Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XVI - n.68 - Aprile - settembre 2021
ARCHITETTURA DEL 2000


Il MAST di Bologna, un edificio per il futuro della Città!

di Ilaria D'Ambrosi



Bologna. MAST- Manifattura di Arti, sperimentazione e Tecnologia (2013)


Dal 2013 Bologna ospita il MAST, Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia, un edificio pensato per ospitare molteplici attività che intrecciano la dimensione pubblica a quella imprenditoriale e con obiettivi culturali mirati allo sviluppo della Città, grazie a iniziative rivolte al progredire del sapere tecnico e tecnologico. La fondazione di questo progetto, firmato dallo Studio romano Labics, guidato dagli architetti Maria Claudia Clemente e Francesco Isidori, fu profondamente voluta dal Gruppo Coesia, un’azienda di meccanica e soluzioni industriali che, nella visione culturale illuminata della sua presidente Isabella Seràgnoli, ha indirizzato la costruzione del museo e l’istituzione della Fondazione che lo gestisce.
Gli intenti del Gruppo Coesia sono pienamente leggibili nella struttura dell’edificio che, nelle strette vicinanze della sede dell’azienda, si impone nell’ambito della risistemazione della zona periferica a ovest della città di Bologna, nel quartiere Borgo Panigale - Reno, riqualificando non solo il tessuto sociale del quartiere ma anche un’ampia porzione di edilizia industriale ormai abbandonata.











Sin dalle prime bozze progettuali dello studio Labics, vincitore del concorso bandito nel 2005, è stata evidente la complessità non solo strutturale di questa costruzione: alla funzionalità si è assommata l’espressività artistica, che contraddistingue gli spazi interni, come quelli all’aperto. Il volume imponente del MAST fa sentire la sua presenza a scala urbana con prospetti molto austeri, ricoperti da lastre di vetro serigrafato dai toni grigiastri, ben intonanti ai piloni di cemento lasciato a vista che sostengono la struttura. Una struttura di certo non modesta, ma caratterizzata da due enormi rampe d’accesso che introducono direttamente nel foyer e da qui permettono la distribuzione dei visitatori al piano terra, allo spazio dedicato ai più piccoli e ai servizi e ai piani superiori nelle varie sale espositive e nell’auditorium, ma contemporaneamente indirizzano il flusso anche dei dipendenti del Gruppo Coesia alla sede connessa al lato posteriore del nuovo edificio. Molto marcata è dunque la divisione tra spazio pubblico e privato, quest’ultimo completamente rivolto al benessere dei dipendenti con ristoranti e circoli a loro dedicati. Tutti i volumi che contengono i diversi spazi funzionali si presentano esternamente molto articolati: ampie superfici si intrecciano, si susseguono e si connettono l’una all’altra, trasmettendo un forte senso di linearità e compattezza, in cui la geometria e la semplice rigidezza formale hanno lo scopo di indirizzare visivamente lo spettatore verso un percorso guidato.








A questo proposito il cuore di tutto il progetto è proprio la rampa d’accesso che, affiancata dalla scultura di Mark Suvero, "Old Grey Beam" (un intreccio dinamico di travi rosse metalliche annodate), si appropria dello spazio urbano circostante e invita e raccoglie il pubblico che dalla strada entra a far parte della dinamica del MAST, attivando fisicamente e intellettualmente il polo museale, popolando la zona espositiva al primo piano, la Innovation Gallery e la Photo Gallery, nonché le aule dell’Academy, e al secondo livello, affacciato a tutta altezza sul foyer, l’auditorium. Quest’ultimo, raggiungibile per mezzo di un passaggio a ponte affiancato da sale per la didattica e la formazione, è disegnato su pianta rettangolare, scandita da gradoni e sorretta da imponenti travi d’acciaio a T lasciate a vista che delimitano il confine tra il corridoio e gli spalti.
Anche nella composizione interna, dunque, è percepibile la stessa logica compositiva rigida e lineare che vediamo all’esterno: gli spazi, così nettamente divisi e diversificati, tracciano quella rigorosa divisione tra interno ed esterno, tra sovrapposizione e successione lineare degli ambienti.




MAST. La rampa d'accesso del MUSEO preceduta dalla scultura "Old Grey Beam" di MARK SUVERO




In conclusione è importante sottolineare la natura della collezione conservata all’interno del MAST o nei locali dedicati alle esposizioni temporanee: opere d’arte, soprattutto fotografiche, che vogliono riprendere e tradurre il programma del Gruppo Coesia di sviluppo delle scienze e della tecnologia nel capoluogo emiliano, facendo leva su progetti che danno spazio alla creatività e incentivano nuove connessioni. Altri elementi fondamentali per l’integrazione dell’edificio al tessuto urbano circostante sono gli spazi verdi esterni progettati dall’architetto paesaggista Paolo Peirone, che ospitano oltre all’opera di Suvero, anche Reach, la scultura site-specific di Anish Kapoor e AMOR di Richard Indiana. Infine è da ricordare che, proprio per la grande importanza culturale e filantropica che ha contraddistinto il MAST sin dai primi progetti, tutto il cantiere è stato fotografato da Gabriele Basilico e filmato da Gabriele Salvatores, i quali hanno saputo magistralmente restituire il grado di rilevanza che questo nuovo intervento avrebbe riscosso nel quartiere una volta ultimata la riqualificazione.



le foto hanno il copyright


Ilaria D'Ambrosi, architetto e Urban Planner
e-mail: ila.dambrosi@gmail.com




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