Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XVII - n.70 - Gennaio-marzo 2022
GALLERIE IN RETE 

Le contaminazioni visionarie dei ritratti di MARINA TURCO
di Bruna Condoleo






Marina Turco, "The ghost”,  ritratto di William Shakespeare, terracotta dipinta con pittura acrilica. 2020

La passione artistica di Marina Turco è il ritratto, attraverso il quale la scultrice vuole scrutare nell’animo di letterati e personaggi di cultura del passato e del presente per rivelarne gli aspetti più significanti e le vulnerabilità, facendo ricorso a una visionarietà che travalica i confini di un mero espressionismo figurativo. Il suo interesse estetico, infatti, è finalizzato a oltrepassare la banale contingenza a favore di una surrealtà che utilizza una fantasia allusiva per tramutare spesso i personaggi reali in esseri mitologici, capaci di esprimere attraverso inedite contaminazioni culturali una doppiezza interpretativa. La Scultrice riproduce i diversi volti mostrandone luci e ombre, il fulgore e le passioni, ripercorrendo percorsi reali e immaginari della vita e dell'attività delle personalità prescelte, capaci di esercitare il fascino della loro cultura fino alla contemporaneità. In “The ghost”,  ritratto di William Shakespeare, Marina Turco intende restituire la complessità del genio inglese, non avvalendosi soltanto di un’ipotetica verosimiglianza fisica (di lui, infatti, sono pochissimi quanto incerti i ritratti!), ma assecondando le molteplici valenze espressive che la figura del grande Drammaturgo e poeta suggerisce attraverso le celeberrime opere. La scelta di utilizzare un velo che ricopre parte del volto è un artificio barocco che la Scultrice sceglie per alludere a una prigione da cui liberarsi o in cui nascondere i propri conflitti esistenziali e la follia.
Il dubbio e il mistero, nucleo essenziale della tragedia “Amleto”, si materializzano in una luce che sfiora con diverse incidenze i tratti del viso, cela in parte lo sguardo malinconico, scruta nell’anima occultando e al contempo rivelando la tormentata fisionomia dell’Artista inglese. La terracotta si fa simile alla cera che con la sua liquida trasparenza consuma la forma e offre al ritratto, più simile a un’apparizione onirica, diverse vite secondo le ore del giorno, accentuandone il senso di fugacità e il divenire. Il volto di Shakespeare è pertanto la trasposizione plastica di un’emozione, resa con un linguaggio pittorico dai morbidi effetti luministici, teso ad esprimere la sensazione di dolente transitorietà dell’immagine del Poeta come della vita stessa.




Marina Turco, "Resisti Bérenger ", ritratto di Eugène Ionesco, terracotta dipinta con pittura acrilica. 2020



M. Turco, ritratto di Roberto De Simone, terracotta dipinta con pittura acrilica. 2020




Nella scultura dal titolo “Resisti Bérenger” il viso tragico di Eugène Ionesco, esponente autorevole del teatro del nonsense, pur nell’ apparente imperturbabilità riflette l’assurdità del mondo da lui descritto: la scultrice immagina l’Autore dopo un’inquietante metamorfosi, la stessa che subiscono i personaggi di una delle sue pièces teatrali più famose, ad esclusione del protagonista Bérenger, ovvero la nascita imprevedibile quanto inimmaginabile di corna di rinoceronte! La verosimiglianza con i tratti del volto di Ionesco è evidente, tuttavia l’elemento visionario, caratteristico del linguaggio della Scultrice e riscontrabile nella frenetica manipolazione della materia, fa sì che si percepisca il concetto d’incomunicabilità dei sentimenti da cui trae origine il teatro di Ionesco. L’accentuazione delle flaccide rugosità delle guance e la piega amara della bocca, che denunciano la vecchiezza e il disfacimento fisico, rimandano per via simbolica all’idea della morte e al conseguente timore di essa, tema centrale della produzione teatrale del Drammaturgo rumeno. Il senso di solitudine e di vuoto esistenziale s’intuisce nella resa plastica della rigidità fisica e psicologica del ritratto che traduce il distacco metafisico dell’Autore, innovatore del Teatro europeo contemporaneo e acuto indagatore della violenza tragicomica insita nella vita umana.






Marina Turco, da sinistra: ritratti di

Antonin Artaud - Eugene Ionesco - Samuel Becket, terracotte dipinte con pittura acrilica. 2020




Ho chiesto a Marina Turco lo spirito che ha guidato l’interessante percorso artistico e le motivazioni di questa sua produzione plastica. “Nella serie di ritratti in terracotta dedicata ai DRAMMATURGHI Antonin Artaud, Samuel Beckett, Pier Paolo Pasolini, Jean Genet, Roberto de Simone, William Shakespeare ed Eugene Ionesco- ha risposto la scultrice - ho inteso collegare le immagini e i racconti dell’antichità a un Olimpo rinnovato nei suoi riti e nei suoi linguaggi. Alcuni dei drammaturghi prescelti riplasmano, infatti, l’esperienza del rito, rendendolo elemento dialettico della condizione umana del tempo, altri rinsaldano il legame con il mondo antico costruendo su questa memoria arcaica le fondamenta di una nuova creatività o il motore drammaturgico di vari sviluppi narrativi”.
Tra i ritratti di drammaturghi e scrittori colpisce quello del francese Antonin Artaud, dalla bocca aperta in un urlo che esprime un forte disagio interiore, mentre l'immagine distaccata e lo sguardo pensoso di Samuel Beckett, drammaturgo e sceneggiatore irlandese premio Nobel per la Letteratura nel '69, traducono plasticamente lo stoicismo caratteristico del suo pensiero esistenziale.
Le opere della Scultrice romana, studiosa appassionata di teatro antico e moderno, possono a buon diritto definirsi “Le forme dell’anima”, come recita il titolo della sua recente mostra, esposta durante la scorsa estate al Museo Capodimonte di Napoli (Sala Causa) nell’ambito del Campaniateatrofestival diretto da Ruggero Cappuccio e successivamente ospitata in Palazzo Coppola a Valle Cilento (SA).






M. Turco, "Dall'orlo estremo di qualche età sepolta", ritratto di Pier Paolo Pasolini, terracotta dipinta con pittura acrilica. 2020



La scultrice Marina Turco con una sua opera




Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte



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