Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno VIII - n.31 - Gennaio - marzo 2012
ARCHITETTURA DEL 2000
La Nuova Stazione Tiburtina a Roma
di Ilaria D'Ambrosi



Roma: La nuova Stazione Tiburtina. Progetto dell'architetto Paolo Desideri



Migliaia di persone falcano le banchine delle stazioni ferroviarie italiane ogni giorno, centinaia passano gran parte della loro vita in questi luoghi spesso poco ameni, in attesa del treno in ritardo, in molte lavorano, transitano o semplicemente passeggiano per le stazioni, forse affascinati dal passaggio dei treni, per eccellenza simbolo del viaggio. L’architetto Paolo Desideri, progettista della neonata Stazione Tiburtina di Roma, potrebbe essere uno di questi personaggi che popolano le banchine: la cosa certa è che ha voluto lasciare un segno con il progetto di cui si è dichiarato padre. Il complesso in questione abbandona lo spirito sognante delle stazioni secessioniste viennesi, di quelle parigine floreali e delicatissime e decisamente si allontana da quelle spudoratamente baroccheggianti dell’antica Madrid: non c’è dunque alcun riferimento ai romantici scenari cinematografici del passato , poiché qui lo spazio è modulato sulle orme del futuro. A raccordare i quartieri Nomentano e Pietralata un ponte di cristallo, costituito da 360 metri di gallerie sospese sopra i binari, in cui,


Particolari della Nuova Stazione ferroviaria romana
simili a bolle di sapone, otto box color verde acqua, presto adibiti a biglietterie, sale di ristorazione ed esercizi commerciali, regalano un piacevole diversivo alla curiosità di chi si trova a percorrere questo spazio flessibile e libero, più simile alle aree commerciali e d’attesa degli aeroporti che non a quello delle stazioni italiane. Dopo più di dieci anni d’attesa, il Presidente Giorgio Napolitano ha tagliato il nastro inaugurativo della monumentale opera, ormai prossima al completamento, dedicando la Stazione, in concomitanza con le cerimonie per l’Unità d’Italia, a Camillo Benso, conte di Cavour. Non ci sbaglieremmo dichiarando vincente, per la realizzazione di questo progetto, la collaborazione tra lo Studio ABDR e l’architetto Desideri, già Ordinario di Composizione architettonica presso la Facoltà di Architettura dell’Ateneo Roma 3 ed autore di numerose opere, tra cui la ristrutturazione di parte del Palazzo delle Esposizioni a Roma. Difatti non è un caso che il successo di quest’opera così all’avanguardia sia dovuto proprio alla doviziosa progettazione dei
volumi e alla scelta di impiegare intere superfici vetrate, essenziali per l’aspetto bioclimatico e per la “permeabilità” luminosa del massiccio parallelepipedo, che in questo modo appare fluttuare nove metri sopra il livello di transito dei 20 binari. Certamente qualche cantiere è ancora aperto, anche a causa dell’incendio scoppiato l’estate scorsa, ma nulla distoglie dalla possibilità di constatare la qualità di questo progetto, soprattutto se relazionato all’area su cui insiste: aree verdi e parcheggi pubblici riqualificheranno, infatti, la zona squarciata da una bretella urbana dalla sezione stradale incerta, mentre per integrare la rete infrastrutturale della Capitale già sono in corso i lavori per la Nuova circonvallazione interna, una strada sotterranea ad alto scorrimento, che permetterà l’ormai nota conversione della Tangenziale est in un viale alberato pedonale. Torniamo al progetto della nuova Stazione Tiburtina.






Lo spazioso interno della Stazione



Una delle tante scale mobili


L’enorme galleria-ponte, sostenuta nel vuoto per 5/6 della sua lunghezza da un’elaborata orditura strutturale di montanti e travature reticolari in acciaio, si presenta internamente come un grande boulevard urbano, perfettamente in grado di ridisegnare la cucitura tra i due quartieri romani già menzionati, storicamente divisi dalla ferrovia. A sottolineare questa riconnessione, il rivestimento vetrato che avvolge i volumi architettonici, forato dagli otto ovuli, anch’essi apparentemente galleggianti. Dall’interno si accede ai binari sottostanti per mezzo di 52 scale di collegamento, mentre due ampi e ariosi atri collegano l’edificio ai sottopassi e alle aree ipogee pedonali, a branche stradali di superficie e alla linea metropolitana, sempre nel rispetto del preesistente edificio del ACEI (Apparato Centrale Elettrico ad Itinerari: l’apparato tecnologico a servizio della circolazione ferroviaria), inglobato e restaurato per sottolinearne l’aspetto unitario con il complesso in edificazione. Perché la Stazione Tiburtina diventi un nodo di scambio intermodale di livello internazionale, nazionale, regionale e metropolitano bisogna ancora aspettare qualche tempo, ma il ritmo di lavoro lascia ben sperare che la conclusione rispetti la data del 21 aprile 2012!.



Un suggestivo corridoio interno della Nuova Stazione Tiburtina


Ilaria D'Ambrosi, laureata in Architettura all'Università Roma Tre


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