Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno I - Gen./feb. 2006, n. 1
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NINO GIAMMARCO

Dedicato al "Llanto" di Federico Garcia Lorca
di Artemisia



Non è nuovo nella storia della cultura europea che un pittore ed un poeta dimostrino affinità elettive, ma è sicuramente raro che un artista abbia saputo interpretare l'animo di un poeta, Federico Garcia Lorca, con analoga pregnanza espressiva, trasferendo in pittura il senso di grandezza drammatica ed il ritmo solenne che animano il “Llanto por Ignacio Sànchez Mejìas” (1934).
La morte, quella morte che il popolo spagnolo odia innanzi tutto, rifiutata da Lorca con estrema ribellione nel “Compianto”, popola l'opera di Nino Giammarco, ispirata al celebre poema che altro non è se non una discesa agli inferi per risuscitare, ove fosse mai possibile, l'amico torero, figura che giganteggia sullo sfondo di una corrida “infinita”.
Nella grande tradizione dell'arte spagnola, da “Los Fusiliamentos” di Francisco Goya a “Guernica” di Pablo Picasso, il tema della morte possiede una forza dirompente ed una crudezza eccezionale. Come Garcia Lorca, Giammarco più che di fronte alle cose, sembra essere dentro le cose, per la passionalità con cui dipinge le scene, per le linee tese e spasmodiche delle sue corride, confuso con la testa di un oscuro Minotauro. Il silenzio enorme che circonda la figura di Ignacio morto, disteso sulla pietra, coperto da un bianco sudario che ne svela appena le forme, è riflesso del mistero della morte, privazione della vitalità dell'essere. Quest'ultima non è mai evento naturale, ma violenza macabra e spaventosa, crudele verità nel teatro tragico dell'esistenza.
Il ciclo di opere che Giammarco dedica al poema spagnolo si compone di quattro sezioni, ognuna delle quali reca come titolo un significativo verso del poeta: “Corpo presente”, “La corrida e la morte”, “Il sangue versato”, “L'alma assente”. Oli, schizzi, disegni e cinque tele, di grandi dimensioni, in cui i colori con antinaturalistica libertà divengono esplosivi nei toni dell'arancio, dei verdi, dei rosa accesi, e definiscono forme taglienti, create con l'audacia consueta di un pittore che sembra aver assimilato geneticamente il grande umanesimo iberico.
Le immagini si torcono in spasimi estremi mentre l'ora della tragedia incombe su tutto con l'irrevocabilità di un destino annunciato, patito e sofferto, come traspare nel canto accorato del poeta spagnolo.
L'anima di Lorca rivive nei dipinti e nei disegni di Giammarco, evocati da un pennello che immediatamente descrive ciò che l'animo percepisce nei suoi recessi più nascosti, con la forza di una verità che si nutre di simboli e di allegorie, senza tuttavia rinunciare alla riconoscibilità delle forme.
La tecnica dell'Artista è lenta, meditata, originale: alla stesura accurata del fondo segue un tratteggio nitido e preciso, attuato con pennelli sottili. Ed ecco che comincia ad apparire l'immagine, enigmatica fin dal suo nascere, evocatrice e misteriosa: rossi infuocati e gialli abbaglianti, blu e viola intensi, resi con una materia fluida, rischiarata da luminescenze piene di fascino, torturata da graffi significanti, tracciati con vigore e con rabbia. Le figure appaiono da un buio senza tempo che interpreta la cieca furia distruttiva dell'uomo, denuda la ferocia degli eventi e rivela la selvaggia potenza della morte.
Il ritmo quasi liturgico che regge la struttura del “Llanto” di Lorca , dove un coro invisibile ripete con un ritornello funesto l'ora della morte del torero, si ripropone nel ciclo figurativo di Giammarco con suggestiva teatralità, grazie ad un luminismo potente, ad un impianto compositivo rigoroso e ad una essenzialità di forme, spesso reiterate e pregne di altissimo pathos.
In questa sua recente fatica pittorica l'Artista è riuscito ad esprimere con rinnovata energia i temi a lui più cari: la violenza e la paura, i presagi di un'imminente catastrofe, l'orrore di eventi immutabili nel tempo e le segrete simbologie. Una solida cultura classica e rinascimentale, rivissuta da un espressionismo dove l'arte del Mantegna si combina originalmente con il furore visionario di Goya e con le deformazioni picassiane, permette a Giammarco di confondere continuamente immaginazione e realtà. I “mostri” generati dal sonno della ragione si presentano ovunque, ma il mito e la bellezza seducono costantemente la coscienza del pittore, il quale, con una pittura che è continua sfida, non intende portare chiarezza, ma comunicare la propria inquietudine in una solitaria confessione.
Senza una grande potenza epica ed una sincera partecipazione al dolore umano, l'artista non avrebbe potuto tracciare con tanta terribile incisività il millenario culto della violenza e della morte.



Nino Giammarco, pittore, scultore, scenografo, è nato a Sulmona nel ’46. Dal 1970 è presente sulla scena delle arti figurative, con partecipazioni a Biennali veneziane, rassegne internazionali e personali di successo. Molto noto anche in Spagna, sua patria elettiva, Giammarco vive e lavora a Roma, nel quartiere S. Lorenzo.






 


La vispera de la corrida (la vigilia
della corrida), olio su carta, 2004







A las cinco de la tarde, 2004, olio su tela







La cogida y la muerte (l'incornata e
la morte), 2004, olio su tela







"Ya està sobre la piedra Ignatio, el bien nacido", 2004, olio su tela

Nino Giammarco: homenaje a Federico Garcia Lorca

No es nuevo, en la historia de la cultura europea, que un pintor y un poeta demuenstren afinidades electivas, pero seguramente es raro que un artista sepa interpretar el animo de un poeta, Federico Garcia Lorca, con la misma capacidad de expresión, trasladando en la pintura el sentido de dramática grandeza y el solemne ritmo que animan el “Llanto por Ignacio Sanchez Mejias” (1934).
La muerte, aquella muerte que el pueblo español ante todo odia, y que Lorca rehusa con extrema rebelión en el “Llanto“, puebla la obra de Giammarco, inspirada en el celebre poema que no es otra cosa que una bajada al infierno para resucitar, si posible, el amigo matador, hombre que sobresale en el campo de una corrida infinita.
En la gran tradición de arte española, desde “Los Fusiliamentos” de Francisco Goya hasta “Guernica” de Pablo Picasso, el tema de la muerte posee una fuerza enorme y una excepcional dureza. Como Lorca, Giammarco mas que delante de las cosas, parece estar metido en las cosas, por la pasion con la que pinta sus cuadros, por las tensas y espasmódicas lineas de sus corridas, confundido con la cabeza de un obscuro Minotauro. El enorme silencio que circunda el cuerpo de Ignacio muerto, extendido en la piedra, cubierto de un blanco sudario que apenas descubre sus formas, es el reflejo del misterio de la muerte, privación de la vitalidad del hombre. Esta no es nunca fenómeno natural, sino macabra y espantosa violencia, cruel verdad en el trágico teatro de la existencia.
El ciclo de obras que Giammarco dedica al poema espanol se compone de cuatro seciones, y cada una tiene como titulo un significativo verso del poeta: “Cuerpo presente” , “La cogida y la muerte” , “ La sangre derramada “, “ Alma ausente”.
Óleos, esbozos, dibujos y cinco cuadros, muy grandes, en los que los colores con antinatural libertad se hacen explosivos en las tonalidades de naranja, de verde, de intenso rosa, y definen formas cortantes, creadas con la acostumbrada audacia de un pintor que parece haber asimilado genéticamente el gran humanismo ibérico.
Las imágenes se tuercen en extremos espasmos, mientras la hora de la tragedia incumbe sobre todo con la irrevocabilidad de un destino anunciado, padecido y sufrido, como se transparenta en el afligido canto del poeta español.
El alma de Lorca revive en los cuadros y en los dibujos de Giammarco, evocados con un pincel que inmediatamente describe lo que el ánimo percibe en sus mas escondidos rincones, con la fuerza de una verdad nutrida de simbolos y alegorías, pero sin olvidar las formas. La técnica del Artista es lenta, meditada, original: a la redacción diligente del testo sigue un nítido y preciso trazo, hecho con sutiles pinceles. Y enseguida empieza a aparecer la imagen, enigmática, evocadora y misteriosa : rojos de fuego y deslumbrantes amarillos, azul y viola intenso, hechos con materia flúida, esclarecida con luminiscencias maravillosas, con grafios significantes, trazados con vigor y rabia. Los personajes aparecen en manera impresionante desde una obscuridad sin tiempo que interpreta la ciega furia destructiva del hombre, desnuda la ferocidad de los acontecimientos y revela el salvaje poder de la muerte.
El ritmo casi litúrgico que lleva la estructura del “ Llanto”, donde un coro invisible repite con funesto estribillo la hora de la muerte del torero, se propone de nuevo en el ciclo figurativo de Giammarco con sugestiva teatralidad, gracias a una claridad poderosa, a una rigurosa compósicion y a formas esenciales, frecuentemente reiteradas y preñadas de altísimo fathos.
En esta suja reciénte fatiga pictórica el Artista ha logrado esprimir con renovada energia los temas que le son mas queridos: la violencia y el miedo, los presagios de una inminente catástrofe, el horror de acontecimientos inmutables en el tiempo, la socralidad de las imagenes y las simbologías secretas. Una sólida cultura clásica y renacimental revivida con un expresionismo en el cuál el arte de Andrea Mantegna se funde originalmente con el furor visionario de Goya y con la deformaciónes de Picasso, permite a Giammarco de confundir continuamente imaginación y realidad. Los “monstruos” engendrados desde el sueño de la razón se presentan en cada parte, pero el mito y la belleza cautivan costantemente la conciencia del Artista : éste, con una pintura que es un continuo desafío, no quiere aclarar, sino comunicar su inquietud en una solitaria confesión.. Sin gran poder épico y sincera participación al dolor humano, Giammarco no podía trazar con tan terrible incisividad el milenario culto de la violencia y de la muerte.

(Traduzione: Olga Coop)