Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VII - n.29 - Giugno-settembre 2011
GALLERIE IN RETE 
PROPOSTE DI ARTE CONTEMPORANEA

La luce del Mediterraneo
di Carmelita Brunetti



Shlomith Haber-Schaim è un'artista nata a Tel Aviv e cresciuta a Gerusalemme; le sue opere, come “occhi della Palestina”, rispecchiano l'anima di una cultura che conquista e che i conflitti non hanno potuto soffocare. Ha studiato alla Bezalel School of Art a Jerusalem con Ardon e alla School of the Art Institute di Chicago con Vighard, maestri entrambi formatisi al Bauhaus.
Per la prima volta in Italia, presso il Museo Ebraico di Bologna, fino al 17 luglio c.a., saranno esposte le sue opere: stampe, disegni e incisioni, realizzati tra il 1970 e il 2011. Questi lavori lasciano intrigato l'osservatore, soprattutto per l'effetto coloristico che la pittrice ottiene mescolando diverse tonalità di rossi, verdi, ocra, bianco e nero. Il colore, dice Schaim, “può espandersi e contrarsi; può respirare ed esprimere emozioni, può cantare”. La spiritualità e la musicalità che percepiamo nei suoi lavori ci rimandano all'esperienza artistica dei maestri del Novecento, come Vasilij Kandinskij o Paul Klee.
La personale intitolata Sclomith Haber Schaim Prints and Drawing-1970/2011, comprenderà anche una serie inedita di disegni realizzati nel 1984 per le antiche mura di Gerusalemme, che sono stati eseguiti quando l'artista è stata ospitata presso la Mishkenot Sha'ananim della Città Santa. Nelle opere: Jerusalem Old Wall 1, Jerusalem Old Wall 2, Jerusalem Old Wall 13, colpiscono gli effetti di luce visibili sulle mura di Gerusalemme al mattino presto e nel tardo pomeriggio. Di fronte a queste immagini, piene di poesia e di immediatezza naive, percepiamo il forte senso di radicamento espresso da Schaim nei confronti della terra dove è cresciuta. L'opera intitolata Portrait, invece, in primo piano presenta un volto dagli occhi malinconici, forse un po' nostalgici, o solo desiderosi di raccontare la propria storia attraverso lo sguardo, immagine che diventa un'icona, un segno intimo da cui trapelano la vita e le esperienze della pittrice.
 


Sclomith Haber Schaim: Jerusalem Old Wall 1, 1984



S. H. Schaim: Jerusalem Old Wall 2.
La sua cultura artistica, divisa fra Israele e Stati Uniti, ha risentito, come già accennato, dell'insegnamento dei maestri alla scuola del Bauhaus, ma al tempo stesso il cosmopolitismo della sua visione artistica l'ha resa libera nella scelta espressiva, fino a donarle la possibilità di affermarsi fra le più emergenti pittrici nel panorama internazionale.
La personale bolognese regala al visitatore un viaggio spirituale dell'anima complessa della cultura mediterranea: la ricerca estetica di Schaim, in alcuni casi, si può avvicinare alla linea dolce dell'acquerellista israeliana Sophie Halaby (1912-1998) per la leggerezza del tratto e per l'afflato poetico dei soggetti.

 




Jerusalem Old Wall 13




Portrait





Carmelita Brunetti, specializzata in Psicologia dell'arte, giornalista, già docente all'Accademia di Belle Arti FABA di Cosenza
e-mail:
carmelita.arte@libero.it




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