Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno I, luglio/agosto 2006, n.4
GALLERIE IN RETE 

PREMIO MICHETTI:

una ventata di gioventù
di Bruna Condoleo





Maya Kokocinsky Molero con “Passi lontani” e Nicola Samorì con “Senza titolo” sono i vincitori ex aequo della 57a edizione del Premio Michetti, il più antico e prestigioso premio artistico italiano (se si esclude la Biennale di Venezia), che quest'anno potrebbe definirsi “del ritorno alla pittura”. Svoltasi l'ultimo sabato di luglio, come accade da 60 anni, nella storica sede di Palazzo S. Domenico, a Francavilla al Mare (Ch), l'attuale edizione, dal titolo suggestivo, “Laboratorio Italia”, ben traduce lo spirito della rassegna, apprezzata da pubblico e critica per le novità espositive, la ricchezza e l'articolazione delle proposte. Come precisa il Presidente della Fondazione Michetti, Vincenzo Centorame, al quale si deve una energica e lungimirante gestione della manifestazione, “il Premio Michetti continuerà a svolgere il suo ruolo autentico di ricognizione e di proposta soprattutto se non avrà paura di essere inattuale nell'audacia dei curatori e degli artisti che ospita”. All'audacia di Philippe Daverio, curatore della grande mostra, si deve infatti la presente edizione in cui più di 100 artisti hanno esposto oltre 300 opere, testimonianza delle molteplici tendenze dell'arte contemporanea, che Daverio ha raggruppato in 3 sezioni, secondo una classificazione originale e rigorosa, ma addirittura rivoluzionaria in tempi di globalizzazione dei linguaggi e di colonizzazione della cultura italiana.
Le tre aree, “De Rerum Natura”, “Per una altra questione fotografica” e “Per una altra ipotesi classificatoria”, servono a definire con chiarezza i diversi ambiti di appartenenza dei lavori: la riflessione sulla natura e sulla scienza nella prima, l'indagine sulle odierne esperienze della fotografia nella seconda ed infine, nella terza e più vasta area, una catalogazione “genetica” delle espressioni artistiche, dedicata a pittura, scultura, ceramica, installazioni.... Philippe Daverio ha identificato 5 gruppi etno-antropologici, seguendo parametri di espressività, assonanze etniche, esperienze tribali, insomma categorie poco frequentate dalla logica delle classificazioni correnti. Ricercando ciò che accomuna nell'alveo di tradizioni antichissime, modi di fare e di pensare l'arte e la vita, sono state individuate “etnie” fondamentali, identificabili attraverso la sostanza profonda dei linguaggi artistici. Ecco perciò i “barocchi”, con la loro fastosa esuberanza, dal cui gruppo proviene la vincitrice ex equo; i “felsini”, abitanti di un'area che si stende a sud del Po e che malgrado le differenti vicissitudini politiche, sono uniti da una lingua e da una gastronomia particolari, ma anche da una inconfondibile cifra stilistica nelle arti visive; gli espressivi “insubri”, gli eleganti “bizantini” e gli “etruschi”, amanti della materia, che non provengono da un preciso luogo geografico, ma rappresentano una dimensione mentale e spirituale più generale e diffusa.
All'interno di questo ricco humus etnico-artistico la giuria, composta da Arturo Schwarz, Elmar Zorn, Oliviero Toscani, Vincenzo Centorame, Presidente del Premio e Antonio D'Argento, segretario generale della Fondazione, ha premiato sia la sensibilità romantico-barocca di Maya Kokocinsky, cilena di nascita, ma attiva a Tuscania, sia le raffinate qualità plastiche di un giovane pittore di Forlì, Nicola Samorì, facente parte del gruppo dei felsini. Con l'ampia apertura ai giovani, che vivono l'enorme difficoltà di inserirsi nei tradizionali circuiti espositivi del mercato e delle gallerie, il premio è dunque ritornato a svolgere la sua funzione essenziale: un incentivo e non una consacrazione.
Il premio acquisto è stato inoltre assegnato ad Alejandro Kokocinsky per l'olio “l'Anima cerca su in alto”; a Luca Leonelli per “Grande nudo” ed a Stefano Di Stasio per “Un altro enigma per Edipo” altri due premi: opere tutte che sanciscono con determinazione il ritorno alla pittura, al mestiere, al valore dei contenuti ed alla pregnanza della forma.
I due oli vincitori andranno ad arricchire la collezione permanente del Museo della Fondazione, che custodisce fin dal ’47, anno della costituzione del Premio, una messe cospicua di opere di artisti ormai famosi: Aligi Sassu , Emilio Vedova, Domenico Cantatore, Alberto Sughi, Fausto Pirandello, Piero Dorazio, Mario Ceroli, Igor Mitoraj, Augusto Perez…
Infine, accenniamo alla mostra “13x17www.padiglioneitalia”, anch’essa ospitata dal Premio, una raccolta di 1200 opere di formato minimo, create da artisti noti e meno noti, manifestazione sostenuta da Daverio e nata dalla protesta per la scomparsa del Padiglione Italia dalla Biennale di Venezia 2005. Divenuta itinerante, l’esposizione è stata qui riassemblata ad aggiungere ulteriore interesse alla tradizionale rassegna italiana.
La mostra “57° Premio Michetti. Laboratorio Italia” resterà gratuitamente visibile al pubblico fino al 3 settembre 2006.(fondazionemichetti@tiscalinet.it)







I vincitori del Premio con Vincenzo Centorame, Presidente della giuria,
e Philippe Daverio, curatore della mostra (29/07/06-Francavilla al mare)



 




Maya Kokocinski: Passi lontani, olio, 2004 - I° premio ex aequo




Nicola Samorì: senza titolo,
olio 2006 - I° premio ex aequo






Alejandro Kokocinski: L'anima cerca su in alto, olio 1997- premio acquisto