Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XVII - n.72 - Luglio - settembre 2022
GALLERIE IN RETE 

Venezia. Antonio Ievolella "PARANZA"
a cura della redazione


L'installazione "Paranza" di Antonio Ievolella, curata da Virginia Baradel, è ospitata fino a novembre 2022 dallo Spazio Thetis, hub d'arte contemporanea situato nell'antico Arsenale di Venezia. L'opera evoca la struttura di una barca da pesca costiera, un frutto maturo della poetica dello scultore sannita che intende l'opera come relitto e memoir di lavori popolari antichi. "Paranza è un rottame di barca che era poca cosa in sé anche quando andava per mare, niente più di un mezzo usato infinite volte. Ma era pane e vita per le famiglie dei pescatori ed ecco che lo scultore ne fa materia d'arte, ne rigenerala forma. Evocando nella struttura, eleva quel rottame a monumento, carico di memorie, suggestioni e moniti. In Paranza, come in Pesca miracolosa, domina la tensione serrata di curve nello spazio, scheletri di imbarcazioni, materiali restituiti dall'usura -forgiati dall'usura-dovuta al tempo trascorso in mare; reliquia propiziatoria alle divinità marine ma anche tribuna votiva al travaglio dell'uomo, alla strenua destrezza di un mestiere antico fatto di sacrificio e di lotta, filtrato nel ricordo, nella pietas e nella nostalgia." (V.Baradel)
L'installazione Spazio Thetis da sempre si contraddistingue per la sua apertura alla sperimentazione nel campo dell'arte contemporanea e attraverso il suo legame con la laguna di Venezia è particolarmente attento al filo conduttore della sensibilità ambientale che riguarda anche la condizione umana. In questa logica ben s'inserisce il lavoro di Antonio Ievolella. "Paranza" è una barca da pesca costiera, con lo scafo largo, la prua tozza e la poppa ampia; ha un albero a vela latina e un bompresso con un fiocco - sottolinea ancora Virginia Baradel. "Il movente espressivo deriva da una dimensione antropologica dissotterrata e magnificata nella mutazione formale, nella dilatazione spaziale e comunicativa di un oggetto che appartiene ad archeologie popolari e a umori mediterranei."




Antonio Ievolella, Paranza, installazione ospitata allo Spazio Thetis nell'antico Arsenale a Venezia



Come spesso succede nelle opere di Ievolella realizzate in ferro e rame, la disarticolazione delle parti avviene in modo dilatato nello spazio e acquista un carattere geometrico. In "Paranza" il mulinello acquista un'indipendenza formale a latere, fa da contrappunto alla barca: inserito in una struttura circolare, in buona parte occlusa da lastre di ferro, perviene a una complessità plastica, cromatica e geometrica che bilancia la barca con la sua compattezza e stabilità. "Paranza possiede una forte indole geometrica nello scheletro della barca, nella sede del mulinello e nell'impennata verticale dei due "alberi", assi geometrici che si fanno simbolicamente fieri vessilli. E' la geometria, infatti, a propiziare l'equilibrio tra le due forme plastiche affiancate, è un gioco di linee a scandire gli andamenti costruttivi dei tubolari di ferro. Tuttavia, la rigidità astratta della geometria, già sventata dalla percezione arrugginita del ferro, incontra i materiali poveri del relitto, il legno corroso, il rame ossidato, creando una fusione di quei semi poetici che sono ricorrenti nella scultura di Ievolella, dove il tempo remoto e il tempo presente hanno motivo di riconoscersi e di stipulare nuove alleanze poetiche." (V. Baradel).
Antonio Ievolella è nato a Benevento nel 1952; dopo gli studi al liceo artistico della sua città frequenta l'Accademia di Belle Arti a Napoli, dove segue da vicino gli appuntamenti della Galleria di Lucio Amelio e ha modo di conoscere i protagonisti delle principali tendenze artistiche internazionali. Nel 1976 si reca a Milano per insegnare al liceo artistico iniziando un periodo ricco di esperienze e di grandi amicizie, prima fra tutte quella col conterraneo Mimmo Paladino. In seguito si trasferisce al liceo artistico di Padova, città nella quale stabilisce residenza e studio. In quello stesso anno Giovanni Carandente invita Ievolella alla XLIII Biennale di Venezia e inizia per l'artista un'attività riconosciuta dalla critica e dal pubblico. Gli anni Novanta sono un periodo d'intensa attività che continua negli anni 2000 fino ad oggi con mostre di successo in diverse città italiane.(CS)


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