Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno V - n.21 - Settembre-ottobre 2009
GALLERIE IN RETE 
PROPOSTE DI ARTE CONTEMPORANEA

A Venezia, “il corpo umano” per Jan Fabre
di Carmelita Brunetti




Jan Fabre: Il cervello



Nella meravigliosa laguna veneziana, fra i tanti appuntamenti collaterali dedicati all'arte contemporanea nell'ambito della 53° Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale, si contraddistingue per originalità e creatività scenografica la nuova serie di opere di Jan Fabre (Anversa, 1958) “From the Cellar to the Attic – From the Feet to the Brain”, realizzata per il Kunsthaus Bregenz nel 2008 e oggi presentate all'Arsenale novissimo nello Spazio Thetis, fino al 20 settembre 2009. Il progetto è nato grazie alla cooperazione tra la Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, lo Studio Fabre e il Kunsthaus Bregenz. Frabre è un noto artista, coreografo, regista teatrale e scenografo, che per questa occasione presenta cinque tableaux sculturali di natura autobiografica, dove attraverso le immagini simboliche egli fa una profonda analisi di sé e
dell'io collettivo. La possibilità di esprimersi attraverso immagini simboliche arcaiche, intense e lontane dalla coscienza, diviene un’attività essenziale tanto per l’artista quanto per l’uomo comune, che attraverso i simboli può entrare in rapporto con il proprio inconscio. Fabre cerca di condurre l’individuo in un viaggio verso i sotterranei dell’anima. In queste installazioni drammatiche, ironiche e dissacranti, dove l’orrore si trasforma in fantastico, la bellezza in bruttezza in un’operazione quasi mefistofelica, l’artista ci porta a vedere nell’elemento distruttivo il fattore unificante del suo pensiero creativo. Oggetto delle sue installazioni sono parti fondamentali del corpo umano, come “i piedi”o “il sesso”; nell’ installazione intitolata Fontana del mondo (del 2008) egli asserisce “… Le mie opere hanno il proposito di eccitare il visitatore…possono far sentire la sua solitudine, ma anche commuoverlo…”. In quest’ultima opera un cumulo di lapidi, incise con nomi d’insetti, simboleggiano artisti e letterati, al centro è posizionato il corpo-fantoccio dell’artista con un’erezione permanente e che, di tanto in tanto, eiacula per dimostrare come il seme dell’uomo è vita e vince la morte non solo corporea ma anche dell’anima. Gli altri elementi del corpo presi e contestualizzati da Fabre sono “la pancia”, “il cuore” e “il cervello”, dove a differenza del “sesso” che rappresenta l’eros, la vita è in contrapposizione alla morte, ed è energia e creatività. Le installazioni di Fabre sono vere e proprie scenografie teatrali con personaggi ed altri elementi, basti considerare la scenografia del cervello, dove un gigante che impersona l’artista, scava nel cervello di una testa umana realizzata in formaldeide, posta in un grande ambiente, circondata da una scala di legno come quelle fiamminghe (egli ama molto l’arte fiamminga, quindi nelle sue creazioni si trovano spesso dei richiami), per trasformare in esperienza visiva le emozioni e le paure degli individui. Il corpo per Fabre è sottomissione al pericolo e alla morte e nel suo teatro esso è avvicinato al corpo fatto di muscoli, di sforzo e concentrazione. Fra sogno e realtà i suoi personaggi si muovono come insetti che si agitano in una metamorfosi della vita che tende verso una fonte di luce. Mentre penso alle sue opere e a come l’artista abbia trattato le parti del corpo umano, mi piace ricordare quanto in Caducità, ( in Id., Opere, vol. VIII, p. 174) Freud afferma circa il rapporto tra la bellezza e il sentimento della caducità di tutte le cose: “…Nel corso della nostra esistenza, vediamo svanire per sempre la bellezza del corpo e del volto umano, ma questa breve durata aggiunge a tali attrattive un nuovo incanto. Se un fiore fiorisce una sola notte, non perciò la sua fioritura ci appare meno splendida. E così pure non riuscivo a vedere come la bellezza e la perfezione dell’opera d’arte o della creazione intellettuale dovessero essere svilite dalla loro limitatezza temporale.” Ecco allora diventare Fabre freudiano quando decide di presentare l’installazione il cuore, intitolata "Il cuore della generosità per uomini e donne del futuro", dove si evince che la bellezza e l’arte possono guarire le ferite dei nostri cuori, causate dalle guerre che si agitano nelle nostre teste.
Visitare la mostra di questo grande artista belga, è un’ occasione in più per cogliere il gusto del sublime nell’arte contemporanea e il senso della bellezza estetica espressa in forme inusuali.
 




Il cervello






Il sesso








La pancia




Carmelita Brunetti, laureata in Storia dell'Arte moderna, specializzata in Psicologia dell'arte, docente all'Accademia di Belle Arti FABA di Cosenza
e-mail:
carmelita.arte@libero.it



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