Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VII - n.28 - Marzo-maggio 2011
GALLERIE IN RETE 
PROPOSTE DI ARTE CONTEMPORANEA

Le sculture di Franco Paletta: "La sostanza del vuoto"
di Carmelita Brunetti


Vedere il mondo in un granello di sabbia
e il paradiso in un fiore selvatico,
tenere l’infinito nel palmo della mano,
e l’eternità in un’ora.

William Blake

Mostra di scultura: Franco Paletta. La sostanza del vuoto, Galleria Le "Opere", via di Monte Giordano 27, Roma. Dal 2 al 16 aprile 2011.

La lettura delle opere scultoree di Franco Paletta si presenta come un esercizio semplice e diretto, tanto queste dichiarano con leggerezza strutturale la loro presenza plastica nell'occupazione dello spazio circostante. Siano esse opere di grande dimensione o di piccolo formato sono tutte tese a dare presenza all'assenza mentre inseguono le tracce di un misterioso conflitto tra spirito e materia. Le sue sculture sono fortemente dichiarative della loro presenza, compiute con chiarezza nelle loro intenzioni. Tuttavia, un'analisi immediatamente successiva, relativa alla loro ragione d'esistenza per l'artista, apre scenari incrociati più complessi che vanno esaminati per gradi successivi. Come prima cosa credo sia corretto affermare che le opere di Paletta obbediscono alla fantasia creativa dell'artista, nel senso che il loro autore si concede una libertà assoluta, infatti, non guarda alle convenzioni critiche o di mercato. Franco Paletta è un artista artefice assoluto del suo mondo, regista unico e interprete della sua recita. Egli volge lo sguardo ai grandi maestri Lucio Fontana, Piero Manzoni, Enrico Castellani e Yves Kline, i quali hanno saputo idealmente sconfinare nell'immateriale, per sviluppare un'interpretazione personale del vuoto in un'analisi psicologica dell'Io incorporeo della materia e dell'architettura del vuoto nel rapporto opera-ambiente. Le sue creazioni fissano i termini dell'immateriale nella proiezione di linee geometriche che s'incontrano e creano nodi o cerchi che penetrano lo spazio senza invaderlo offrendo punti di riferimento per poter giungere ad intravedere il vuoto, attraverso angolazioni diverse.
Il fluire della linea, ritmata da libere variazioni e giustificata da una perfetta stabilità, assume un particolare peso meditativo, lo spazio flessibile aperto all'eternità, in un continuo scambio tra metallo e vuoto. La sua opera sfida la vertigine dell'immateriale e lascia pensare a una nuova dimensione mentale attraverso la penetrazione della luce nelle linee del metallo (alluminio, ottone, acciaio) che s'incontrano in un gioco astratto e creano forme di riflusso cubista, irregolari e intriganti: un modo per sfidare la barriera dell'invisibile.
La verità morale del nostro artista è la verità percettiva dell'osservatore che inizia il suo viaggio nello zen come consapevolezza e conoscenza delle cose. Intitolando la mostra “La sostanza del Vuoto” si avvia l'osservatore verso una concezione taoista della pace dell'anima che conduce al vuoto come totalità fra spirito e materia (1).
Le opere in mostra a Roma, realizzate fra il 2010 e il 2011, si liberano da qualsiasi vincolo legato alla forma o allo spazio dell'opera per sfaccettare ulteriormente il concetto di vuoto. Anche le opere di piccole dimensioni, eseguite già verso la fine degli anni '80, si aprono alla profondità del cosmo superando i limiti convenzionali della scultura con corpi sferoidali che rimandano ad una dimensione metafisica: assistiamo al progressivo dissolversi del concetto di fisicità, in vista di una vertiginosa idea di universo. Il bisogno di assoluto e la tensione finalizzata a dare concretezza all'infinito porta l'Artista a realizzare lavori sempre più mentali e soprattutto spirituali. Paletta, da artista work and progress, punta direttamente all'essenza della realtà, che è all'origine stessa della forma, per far rigermogliare le cose in continuo mutamento.
La sua ricerca artistica sulla concezione del vuoto lo porta a non confondere il vuoto con l'inesistenza. Così nelle sue creazioni interpretiamo il messaggio di “assenza” nello spazio autonomo che occupano, in una cavità ricolma di nulla, ma pronta e disponibile ad accogliere come ad elargire, a ricevere quanto a donare energia. Sarebbe meglio spiegare queste forme plastiche come distanza dal consueto frastuono che permette di percepire l'armonia dell'inaudibile. Basta predisporsi, essere più attenti per interpretare la sostanza del vuoto e come dice Paletta pazientare, ascoltare per sentire il suono del vuoto.
Vuoto, quindi, non come semplice negazione del pieno, ma come entità di per sè esistente. Del vuoto, infatti, è possibile avere un'esperienza positiva, infatti le forme che Paletta realizza rimandano alla cultura orientale e presentano il vuoto tra le cose per riscoprire la bellezza dell'anima in continuo mutamento.
Le sue opere non sono fragili astrazioni geometriche inamovibili seppur monumentali e con la valenza urbanistica di sculture pubbliche site specific, pervase da una forte carica di vitalità che contagia l'ambiente circostante, costruite in lamiera di acciaio con coloriture di grande vivacità cromatica (blu, rosso, verde, arancio, nero, oro) e di particolare impatto visivo.
 


Franco Paletta: Corpo vuoto 7, 2005,
ottone colorato, h.65x30x20



Corpo vuoto 6, 2005, acciaio colorat,
h.114x87x45 cm.



Corpo vuoto 5, 2001, alluminio,
h.34x16x11 cm.

E' una sorta di disegno tridimensionale, dove la terza dimensione è il movimento, il tempo, il caso, che mutano nello spazio: sculture senza volume animate dal soffio dell'aria e dalla legge di gravità.
La casualità del movimento e quindi del risultato estetico che garantisce sia la mobilità che l'equilibrio, collega le forme con sostegni metallici che sono anche vettori di energia, in grado di determinare, con le loro curvature ed i loro agganci, le traiettorie delle rotazioni, denunciando nel tempo una progressiva ricerca di complessità ad esprimere un concetto di accrescimento organicamente inteso.
Con i suoi “Corpi Vuoti” Paletta lascia all'osservatore un margine di curiosità, di incertezza e di immaginazione nel quale va ricercata l'origine del fascino delle sue realizzazioni.

1)Giangiorgio Pasqualotto, Estetica del vuoto. Arte e meditazione nelle culture d'Oriente, Marsilio Editori, Venezia 2010, p.31.




Corpo vuoto fiamma, 2011, ottone colorato,
h.89x31x13 cm.




Corpo vuoto, Nodo infinito, 2010 alluminio colorato, h.62x23x23 cm.




Corpo vuoto 2,1986, alluminio colorato,
h.38x15x0,8 cm.





Carmelita Brunetti, specializzata in Psicologia dell'arte, giornalista, già docente all'Accademia di Belle Arti FABA di Cosenza
e-mail:
carmelita.arte@libero.it




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