Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno X - n.44 - Aprile - giugno 2015
ARCHITETTURA DEL 2000
Padiglioni Expo a confronto: i "progettisti" si raccontano.
di Ilaria D'Ambrosi


L’inaugurazione di Expo Milano 2015 è ormai alle porte. Molti dei padiglioni sono finiti, altri verranno ultimati a breve, qualcun altro avrà bisogno di qualche mese in più per concludere i lavori. L'elemento che accomuna la maggior parte delle architetture è la ricercatezza dello stile compositivo, sempre unito al richiamo costante e fortissimo delle tradizioni del Paese che l’edificio rappresenta.
Per capire come le Nazioni partecipanti abbiano interpretato lo slogan di Expo 2015, nutrire il pianeta, energia per la vita, abbiamo chiesto agli architetti di raccontare in prima persona i padiglioni che loro stessi hanno progettato.
Lasciamo la parola a Michele Tadini e Marco Brandolisio dello studio Arassociati e a Daniele Zambelli, fondatore di Simmetrico Network e direttore artistico del Padiglione Azerbaijan, che ci racconteranno com’ è nato il loro progetto e quali saranno le sfide per il futuro.
L’Azerbaijan è uno dei Paesi più antichi del mondo, crocevia di popoli e di tradizioni, un paese che conserva nella sua storia il passaggio dell’uomo e le radici di una cultura millenaria.











D: Daniele Zambelli, può raccontarci il concept che ha ideato per il Padiglione Azerbaijan?
R.: In questo padiglione ho voluto raccontare le esperienze delle persone attraverso l’architettura, individuando un elemento iconico, la biosfera, per esaltare la vita. Ci sembrava un bel modo di raccontare le storie di un Paese pieno di contraddizioni. La forma del padiglione è nata dal desiderio di volere parlare dei flussi che attraversano l'Azerbaijan, un crocevia culturale fin dai tempi antichi delle prime migrazioni umane.

D: La forma e il messaggio che il Padiglione Azerbaijan vuole trasmettere. Ce ne vuole parlare lei, architetto Michele Tadini?
R: Il Padiglione Azerbaijan è un elemento rettangolare diviso in tre piani dove, una per ogni piano, sono incastonate tre biosfere. Dentro la prima biosfera ci sono riferimenti geografici e paesaggistici, nella seconda la descrizione delle zone climatiche e nella terza la narrazione delle culture e dell’innovazione azerbaigiane. Lo spazio interno è costituito da un percorso che dal piano terra si sviluppa sui due piani espositivi, degli spazi didattici in cui sviluppiamo il tema della biodiversità e del cibo, e si conclude con il terzo livello, dove c’è un luogo di incontro e di comunicazione. La complessità dell’edificio, con le sfere e gli innesti, rappresenta la complessità dell’Azerbaijan. Il contributo dello studio Arassociati è stato quello di progettare una successione di spazi in cui venivano descritte le caratteristiche del Paese. Per esempio, al primo piano localizziamo geograficamente l’Azerbaijan e ne raccontiamo la cultura. Negli altri piani, la vita viene spiegata attraverso le biosfere, mentre l'ultimo piano è dedicato al cibo, all'agricoltura e alla ricerca del rapporto con la terra.







D: Daniele Zambelli, lei è stato molte volte in Azerbaijan e ha ideato, intorno alle diverse aree tematiche, un percorso narrativo e didattico che potesse raccontare la storia di questo Paese del Caucaso. Come è riuscito a integrare il tema di Expo, nutrire il pianeta, energia per la vita, con il suo desiderio di ricoprire l'Azerbaijan?
R: Inizialmente abbiamo trovato un po' limitante il tema dell'Expo, se lo avessimo interpretato solo come racconto del tema alimentare. Quando parliamo di "nutrire il pianeta", noi che amiamo la narrazione non andiamo solo all'idea di cibo, ma anche alla cultura che nutre il pianeta, le sue radici. Un vecchio detto dice che è l'immateriale che muove la materia, lo spirito che muove la materia; in questo senso la consapevolezza di un popolo nel riconoscere le proprie radici culturali è una forma di nutrimento. Nel padiglione Azerbaijan abbiamo allargato il tema, certamente abbiamo parlato di biodiversità naturali e di cibo, ma anche raccontato la bellezza di questo luogo, crocevia di culture, di tradizioni e di popoli.






D.: Torniamo al progetto del padiglione. Architetto Marco Brandolisio, sappiamo della complessità del progetto e della difficoltà esecutiva di molti elementi, prime fra tutte le biosfere di acciaio e vetro. Proprio in merito a tale complessità, quali sono state le vostre sfide e come avete affrontato il tema della sostenibilità?
R.: Alla fine di Expo la struttura del Padiglione sarà portata in Azerbaijan, dove verrà installata all'interno di un parco e avrà uno scopo didattico: il padiglione diventerà un centro studi per la divulgazione della biodiversità. Questa è stata la nostra sfida, pensare a un padiglione che avesse una forma evocativa e allo stesso tempo una tecnologia che garantisse il benessere del paese che lo riceverà. Il fatto che le sfere siano smontabili, che l'edificio sia parzialmente autosufficiente grazie ai pannelli fotovoltaici e che l'80 per cento della costruzione verrà portato in Azerbaijan, aver rispettato il tema della sostenibilità è il nostro traguardo.





Ringrazio a nome personale e della nostra Rivista gli intervistati per questa interessante scambio di idee.


EXPO 2015_PADIGLIONE AZERBAIGIAN, TREASURE OF BIODIVERSITY CREDITI E PARTNERSHIP

Cliente: Repubblica dell'Azerbaigan
Ideazione creativa e supervisione del progetto: Simmetrico
Costruzione e project management: Simmetrico
Direttore creativo: Daniele Zambelli
Project manager: Riccardo Cigolotti

Design del Padiglione:
Progetto architettonico: Arassociati
Architetti del paesaggio: AG&P
Ingegneria MEP e Strutturale: iDeas

Design interni e installazioni:
Design del percorso espositivo: Fratelli&Co.
Project management allestimenti: Design Direct
Direzione tecnica: Black Engineering
Light design: Voltaire Design

Progettazione e sviluppo contenuti
Ricerca, progettazione e sviluppo contenuti: Simmetrico
Responsabile dei contenuti: Marta Marchesi
Direttore artistico: Devis Gobbi
Grafiche: Iriden
Video producer: Nicoletta Sinatti
Produzioni video: Bonsaininja - Dadomani studio
Sound design: Gianmaria Serranò
Digital strategy: Advice Group
Comunicazione culturale: Elena Croci

Partners della costruzione:
Rivestimento: Facciate e Sfere - People&Projects
Strutture in acciaio: Speirani
Cantierizzazione: Edil Lombarda
Allestimenti: Interfiere - Carli Produzioni
Finiture interne: Esseci
Illuminazioni: Marco Rocca Agency
Massetti: Laterlite
Ascensori e scale Mobili: Kone
Allestimento del verde: Agripanda
MEP: Bilfinger VM impianti
Pavimentazione esterna: Sirtech
Parapetti: Ind.i.a.
Installazione aquila: Maskot 23 - Neu Zoo
Sistema AV: CinemaScope

Sponsor tecnici:
Rivestimenti in gres: Florim
Speciali installazioni elettriche: Vimar
Forniture bagni: Zucchetti

Ufficio stampa e comunicazione:
Media Beats


Ilaria D'Ambrosi, architetto e Urban Planner




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