Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale-Anno III-Gen./feb. 2007, n.7
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PROPOSTE DI ARTE CONTEMPORANEA

Remo Bianco : Frammenti d'arte e di vita
di Francesca Secchi


“Nell’arte una delle parti fondamentali è la polemica, lo scandalo, l’irritazione, tutto quello che mette più a disagio i fruitori dell’opera.” R. Bianco




Difficile illustrare una panoramica esaustiva su Remo Bianco, artista eclettico che nel suo percorso creativo ha abbracciato innumerevoli linguaggi espressivi e che, proprio a causa di ciò, non è stato mai compreso a fondo dalla critica. L'eclettismo di Bianco dimostra al contrario quanto l'artista abbia saputo muoversi nel panorama del secondo dopoguerra ed al tempo stesso sia riuscito a percepire i continui stimoli di una società in profondo cambiamento, facendosi spesso anticipatore di tendenze.
Bianco, conosciuto a Milano, sua città natale, ed all'estero, è stato apprezzato soprattutto per la serie dei Tableaux dorés , che produce a partire dal '57 fino ai primi anni '80: tutti diversi fra loro, sono costituiti da quadrati di foglia d'oro applicati su superfici monocrome rosse, blu, verdi, bianche, nere come se fossero le carte ben allineate di un solitario. I critici d'arte hanno voluto vedere in queste opere un riferimento ai ricordi dell'artista, la cui madre era cartomante e leggeva i tarocchi alle donne del vicinato: in effetti, la ripetizione dei moduli dorati sembra suggerire l'immagine di carte ancora coperte disposte su un tavolo.





3D, fogli di plexiglass, 1956


L'incessante sperimentalismo lo porterà alla creazione nel '51 dei Nucleari , per i quali utilizzerà i nuovi prodotti sintetici entrati in commercio proprio in quegli anni, quali smalti e colle rappresi e corrosi in cui vengono inglobati oggetti di vario tipo; l'anno seguente sarà però costretto ad abbandonare questo tipo di produzione per la tossicità di tali materiali.
Siamo al '55, anno del viaggio di Bianco in America, dove conosce personalmente Jackson Pollock, rimanendo “entusiasta del suo lavoro”; tornato in Italia elaborerà quindi i Collages , ossia frammenti di dipinti che riprendono la tecnica del dripping di Pollock (schizzi, macchie, colature di colore) riordinati a scacchiera sia su superfici bidimensionali che tridimensionali, parallelepipedi o spirali ascendenti chiamate Pagode.
Non si può tuttavia comprendere l'arte di Remo Bianco senza far riferimento alla sua attenzione ossessiva per l'autobiografia, per il ricordo: è ciò che egli definisce “l'Arte Improntale, cioè quella che nasce da un'impronta lasciata dall'uomo, recuperata sotto un aspetto poetico”.



Testimonianze, pacchetti di plastica con oggetti incollati, 1957



 


3D, pannelli di legno laccati, 1956


I tableaux dorés diventano i loghi distintivi dell'artista, che ne sperimenterà numerose varianti: nel '65 applicherà i quadrati d'oro su Bandiere o su oggetti o sculture fatte dagli altri ( Appropriazioni ), mentre nel '72 su foto in bianco e nero di nudi femminili addormentati o accovacciati, serie definita Gioia di vivere.
Sarebbe tuttavia assai riduttivo identificare Bianco in una parte così limitata della sua produzione; dopo gli esordi espressionisti, in cui sente molto gli influssi di Roualt, Picasso e Cézanne, già nel '48 iniziano gli esperimenti tridimensionali dei 3D , realizzati dipingendo su fogli di plastica, lastre di plexiglass, lamine di legno o vetro, che vengono sovrapposti per creare effetti di trasparenze, di pieni e di vuoti. Immediatamente successive le opere da lui definite di pittura Spaziale , cioè tele con segni e macchie di calchi speculari, anticipando forse i Concetti Spaziali di Lucio Fontana, anche se non è ancora chiara la relazione tra i due artisti.



Nucleare, tecnica mista su cartone telato, 1952



“L'uomo”, spiega l'artista nel Manifesto dell'Arte Improntale, redatto a Milano nel '56, “non può evitare di essere IMPRONTA di una società che continuamente muta e ci circonda sempre di cose nuove”.
Bianco lascia ai posteri la sua impronta attraverso i Sacchetti-Testimonianze: all'interno di sacchetti di plastica trasparenti l'artista chiude oggetti di poco valore (frammenti di bambole e giocattoli raccolti per strada, francobolli, mozziconi di sigaretta, ecc.) e li attacca su fondi monocromi elevandoli, in tal modo, a testimonianze di vita vissuta.


Lo stesso significato assumono le Sculture neve , ossia bambole, tubetti di colore usati, trenini, giocattoli, oggetti di vario genere ricoperti di neve artificiale e chiusi entro teche di plexiglass trasparente: “Quando scende, la neve si impossessa di tutta la città. Le sculture all'aperto prima di essere dei loro autori, cambiano la loro forma e sono scolpite dalla neve. Questo è un atto di appropriazione”(Manifesto della Sovrastruttura, 1987).
Scrittore, scenografo, artista poliedrico, sarà ripetutamente anticipatore di nuove tendenze, come ad esempio della Body Art degli anni ’70 con le Sculture viventi, installazione creata nel ’64 a Venezia presso la Galleria Il Cavallino con modelle giovani e bellissime, immobili come statue; anticipatore, ancora, delle sculture luminose di Marco Lodola con le sue di molto precedenti opere al neon, o della produzione dell’inglese Damien Hirst: nel ’73



Pagoda, legno, 1959
 



Bianco pone una testina di bambino piangente in una teca di plexiglass piena di larve di mosche che, trasformatesi in mosconi, cominciano a volare per le sale della Galleria Cenobio di Milano.
Purtroppo l’inclinazione dell’artista a seguire percorsi di ricerca così differenti ha portato ad un accantonamento da parte della critica e del mercato, che il più delle volte tendono erroneamente ad identificare un artista con un preciso schema espressivo. Bianco, amareggiato perché non capito, si accosta all’inizio degli anni ’70 all’Arte Elementare con la quale vuole esprimere, con una sorta di ribellione, “il disagio esistenziale dell’artista nei confronti di una società capace d’imbrigliare la forza creativa dell’individuo fin dall’infanzia, per costringerlo entro schemi di espressione solidali solo con se stessa…” (Belli-Marchione, 1987).




Bianco ritorna, dopo tante sperimentazioni, all'abc della pittura disegnando semplici immagini di fiori, frutta, trenini e scritte sui fogli a quadretti delle elementari. Sono figure che rimandano chi guarda a ricordi lontani, all'infanzia, sono immagini che fanno venire voglia di raccontarsi, come in fondo ha fatto semplicemente Bianco attraverso i suoi tanti percorsi artistici. “Ogni uomo è un grande artista e lo ignora. Basterebbe raccontasse la sua vita, con sincerità e coraggio” (R. Bianco, Arte autobiografica, 1986).




Spaziale, olio su tela, 1955


Fin da piccolo coltiva l'amore per il disegno, poi nel 1937 si iscrive ai corsi serali dell'Accademia di Brera. Del '39 il primo incontro con De Pisis, a seguito del quale inizierà la frequentazione dello studio del maestro, dove conoscerà artisti (Carrà, Sironi, Savinio, Soffici, Soldati, Marini, Cantatore), scrittori (Montale, Sinisgalli) e registi (De Sica). “La prima vera occasione della mia vita è stato l'incontro con Filippo De Pisis, a 17 anni, durante una sua visita a Brera mentre frequentavo la scuola serale. In seguito questo incontro si è trasformato in una grande amicizia…” (dall'autobiografia” Vivere nella ricerca” ed. Terzo Occhio, Bologna 1986). Del '48 la prima personale all'Esagono a Milano; nel '53 conosce Virgilio Gianni, imprenditore e collezionista milanese, che diventa suo mecenate e grazie al quale nel '55 compie un viaggio in America, dove conosce l'arte di Pollock. Ricordiamo l'unica personale dell'artista nel '77 a Roma, alla Galleria International Arts, in Via Nazionale, intitolata “La realtà improntale di Bianco”, curata da Varga, seguita dalla mostra attualmente in corso sempre Roma, al Complesso del Vittoriano: “Remo Bianco, al di là dell'oro” , fino al 15 gennaio 2007.Catalogo a cura di Claudio Strinati e Lorella Giudici.

 


Tableau dorè, smalto e foglia d'oro su tela, 1960


Remo Bianco nasce nel 1922 a Milano, dove muore nel 1988; la madre era cartomante ed il padre elettricista al Teatro della Scala di Milano. L'infanzia dell'artista sarà “povera e molto felice”, come la definisce egli stesso; trascorrerà la sua giovinezza nel quartiere popolare di via Giusti, dove avrà il suo primo studio.




Tableau dorè, tecnica mista, foglia d'oro su tavola, '75



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