Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XVII - n.70 - Gennaio-marzo 2022
ARCHITETTURA DEL 2000


Roma. La Biblioteca PIO IX
di Ilaria D'Ambrosi



Roma. La Biblioteca Pio IX- Pontificia Università Lateranense. Studio King Roselli Architetti Associat (2003/2006)



Siamo nel 2006 e presso la basilica di San Giovanni in Laterano, a Roma, viene inaugurato il progetto per la Biblioteca Pio IX della Pontificia Università Lateranense, firmato dallo studio King Roselli Architetti Associati, fondato nel 1995 da Jeremy King e Riccardo Roselli. La fondazione dell’Università e della Biblioteca, allora locate in un palazzo cinquecentesco dell’Ammannati, risale al 1773 e fu fortemente voluto da Clemente XIV per dare una nuova sede alle scuole di Filosofia e di Teologia del Collegio Romano dopo la soppressione della Compagnia del Gesù. Solo negli anni Trenta del Novecento l’ateneo si trasferisce presso la Basilica Lateranense, acquisendo poi nel 1959 l’attuale nome di Pontificia Università Lateranense.
L’incarico vinto dallo Studio di architetti romano, ottenuto dal 2003 al 2006, ha riguardato la ristrutturazione dell’ingresso principale, la camera del Senato Accademico e le residenze universitarie e ha previsto un ulteriore ampliamento della biblioteca, comprensivo della costruzione di un nuovo edificio atto a ospitare gli uffici amministrativi, oltre alle sale di lettura, gli archivi e buona parte dei depositi. Lo stretto dialogo tra nuova costruzione e riqualificazione delle preesistenze è il punto nevralgico dell’intero progetto, pluripremiato proprio per questo aspetto: i riconoscimenti, italiani e internazionali hanno infatti sottolineato la pregevole commistione e l’eleganza degli innesti tra gli elementi esterni e il contesto consolidato, come nel rapporto tra l’esterno e l’interno; da qui la scelta dei materiali per l’involucro in facciata e il disegno dei tagli diagonali che consentono l’illuminazione naturale dell’edificio.












Esternamente il nuovo blocco dialoga con i volumi preesistenti, accostandosi delicatamente a loro e riprendendo il medesimo rivestimento in mattoni a faccia vista, ma mostrando un proprio innovativo carattere proprio in quei tagli netti che alleggeriscono la facciata e creano un gioco di luci e ombre.
Il fulcro dell’Università doveva essere la sala di lettura dei testi, questo fu la categorica richiesta della committenza, creando così spazi accessibili e in stretta connessione con la nuova aula magna. All’interno il cuore della Biblioteca si sviluppa su sette piani, che si snodano – potremmo quasi dire – “arrotolandosi” intorno a un grandioso spazio vuoto a tutta altezza dal quale prendono luce, grazie a un ampio lucernario posto all’apice. Su ognuno dei sette livelli si avvicendano le sale di lettura, tutte riunite in un unico edificio, a differenza del progetto precedente, anche se divise per aree tematiche; tutti i piani sono collegati da tre coppie di rampe che si intersecano tra loro creando un passaggio sospeso fluido, illuminato dalla luce naturale morbida e diffusa che, soprattutto nelle belle giornate di sole, si irradia dall’alto e man mano che scende verso terra si diluisce in una liquida luminescenza che bagna le pareti candide degli interni. Quasi con un tono sacrale la luce sprigiona tutta la sua potenza e si rende protagonista di questo edificio. La progettazione dei locali interni si è concretizzata nella realizzazione di spazi tagliati secondo una linea geometrica, senza badare troppo alle simmetrie, ma che richiamano fortemente l’austerità e il rigore della loro destinazione d’uso. Il mogano, usato per le pavimentazioni e l’arredamento, contrasta con il bianco estremo della struttura in cemento, creando contrasti di colori e di forme nient’affatto occultati dalle balaustre o dalle porte in vetro extra trasparente.











In prossimità di questo edificio si innesta la cosiddetta torre libraria che, con i suoi sei piani fuori terra, ospita quasi 70mila volumi, e l’imponente Aula magna, il cui involucro è rivestito in travertino, affinché possa spiccare rispetto alle altre strutture del complesso. Quest’ultimo spazio, l’aula magna per l’appunto, è stato oggetto di importanti interventi di riammodernamento e di messa in sicurezza che, tuttavia, non hanno limitato la bellezza della resa progettuale, tutta incentrata sulla fusione tra le gradinate inclinate per le sedute e il controsoffitto a doppia curvatura che nasconde gli impianti e consente una migliore acustica.
Dinamismo e plasticità sono dunque i principali obiettivi perseguiti dallo Studio di Architettura nella realizzazione dei nuovi edifici, i quali hanno sofferto non solo delle “limitazioni” dovute al dialogo con la preesistenza in un luogo di per sé ampiamente storicizzato, ma anche per le numerose modifiche strutturali che hanno dovuto subire: durante le opere di scavo per le fondazioni, infatti, i lavori e il progetto sono stati più volte bloccati e riorganizzati a causa del rinvenimento di una villa romana, a seguito del quale si optò per la realizzazione di una struttura con pochi pilastri portanti e con un solaio dalle ridotte dimensioni.









Č interessante pensare alla Biblioteca Pio IX di Roma come a un intreccio di passato e presente, un susseguirsi di elementi contemporanei e antichi che passa davanti ai nostri occhi; cosė visitando l'edificio si rimane colpiti dal fatto che questa struttura cosė schematicamente regolare contenga libri, simbolo del sapere che si č stratificato nei secoli. Un progetto che si offre agli occhi del pubblico con molteplici aspetti, architettonico, artistico, culturale: basta solo volerli leggere!

Nota: Si ringrazia lo Studio King Roselli Architetti Associati per la gentile concessione delle foto, tutte coperte da copyright


Ilaria D'Ambrosi, architetto e Urban Planner
e-mail: ila.dambrosi@gmail.com




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