Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XV - n.63 - Gennaio - marzo 2020
ARCHITETTURA DEL 2000


Il MUDEC di Milano: Museo delle culture etnografiche mondiali!
di Ilaria D'Ambrosi






Milano. il MUDEC, Museo delle culture. Le immagini sono state gentilmente concesse da Valentina Pisciotta Vincenzo


Negli ultimi decenni gran parte dei paesi che nel secondo dopoguerra avevano concentrato l’attività economica sulla produzione industriale, hanno assistito a un processo di delocalizzazione delle imprese verso zone più strategiche e meno onerose.
Sul piano urbanistico, questo fenomeno si è tradotto nell’abbandono di vaste aree industriali, per lo più ubicate in zone urbane o suburbane.
Per questo motivo, in tutte le città industrializzate, in cui il progressivo abbandono delle attività industriali ha portato alla formazione dei cosiddetti “terrain vague”, ambienti abbandonati, vuoti e privati di un’identità e di una funzione, la riqualificazione delle ex aree produttive ha sollevato un interesse per il carattere socio-economico degli interventi,  che spesso hanno rappresentato importanti opportunità per lo sviluppo urbano sostenibile.
In Italia, il recupero del patrimonio edilizio industriale costituisce una delle strategie maggiormente adottate per implementare la qualità della vita, per ricucire la maglia urbana e il legame con la storia. Non a caso, esiste l’AIPAI, l’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale, nata per promuovere e diffondere la consapevolezza del valore storico e culturale del patrimonio archeologico industriale.













Uno degli esempi tra i più significativi di recupero di un’area un tempo industriale è quello proposto dalla riqualificazione dell’ex fabbrica Ansaldo, in zona Tortona a Milano, un progetto firmato dall’architetto britannico David Chipperfield.
L’ex comparto industriale, sorto nel 1904, che negli anni ’60 ha ospitato gli impianti per la produzione di locomotive e carrozze ferroviarie, già in stato di degrado nell’ultimo decennio del Novecento, fu acquistato dal Comune di Milano con lo scopo di convertire i locali produttivi in luoghi adibiti a laboratori e attività culturali promosse dal Mudec, il Museo delle Culture.
Nel 2000, con il progetto vincitore del bando, realizzato da Chipperfield, gli impianti dismessi da Ansaldo, veri e propri monumenti di archeologia industriale, sono stati preservati nella loro struttura originale, reinterpretando i locali interni, trasformandoli in laboratori e spazi ricreativi e multifunzionali, in cui hanno sede le Raccolte civiche etnografiche, con oltre 7.000 opere che spaziano tra il 1200 a.C. e i primi anni del Novecento, a testimonianza delle diverse culture di tutti i continenti.
Gli edifici dalle forme squadrate, rivestiti in zinco-titano e vetro opalino, abbandonano i caratteri monumentali dell’architettura di Milano di inizio 900 a favore di una composizione leggera, generata dall’aggregazione delle preesistenze, senza tradire l’ispirazione alla cultura architettonica lombarda.





Il richiamo al gusto milanese si trova nella posa in opera di facciate stilisticamente anonime, dei volumi, caratterizzati dalla serialità e dalla monocromia, che contengono spazi e cortili interni differentemente articolati.
Con lo sguardo rivolto da un lato alle preesistenze, dall’altro allo stile architettonico di Milano, David Chipperfiled elabora una struttura fluida, organica, che si apre all’interno con una corte coperta, lasciando all’esterno gli elementi strutturali. Il Museo delle Culture è un edificio introspettivo, in cui il rapporto tra interno ed esterno è invertito, puntando sulla comunicazione di un contrasto percettivo tra linee rette e curve. Al di là della cortina di zinco-titanio, a memoria del passato industriale dell’edificio, distribuiti su 17.ooo metri quadrati, gli spazi museali ospitano le collezioni permanenti e le esposizioni temporanee, oltre a sale conferenze, spazi polifunzionali e rivolti alla didattica, un laboratorio di restauro e un gran numero di servizi destinati ai visitatori, mentre la piazza, attorno alla quale si snodano gli edifici espositivi, funge da nodo di distribuzione, contrapponendosi alle stereometrie dei parallelepipedi con una morbida e fluente forma lobata. 










Nonostante le polemiche che hanno accompagnato la realizzazione del Mudec, inaugurato nel 2014, e alla luce delle problematiche relative alle dinamiche di crescita urbana (non ultimo il disconoscimento dell’edificio da parte dell’architetto britannico a seguito delle profonde e radicali modifiche apportate al suo progetto!), il Museo delle Culture di Milano rappresenta uno dei modelli portati a compimento di buona gestione del patrimonio locale e di rispetto del territorio.

Le immagini sono state gentilmente concesse da Valentina Pisciotta Vincenzo


Ilaria D'Ambrosi, architetto e Urban Planner

e-mail: ila.dambrosi@gmail.com





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