientrata nella rosa delle più importanti iniziative culturali e politiche norvegesi, che con il nome di “città del fiordo” prevede la realizzazione di un'area residenziale e commerciale nell'ex zona portuale della penisola di
Bjøzvika. Entriamo dall'ingresso principale: la sensazione è proprio quella di passeggiare nel cuore di un iceberg; l'ampio foyer, affacciato verso il fiordo, è interamente di vetro (e acciaio, ovviamente!), per lasciar trapelare la fioca luce norvegese, vera e propria protagonista della struttura, tra il vociferare della gente… Gli spazi interni,
amministrativi e pubblici, sono divisi dal corridoio, detto “opera street”, lungo il quale sembra ipnotizzarci il "muro onda”, una parete sinusoidale rivestita di legno di quercia bianca americana: nient'altro che il magnifico rivestimento della grande scatola che contiene la tre sale degli auditori, nonché la sottile linea di confine tra la potenza dinamica del mare e la saldezza della terra.
Chi visiti la Nuova Opera di Oslo è suggestionato dalla commistione ideologica e formale tra le moderne concezioni architettoniche e le reminiscenze di quelle tradizioni ingegneristiche e paesaggistiche, da sempre presenti nella vita quotidiana dei norvegesi. È indubbio trovare nell' Opera House la traccia delle contemporanee correnti internazionali decostruttiviste, ma è più facile riscontrare gli elementi generatori di quella simbiosi tra uomo e natura che sottende da secoli il rispetto e il timore del primo per la forza del creato.
 


L'interno con il "muro onda" in legno di quercia bianca
Non si può dare torto alle popolazioni scandinave: qui la natura ha veramente la meglio! La semplicità delle forme, in antitesi al modello concettuale, attrae molti turisti e visitatori da ogni parte del mondo, probabilmente per l'informalità ed il senso di spazio comune che si avverte in questo spazio apparentemente senza limiti né barriere, a cui è facile attribuire la freddezza nella più elegante monumentalità.


Un particolare della grande vetrata
Ma non è tutto qui: The New Opera House è anche un coacervo di altissima tecnologia, un esempio? Gli speciali pannelli fono isolanti, inseriti tra le lastre di marmo, che garantiscono l'assoluto isolamento dall' esterno e dai riverberi delle onde sonore. Ma questo non è nulla di eccezionale se paragonato agli studi necessari per ottenere il massimo isolamento dell'edificio dall'umidità, il drenaggio e la stabilità del solaio di copertura, sollecitato non solo dalla neve, ma anche dal traffico pedonale e di navette panoramiche e per la manutenzione. Di qui a breve si apriranno nuovi cantieri per la riqualificazione delle aree limitrofe, soprattutto per quanto riguarda la limitazione del traffico veicolare in favore di ampie zone verdi, ma questo progetto appare solo un dettaglio confrontato a come la Nuova Opera di Oslo si presenta oggi a noi: un' ammaliante signora bianca, poggiata con leggerezza sulla distesa scura del mare.


La bianca ed immateriale "New Opera House" nel suggestivo panorama della costa norvegese



Lo studio Snøhetta è stato fondato da Kjetil Trædal Thorsen e Craig Dykers nel 1987, insieme a Robert Greenwood, Ole Gustavsen, Tarald Lundeval, Jenny Osuldsen e numerosi altri associati nella sede di New York, oltre ai collaboratori sparsi in tutto il mondo, con particolare rilevanza in Asia, America ed Europa, che si occupano di progettazione architettonica, del paesaggio e degli interni. Tra le opere più famose realizzate dallo studio, ricordiamo: la Biblioteca di Alessandria d'Egitto, The Turner Contemporary Museum a Londra, l'Ambasciata di Norvegia in Berlino ed il National September 11th Memorial Museum Pavilion/cultural Complex at World Trade Center a New York.




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