Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno V - n.20 - Luglio-settembre 2009
GALLERIE IN RETE 
PROPOSTE DI ARTE CONTEMPORANEA

“Vertigo”, immaginari a confronto
di Carmelita Brunetti


Le opere dei giovani artisti Stefano Abbiati, Tiziano Martini, Daniele Giunta presentate in una mostra a cura di Luigi Meneghelli, nella galleria Atlantica di Vicenza, sono di forte impatto emotivo e coinvolgono per la freschezza e l’originalità delle forme e dei contenuti. La scelta del titolo “Vertigo” ricorda il noto film di Hitchcock e rende bene l’idea del messaggio inferenziale che le opere contengono, come l’ inquietudine e la voglia di esplorare nuove sfere creative. Una particolare ricerca è alla base delle opere di questi pittori che, desiderosi di tracciare un percorso del proprio mondo interiore per confrontarsi con la realtà esterna, propongono lavori volti a sollecitare la mente con novità sensoriali e percettive, sempre più lontane dalla storia umanistica della visualità, proiettando il fruitore in un universo di forme e colori dove il citazionismo e i rimandi al passato affiorano appena.
Ognuno dei tre artisti lascia un segno particolare: dall’iconico all’aniconico emergono le emozioni e queste si trasformano in iconografie uniche, sia per l’uso del colore che per la scelta della forma estetica.
A parlarci della propria ricerca sono gli artisti stessi: Tiziano Martini, quando parla della sua pittura, afferma nel catalogo della mostra che “...le immagini si fanno sempre più vertiginose, affollate, cariche di ironia. Tutte le gerarchie tra alto e basso, tra cultura popolare e riferimenti colti, scompaiono. I proclami (etici o estetici) si dissolvono. E la pittura, con tutto il suo disordine sintattico, con le sue forme spezzate, disorganiche si trova paradossalmente in prima linea nel dare testimonianza di una società confusa e impaurita, piena di desideri incoerenti e di insuperabili contingenze”. I paesaggi di Martini sono popolati da figure senza identità, tale che noi possiamo immaginare quello che desideriamo e ricreare un nostro mondo partecipativo.
Daniele Giunta, quando parla della sua pittura, dice che dipinge sulla seta e cerca di rendere le immagini effimere, impalpabili, avvolte da un’ atmosfera quasi lirica e sognante, come in "Wrong crypt" del 2008, che fa perdere il fruitore in un nuovo universo creativo. Giunta sostiene che nel proprio lavoro non c’è “ nessuna costruzione, nessun progetto: niente storia, niente seguito”: ecco perchè le figure sembrano scomparire per lasciare un codice da decifrare grazie all’aurea magica e mistica ottenuta con i giochi di ombre e di luci.
Stefano Abbiati, infine, l’altro compagno di strada in questa rassegna, dice di “inseguire una visione in cui non c’è nulla da narrare”. E allora tutto diventa fantastico e virtuale, come nel dipinto intitolato "Finta Madonna" del 2009.
Il visitatore della mostra vicentina è colto da un immaginario creativo ricco e lirico che può farlo sognare....così il sogno svela i sentimenti più profondi dell’anima. L’arte, in tutte le sue forme, svela i pensieri più nascosti, quelli che non siamo capaci di dire neanche a noi stessi...

 



Daniele Giunta: Wrong crypt, 2008



Stefano Abbiati: Finta Madonna



Tiziano Martini: Senza titolo, 2008



Carmelita Brunetti, laureata in Storia dell'Arte moderna, specializzata in Psicologia dell'arte, docente all'Accademia di Belle Arti FABA di Cosenza
e-mail:
carmelita.arte@libero.it



E' vietata la riproduzione anche parziale dell'articolo e delle immagini © Copyright