Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VI - n.26 - Novembre-dicembre 2010
ARCHITETTURA DEL 2000
Il Centro Pompidou a Metz
di Ilaria D'Ambrosi


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Metz: il Centro Pompidou (2003/2010), opera degli architetti Shigeru Ban, giapponese e Jean de Gastines, francese




Se il Centre National d'Art et de Culture Georges Pompidou di Parigi, fin dal 1977, anno della sua inaugurazione, ha sollevato simultaneamente polemiche e apprezzamenti per la sua logica antimonumentalistica industriale connessa all'esemplificazione della struttura portante estradossata e al linguaggio, quasi poeticamente futurista, dell'edificio-macchina, allo stesso modo, ma con motivazioni diverse, il Centro Pompidou di Metz s'impone per la realizzazione di un polo nevralgico dell'urbanizzazione e dell'attività culturale contemporanea della città della Lorena (Francia).
Se dovessimo immaginare una brutta copia del Centro Pompidou parigino firmato da Piano - Rogers, come è stato affermato da alcuni, erreremmo ed è lo stesso Direttore del centro parigino, Alain Seban, a confermalo. Certamente sono ben chiari i dettami lanciati dalla sede amministrativa di Parigi, ma la forza motrice di questo esaltante progetto è l'aspetto di apertura allo scenario culturale europeo: non è un caso che gli scambi



Una dinamica, sinuosa facciata del Centro Pompidou a Metz




Un particolare delle coperture lignee del Centro culturale




interdisciplinari siano garantiti dalle esposizioni temporanee, degna vetrina alle sperimentazioni e alle ricerche più innovative di artisti di fama internazionale, selezionate tra quelle acquistate dal Musée National d'Art Moderne (MNAM).
Facciamo un passo indietro parlando della nascita di questo esemplare edificio pubblico. Siamo nel 2003 quando fu indetto il bando di concorso per la realizzazione di un nuovo centro espositivo che avrebbe portato il nome di George Pompidou: 157 studi di architettura presentarono i loro elaborati, ma uno solo, quello di Shigeru Ban, affiancato per l'occasione dal francese Jean de Gastines e da Philip Gumuchdjian, si aggiudicò la vittoria, sbaragliando una concorrenza formata dai nomi più illustri del panorama architettonico contemporaneo, solo per citarne alcuni: Herzog & de Meuron, NOX, Dominique Perroult e FOA (Foreign Office Architects). La formula vincente? Shigeru Ban e Jean de Gastines dichiarano che sia stata l'aver “immaginato un'architettura che traducesse l'apertura, lo scambio tra culture e il benessere all'interno di una relazione immediata e sensoriale con l'ambiente”.
Ora guardiamo il centro Pompidou un po’ più da vicino. Quello di Metz è un centro culturale sviluppato su una pianta esagonale a celle modulari rettangolari (le sale espositive), arrotolate intorno all’elemento centrale della copertura a forma di cuspide, alta ben 77 metri. Un numero a caso? Assolutamente no! Direi più che altro un riferimento-omaggio all’anno di nascita del Centro Pompidou di Parigi. La particolarità della copertura dell’impianto, sospesa a 37 metri dal suolo e formata da un elaborato intreccio a esagono di sei travi di legno d’abete, faggio o larice (materiale molto apprezzato dall’architetto giapponese per l’essere completamente riciclabile), sta nell’ elaborazione delle strutture portanti con macchine al controllo numerico, grazie al cui utilizzo è stata possibile la realizzazione di travi con curve multi-direzionali, su cui si tende una membrana di fibra di vetro e politetrafluoroetilene (più comunemente Teflon), impermeabile e traslucida (lascia permeare solo il 15% della luce solare), grazie alla quale è stata studiata la perfetta illuminazione degli spazi sottostanti.

Niente di nuovo per lo studio di Shigeru Ban, preparato alle caratteristiche di questa “pelle artificiale”, già impiegata nel 2000 per il padiglione giapponese all'Expo di Hannover. Nelle sue sale interne l'edifico è attraversato da gallerie panoramiche orientate sui punti più significativi della città francese (la Cattedrale e il Parco della Seille): un altro espediente per palesare il carattere “estroverso” del Centro Pompidou? Probabilmente, soprattutto se teniamo bene a mente la posizione strategica del centro culturale in questione.
La scelta dell’ubicazione è stata fortemente condizionata dal piano di rinnovamento per la città di Metz, firmato dall’architetto Nicolas Michelin, e in particolar modo dall’effettiva posizione geografica della città che, non troppo lontana dalla Germania, dal Belgio e dall’Olanda, si apre sul versante europeo forte della fitta ed efficientissima rete di trasporti pubblici su ferro che la collegano a fulcri di sviluppo culturale come Vienna, Monaco, Amsterdam…




Visione notturna del Centre Pompidou a Metz



Diciamo che la location è delle migliori per far maturare quelli che sono i valori richiesti dal bando di concorso: la diffusione intenzionale dell’Arte intesa sotto tutte le sue forme, l’avvicinamento degli spettatori di ogni paese alla creazione artistica (per questo sono stati pensati numerosi laboratori creativi) e l'ampliamento della conoscenza/frequentazione dei luoghi d’arte verso un nuovo e più giovane pubblico. Il direttore del progetto del Centre Pompidou-Metz, Laurent Le Bon, sottolinea in un’intervista che “tutto è stato organizzato per provocare la sorpresa, lo stupore, il piacere e per stimolare e rinnovare senza tregua l’interesse del pubblico per l’arte contemporanea”. Una sfida aperta contro la politica adottata per fare del centro Pompidou di Parigi uno dei luoghi più visitati della capitale francese, investe di responsabilità il neonato centro di Metz che indubbiamente si difende mostrandosi come un trampolino di lancio verso una nuova immagine creativa di museo e centro di cultura internazionale.






Parigi: Centre Pompidou (1977), realizzato dallo studio Piano-Rogers




Ilaria D'Ambrosi, laureanda in Architettura all'Università Roma TRE


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